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Trasporto aereo al tracollo e il Governo non sblocca i fondi promessi

Trasporto aereo al tracollo: i vettori non sono in grado di tagliare i costi a sufficienza per risparmiare posti di lavoro, è l’allarme di Iata. I transiti sono tornati indietro di 25 anni, ai livelli registrati nel 1995, negli scali italiani. Nel periodo gennaio-settembre, i passeggeri sono stati 45,4 milioni per una flessione del 70% rispetto ai medesimi 9 mesi del 2019. I fondi di 130 milioni destinati alle compagnie aeree italiane private non sono ancora disponibili. Il bollettino sull’aviazione commerciale, motore dell’economia, è di guerra.

«Facciamo appello ai Ministri dei trasporti, delle infrastrutture e delle finanze e alle strutture amministrative e tecniche, affinché, tutti i passaggi burocratici necessari all’effettiva attuazione di una misura straordinaria e di emergenza ormai vecchia di cinque mesi, vengano svolte con la massima efficacia e rapidità», dice un comunicato congiunto di Air Dolomiti, Blue Panorama Airlines e Neos.

I sussidi erano stati approvati con il decreto n.34 del 19 maggio 2020 (art.198), poi convertito in legge il 17 luglio 2020.

Trasporto aereo al tracollo e il Governo italiano non sblocca i fondi approvati

Il richiamo per lo sblocco dei fondi finalizzati all’aiuto del settore del trasporto aereo si unisce all’appello corale dell’industria. Il temuto punto di non ritorno sul piano della sostenibilità economica è ormai raggiunto.

Ma cosa ferma gli aiuti economici alle tre compagnie aeree italiane?

Nell’ottobre 2020 il Governo ha inviato la notifica alla Commissione europea finalizzata all’approvazione, in quella sede, all’erogazione del contributo. L’Europa ha inviato le sue osservazioni ed è in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del nostro Esecutivo.

Approfondisci qui sulla tavola rotonda con le compagnie aeree minori italiane che abbiamo tenuto in giugno.

Iata: l’industria non sarà sostenibile nemmeno nel 2021

Iata parla di imminente catastrofe economica e lavorativa.

Il presidente Alexandre de Juniac snocciola i numeri. «A meno che i governi non agiscano rapidamente, circa 1,3 milioni di posti di lavoro nelle compagnie aeree sono a rischio. E ciò avrebbe un effetto domino che metterebbe a rischio 3,5 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nel settore, insieme a un totale di 46 milioni di persone nell’economia più ampia i cui posti di lavoro sono supportati dall’aviazione», argomenta.

Ai Governi è richiesto – ormai da mesi – di utilizzare i test rapidi in aeroporto sistematicamente per riaprire in sicurezza i confini senza quarantena.

Secondo le stime di Iata, anche se la riduzione dei costi verrà massimizzata, l’industria non sarà finanziariamente sostenibile nel 2021.

Un dato sulla domanda internazionale: è in calo del 90%. Le compagnie aeree hanno parcheggiato migliaia di aeromobili per lo più a lungo raggio. E hanno spostato le operazioni sui voli a corto raggio, dove possibile. Tuttavia, poiché la distanza media percorsa è diminuita drasticamente, sono necessari più aeromobili per alimentare la rete di collegamenti.

Aeroporti in Italia: serve un fondo da 800 milioni

Fabrizio Palenzona, presidente di Assaeroporti, sottolinea: «I dati che registriamo sono drammatici. E’ necessario che il Governo sostenga attraverso l’istituzione di un apposito Fondo, con una dotazione di almeno 800 milioni di euro, a compensazione dei danni subiti dai gestori. Uno stanziamento analogo a quello già approvato dalla Commissione europea in favore degli aeroporti tedeschi che deve assolutamente rientrare nella Legge di Bilancio. Sono indispensabili anche specifiche misure in materia di ammortizzatori sociali che prevedano la proroga della Cigs senza soluzione di continuità per ulteriori 12 mesi».

Scarica qui l’infografica sull’impatto dell’emergenza Covid19 sul sistema aeroportuale italiano

Lo sconsiglio ai viaggi della Farnesina e la legge dei Dpcm

Nel frattempo, la Farnesina ha emesso uno “sconsiglio” ai viaggi all’estero considerato l’aggravarsi della situazione epidemiologica in Europa. L’avviso è contenuto nel focus sui cittadini italiani in rientro dall’estero e stranieri in Italia.

Ricordiamo che il Dpcm del 24 ottobre, valido fino al 24 novembre, disciplina già gli spostamenti da/per l’estero. Alla stregua di quelli precedenti e in linea con le ordinanze del Ministero della salute.

L’elenco dei Paesi verso i quali è possibile viaggiare (dunque rientrare da essi) è diviso in gruppi: A, B, C, D, E, F secondo le restrizioni applicate.

Ad esempio, per i Paesi europei dell’elenco B, di quelli Schengen, Andorra e Principato di Monaco sono consentiti viaggi senza necessità di motivazione e necessità di isolamento al rientro. Rimane l’obbligo di compilare un’autodichiarazione.

C’è una lunga lista di eccezioni sull’isolamento fiduciario, sulla sorveglianza sanitaria e sull’obbligo del tampone legati alle ragioni di viaggio. Il consiglio è di consultarla in questa pagina.

Per fare un esempio, chiunque (indipendentemente dalla nazionalità) faccia ingresso in Italia per un periodo non superiore alle 120 ore non deve osservare quarantena né fare un test Covid-19. Sempre se si sposta per comprovate esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza.

In genere, le motivazioni di lavoro giustificate consentono i viaggi. Così come sono consentiti i transiti in Italia per 36 ore con mezzo privato, per cittadini di qualsiasi nazionalità.

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