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Diritti dei passeggeri aerei: il Parlamento Europeo mantiene la soglia delle 3 ore per i rimborsi

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Il Parlamento europeo ha approvato la propria linea negoziale sulla riforma delle regole UE sui diritti dei passeggeri aerei (il quadro che oggi ruota attorno al Regolamento 261/2004), respingendo l’idea di rendere più difficile ottenere un risarcimento in caso di ritardo. Il punto politicamente più sensibile è proprio questo: la maggioranza degli eurodeputati ha sostenuto di mantenere l’attuale soglia delle “tre ore” di ritardo oltre la quale può scattare il diritto alla compensazione, invece di alzarla.

Il nodo: 3 ore contro 4–6 ore

Negli ultimi mesi, diversi governi nazionali in Consiglio avevano spinto per innalzare le soglie che fanno scattare i rimborsi/indennizzi, con l’obiettivo dichiarato di riequilibrare i costi per le compagnie. In passato, nell’arena europea si era parlato di soglie più alte (tipicamente 4 ore per corto raggio e 6 ore per lungo raggio, con alcune rimodulazioni degli importi), un’impostazione criticata da associazioni consumatori perché avrebbe escluso molti ritardi “intermedi” dalla compensazione.

Il Parlamento, invece, ha tracciato una “linea rossa”: non indebolire i diritti già consolidati e, anzi, chiarire e rafforzare alcuni aspetti pratici dove oggi i passeggeri incontrano più ostacoli (moduli, tempi, informazioni, assistenza).

Non solo rimborsi: tra i diritti dei passeggeri aerei anche più regole più chiare

Accanto alla difesa della soglia delle tre ore, la posizione dell’Eurocamera insiste su un pacchetto di miglioramenti “operativi”, pensati per ridurre le aree grigie che spesso finiscono in reclami o contenziosi:

  • Procedure di rimborso e compensazione più semplici e leggibili, con maggiore chiarezza su cosa spetta e quando.
  • Maggiori tutele per passeggeri vulnerabili, inclusi i casi legati a mobilità ridotta e accompagnatori.
  • Una spinta a regole più trasparenti su aspetti “da viaggio reale”, come assistenza e informazione durante le disruption.

Un tema che ricorre nel dibattito pubblico è anche quello del bagaglio a mano: la discussione politica mira a rendere più chiari i diritti minimi (e ridurre l’incertezza tra tariffazione e policy dei vettori), tema citato in diverse ricostruzioni della votazione.

Compagnie aeree e lobby: “costi e competitività”

Dal lato industria, l’argomento centrale resta l’impatto economico: le compagnie e le associazioni di settore sostengono che l’attuale schema generi costi elevati e contenziosi, chiedendo soglie più alte (in alcuni casi persino superiori a quelle discusse in Consiglio). In questo clima, la scelta del Parlamento di non alzare l’asticella viene letta come un segnale netto a favore dei consumatori.

Cosa succede adesso ai diritti dei passeggeri aerei

Il voto del Parlamento non cambia da solo le regole, ma definisce la posizione con cui l’Eurocamera entra nel negoziato con Consiglio e Commissione (i cosiddetti triloghi). In altre parole, la partita si sposta ora sul compromesso finale: da una parte gli Stati membri che chiedono più “elasticità” per i vettori, dall’altra il Parlamento che vuole blindare le tutele chiave (a partire dalla soglia delle tre ore) e rendere più efficace l’applicazione dei diritti.

Per i viaggiatori, il messaggio politico è chiaro: l’Eurocamera vuole evitare che una riforma attesa da anni si trasformi in un arretramento e punta invece a un aggiornamento più “consumer-friendly”, fatto di regole più semplici, assistenza più certa e diritti più esigibili.

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