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Tassa di soggiorno in Italia nel 2026: cos’è, a cosa serve, chi la paga e ultime novità

Cos'è la tassa di soggiorno in Italia, a quanto ammonta e devono pagarla tutti? E in quali modalità? Scopri tutto nella nostra guida.

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Dici tassa di soggiorno e tutti pensano a quella imposta che bisogna pagare ogni volta che si va in una città turistica e il cui importo non è mai uguale.
Un’imposta che è stata introdotta con il DL n.23 del 14 marzo 2011 e che, come ricorda l’articolo 4,  ormai tutti ci siamo abituati a versare per i viaggi in: “capoluoghi di provincia, unioni dei comuni nonché comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte che possono istituire con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno”.

Ma in cosa consiste? Come si paga e per quanti giorni? C’è qualcuno che è esente?  Cerchiamo di scoprire tutto in questa nostra guida alla tassa di soggiorno in Italia

Cos’è la tassa di soggiorno

Innanzitutto la tassa di soggiorno è un’imposta a carattere locale che la persona che pernotta in una località versa all’albergatore, proprietario di B&B, di agriturismo e altre strutture ricettive, all’arrivo o alla partenza del proprio soggiorno.
Come in molti sapranno, è una tassa che non ha un importo fisso, ma può variare a seconda di diversi fattori come:

  • il comune in cui si alloggia (la tassa di soggiorno a Roma, per esempio, è più alta rispetto ad altre città);
  • periodo: se alta o bassa stagione;
  • misura dell’imposta: fissa o in percentuale;
  • tipo di struttura;
  • numero di notti.

Perché si paga la tassa di soggiorno?

La tassa di soggiorno è stata istituita con lo scopo di aiutare il settore turistico in Italia attraverso delle somme che portino denaro nelle casse dei vari comuni, senza incidere sui residenti, ma tassando direttamente i turisti. Nel caso di Roma, la tassa di soggiorno viene utilizzata per la manutenzione dei siti storici, nel caso di Venezia, dove c’è anche un ticket di ingresso, è destinata alla conservazione della città. 

Novità sulla tassa di soggiorno nel 2026

Anche nel 2026 i Comuni italiani potranno aumentare la tassa di soggiorno applicata a hotel, B&B, appartamenti turistici e altre strutture ricettive. È una possibilità già prevista negli anni scorsi e che viene ora confermata dal Governo.

L’obiettivo è duplice:

  • da un lato, rafforzare l’autonomia dei Comuni nella gestione del turismo;
  • dall’altro, raccogliere risorse per finanziare servizi pubblici, manutenzione urbana e iniziative legate all’accoglienza turistica.

Nel 2025 il gettito ha raggiunto livelli record, con un aumento di oltre il 15% rispetto all’anno precedente. Proprio questi numeri hanno spinto il legislatore a confermare e ampliare le misure anche per il 2026.

Le principali novità della tassa di soggiorno nel 2026

Le regole per il 2026 derivano dalla proroga delle norme introdotte con la Manovra 2024 e confermate dal cosiddetto Decreto “Anticipi”.

I Comuni potranno aumentare le tariffe fino ai tetti massimi già previsti; i limiti restano:

  • fino a 7 euro a notte per la maggior parte dei Comuni,
  • fino a 12 euro a notte per le città d’arte e i capoluoghi più turistici.

Non tutti i Comuni sono obbligati ad aumentare la tassa: la decisione resta facoltativa e viene presa a livello locale.

Aumenti speciali per grandi eventi: Olimpiadi Milano-Cortina 2026

In vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, alcuni Comuni di Lombardia e Veneto potranno applicare un supplemento straordinario fino a 5 euro a notte, valido solo:

  • durante il periodo dell’evento;
  • per le strutture situate entro 30 km dai luoghi delle competizioni.

Si tratta di una misura simile a quelle già adottate nel 2025, ad esempio per il Giubileo di Roma.

Come verranno usati i soldi della tassa di soggiorno

Una delle novità più rilevanti riguarda la ripartizione del gettito aggiuntivo, cioè quello generato dagli aumenti.

  • 70% resta ai Comuni
    → per turismo, servizi pubblici, manutenzione urbana, cultura, ambiente e gestione dei rifiuti.
  • 30% va allo Stato
    → destinato a due fondi nazionali:
  • inclusione delle persone con disabilità;
  • assistenza ai minori accolti in case famiglia.

Attenzione: questa divisione vale solo per gli aumenti, non per la tassa già esistente. Se un Comune non aumenta le tariffe, tutto il gettito resta locale.

Le tariffe previste nelle principali città

Nel 2026 le tariffe varieranno molto da città a città. Ecco alcuni esempi indicativi.

Roma

Hotel 1 stella: 4 €

Hotel 3 stelle: 6 €

Hotel 4 stelle: 7,50 €

Hotel di lusso: fino a 10 €

Milano

Hotel 4–5 stelle: circa 7 €

B&B e appartamenti: circa 6,30 €

Campeggi e ostelli: circa 3,50 €

Possibile aumento fino a 10 € durante le Olimpiadi

Venezia

B&B e affittacamere: da 2 a 4,50 €

Appartamenti: da 3 a 5 €

Hotel di lusso: fino a 7,50 €

Contributo di accesso giornaliero: +5 €

Firenze

Hotel 1 stella: 3,50 €

Hotel 5 stelle: 8 €

B&B: circa 4 €

Altre città turistiche (Napoli, Bologna, Riviera ligure)

Tariffe in aggiornamento, spesso pari o superiori a 5 € a notte.

Sempre più Comuni applicano la tassa

Nel 2026 oltre 1.200 Comuni italiani applicheranno la tassa di soggiorno, inclusi molti centri che finora erano esenti o avevano tariffe molto basse.

Secondo le stime di settore, il gettito complessivo potrebbe arrivare a 1,3 miliardi di euro, grazie a:

  • aumenti delle tariffe;
  • periodi di applicazione più lunghi;
  • un numero crescente di Comuni coinvolti.

Chi deve pagare la tassa di soggiorno in Italia?

Secondo quanto previsto dal DL del 2011, l’imposta di soggiorno è dovuta, in linea generale, da tutte le persone che soggiornano in luoghi in cui è, appunto, prevista. Indifferente se siano residenti in Italia o stranieri, se viaggino per turismo, lavoro o per motivi di salute, la tassa è richiesta quando si trascorrono una o più notti fuori.

Chi è esente?

Ci sono, poi, delle eccezioni. A non dover pagare la tassa di soggiorno in Italia sono:

  • persone con un’età inferiore ai 12 anni
  • chi appartiene alle forza di polizia
  • militari in servizio
  • persone con disabilità
  • ospiti istituzionali del comune
  • guide turistiche
  • autisti dei pullman
  • studenti provenienti da un’università italiana o straniera per un periodo superiore ai 30 giorni

A queste, si aggiungono ovviamente tutte le persone che, per lavoro, gravitano intorno alla struttura.
Ci sono poi le eccezioni che variano di comune in comune: in alcuni, per esempio, la tassa di soggiorno non è dovuta da giornalisti che stanno lavorando nel luogo, in altri, come a Milano, per i residenti che trascorrono una o più notti fuori.

Come si paga la tassa di soggiorno?

Si può versare questa imposta in contanti o pagare con bancomat/carta di credito, al momento dell’arrivo nella struttura e prima di lasciare. A seguito del pagamento, bisogna sempre avere una ricevuta, utile anche in caso di viaggi di lavoro per avere un rimborso quando, al momento della prenotazione, non si è riusciti a pagare tale imposta. 

Tassa di soggiorno: per quanti giorni si paga?

In generale chi pernotta in una struttura ricettiva è tenuto a pagare la tassa di soggiorno per massimo 10 giorni di seguito.

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