stop vendita auto termiche

Stop vendita auto termiche: benzina, Diesel e Gpl dal 2035

Lo scorso 11 maggio la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato favorevolmente la proposta della Commissione UE per determinare lo stop alla vendita di auto termiche. Dunque, dal 2035 si ferma la vendita di benzina, diesel e Gpl.

Una votazione che ha espresso un parere non uniforme, con 46 favorevoli e 40 contrari oltre a 2 astenuti.

[Approfondisci su Fit for 55, il piano che ferma i motori termici dal 2035]

Stop vendita auto termiche: prima “no” poi “sì”

Si tratta di un voto in netta opposizione rispetto a quanto definito a fine aprile da un’altra Commissione, quella dei Trasporti del Parlamento europeo.

Quest’ultima aveva rigettato con 27 voti favorevoli, 14 contrati e 7 astenuti la proposta della Commissione UE per cercare di non avere una data così prossima e imposizioni tanto rigide e stringenti da rispettare.

A favore di questa possibilità, era stata sottolineata come per il futuro dell’automotive vi fosse ancora bisogno di un giusto mix tra motori a combustione, alimentati anche da bio-carburante, e propulsori ibridi o 100% elettrici. Questo anche per evitare i “noti problemi” che affliggono il mondo della mobilità elettrificata dipendente dalla spina e la ancora poco sviluppata infrastruttura necessaria.

Cosa potrebbe succedere al mondo delle flotte

Il mondo delle flotte è completamente investito dalla nuova regolamentazione dell’Europarlamento, che impone una un’ulteriore riduzione delle emissioni medie delle flotte delle case automobilistiche:

  • riduzione del 20% entro il 2025
  • del 55% entro il 2030
  • infine, del 100% entro il 2035
Parlamento Europeo

Stop alla vendita auto termiche: cosa succede ora

Il prossimo step del testo appena licenziato dalla Commissione Ambiente sarà quello di passare al vaglio della plenaria del Parlamento Europeo, il mese prossimo tra il 7 e 8 giugno.

La decisione passerà poi ai singoli Stati, infine al Consiglio europeo.

Il futuro verso la mobilità elettrica vede la Commissione Ambiente chiedere una relazione della Commissione europea sull’argomento per monitorare tutti i miglioramenti che ci saranno tra il 2022 e 2025. Sui consumatori, sui dipendenti delle aziende automotive e sull’utilizzo delle energie rinnovabili e fonti di energia pulita.

Sotto la lente anche il mercato dell’usato e la sua composizione che dovrebbe diventare sempre più green anche grazie agli ulteriori finanziamenti chiesti dalla Commissione europea per accelerare l’elettrificazione di massa.

Con l’introduzione nel 2023 di un nuovo metodo per calcolare l’emissioni di una vettura, considerando tutto il suo ciclo di vita.

Motus-E: bene la transizione con il giusto sostegno europeo

«Fare squadra con l’Europa per definire politiche di supporto e competenze», è quanto traspare da Motus-E, l’associazione che rappresenta gli stakeholder della mobilità elettrica.

Francesco Naso, segretario generale di Motus-E

«Il voto della Commissione Ambiente del Parlamento europeo sullo stop alle immatricolazioni delle auto a benzina e diesel al 2035 rappresenta un primo passo dell’Europa verso la transizione all’elettrico della mobilità. Soprattutto è un chiaro segnale per cittadini e imprese». Così commenta l’approvazione della Commissione Ambiente del Parlamento europeo delle norme presentate dalla Commissione per rivedere gli standard di prestazione in materia di emissioni di CO2 per i nuovi veicoli.

«L’obiettivo del 100% potrebbe anche essere raggiunto prima – continua Naso – la strada è ormai intrapresa. È giusto, come abbiamo più volte sottolineato, che la transizione sia realmente supportata da politiche strutturali per lavoratori ed imprese di settore. Perciò Motus-E accoglie con favore la creazione del “Just Transition Fund” dedicato all’automotive.

Il fondo, a cui verrà destinato anche il ricavato delle sanzioni comminate alle Case auto che non rispettano i target, ha l’obiettivo di accompagnare le imprese nella transizione. Nonché di supportare il raggiungimento delle competenze necessarie dei lavoratori. Il nostro Paese e l’Europa devono lavorare insieme affinché questi aiuti vengano sfruttati nel modo più efficace».

Conclude: «L’obiettivo che dovrebbe essere comune tra istituzioni nazionali ed europee, imprese e parti sociali, è che il Just Transition Fund accolga e potenzi i fondi messi a disposizione nel nostro Paese».