Ridurre drasticamente l’impatto climatico dell’aviazione senza tagliare voli né attendere tecnologie futuristiche è possibile. A dirlo non sono slogan ambientalisti, ma un’analisi scientifica basata su milioni di dati reali di traffico aereo globale. La chiave non è volare meno, bensì volare meglio.
L’aviazione è spesso indicata come uno dei settori più difficili da decarbonizzare. Eppure, secondo uno studio che ha analizzato oltre 27 milioni di voli commerciali effettuati nel 2023, le emissioni globali potrebbero essere ridotte dal 50 al 75 per cento semplicemente migliorando l’efficienza operativa: scelta degli aeromobili, configurazione delle cabine e tasso di riempimento dei sedili.
Cosa provoca maggiori emissioni nell’aviazione
Nel 2023 un volo commerciale medio ha prodotto circa 84 grammi di CO₂ per passeggero-chilometro, ma i ricercatori hanno riscontrato differenze enormi tra le rotte. In alcuni casi, le emissioni sono arrivate a sfiorare 900 grammi per passeggero-chilometro, un divario che rivela quanto pesino decisioni operative poco efficienti.
Le cause principali sono note: l’impiego di aerei vecchi e più energivori su rotte ad alta domanda, cabine premium molto spaziose che aumentano le emissioni per passeggero e voli che decollano con un numero elevato di sedili vuoti.
Aerei giusti su rotte giuste
Una delle misure più immediate riguarda l’assegnazione degli aeromobili. Molte compagnie continuano a utilizzare modelli meno efficienti anche quando avrebbero a disposizione velivoli di nuova generazione. Destinare gli aerei più moderni e parsimoniosi alle rotte più trafficate permetterebbe di tagliare subito le emissioni di circa l’11 per cento, senza modificare orari, durata dei voli o domanda di viaggi.
Il peso della configurazione dei posti
Anche la disposizione dei sedili incide in modo significativo. Le cabine con una forte presenza di classi premium occupano più spazio per passeggero e aumentano l’impronta di carbonio per viaggio. Al contrario, gli aerei configurati prevalentemente in classe economy risultano sensibilmente più efficienti dal punto di vista climatico.
Un altro fattore cruciale è il fattore di carico. Molti aerei volano lontani dalla piena capacità. Portare il tasso medio di riempimento dei passeggeri verso il 95 per cento ridurrebbe drasticamente le emissioni per viaggiatore, senza aumentare il numero di voli.
Agire ora, senza aspettare il futuro
«Una politica focalizzata sull’efficienza potrebbe ridurre rapidamente le emissioni dell’aviazione di oltre la metà, senza diminuire il numero di voli o aspettare carburanti futuri», spiegano gli autori dello studio. Un messaggio particolarmente rilevante se si considera che soluzioni strutturali come i carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) o gli aerei elettrici sono ancora lontane da una diffusione su larga scala.
Una lezione per l’aviazione: l’efficienza operativa riduce le emissioni
La ricerca ribalta una narrazione diffusa: l’impatto climatico dell’aviazione non dipende solo da quanto si vola, ma da come ogni singolo volo viene operato. Decisioni industriali e gestionali più intelligenti, adottabili già oggi, potrebbero consentire al settore di ottenere risultati climatici significativi entro questo decennio, continuando al tempo stesso a garantire la mobilità aerea globale.
In un contesto in cui il traffico aereo è destinato a crescere, l’efficienza operativa emerge così come la leva più potente e immediata per ridurre le emissioni. Una soluzione meno visibile delle nuove tecnologie, ma molto più vicina di quanto si pensi.














