Il paradosso è tutto in una cifra: 162 euro al mese. È quanto può costare un abbonamento al trasporto pubblico a Londra, la capitale europea dove muoversi con bus, metropolitana e altri mezzi collettivi risulta più oneroso secondo una nuova analisi di Greenpeace. Il trasporto pubblico nasce per offrire un’alternativa all’auto, ridurre traffico ed emissioni e rendere le città più accessibili. Ma quando il prezzo diventa elevato, la stessa soluzione rischia di trasformarsi in una barriera.
Non significa che il costo dell’abbonamento sia necessariamente superiore a quello complessivo dell’auto. Il punto è un altro: quanto è davvero accessibile il trasporto pubblico per chi ha un reddito basso, per uno studente, per un lavoratore precario o per una famiglia? È questa la contraddizione che emerge dal confronto europeo.
Londra, Amsterdam e Parigi: la mobilità costa
Lo studio di Greenpeace ha preso in esame 30 Paesi europei, comprendendo i 27 Stati membri dell’Unione europea, Regno Unito, Svizzera e Norvegia, valutando disponibilità, prezzo e inclusività degli abbonamenti mensili e annuali.
Tra le capitali analizzate, Londra presenta il costo mensile più elevato, con 162 euro. Seguono Amsterdam, con 107 euro, e Parigi, con 77 euro.
Sono città caratterizzate da reti di trasporto estese e utilizzate ogni giorno da milioni di persone. E proprio qui emerge il cortocircuito: il mezzo pubblico è indispensabile per muoversi senza automobile, ma il prezzo può diventare una voce significativa del bilancio mensile.
La questione, quindi, non riguarda soltanto il prezzo nominale del biglietto. A fare la differenza è anche il rapporto tra costo dell’abbonamento e reddito disponibile, insieme alla possibilità di usufruire di agevolazioni e formule integrate.
Dal 2023 prezzi in aumento in 14 capitali
Il problema non è circoscritto alle città più costose. Secondo l’analisi, dal 2023 le tariffe degli abbonamenti a lungo termine sono aumentate in 14 capitali europee.
L’incremento più consistente è stato registrato a Nicosia, +67%, seguita da Amsterdam, +55%, e Madrid, +50%. Aumenti significativi anche a Bratislava (+32%), Berlino (+29%) e Vienna (+26%). Sono cresciuti inoltre i prezzi a Copenaghen, Bucarest, Vilnius, Bruxelles e Londra. (euronews)
Il risultato è un altro paradosso: mentre le città europee cercano di spostare una quota maggiore degli spostamenti dall’auto privata al trasporto collettivo, in diverse capitali il costo dell’utilizzo dei mezzi è aumentato.
La controtendenza: dove il trasporto pubblico costa meno
Non tutta l’Europa segue però la stessa direzione. Dal 2023 quattro capitali hanno ridotto il prezzo degli abbonamenti a lungo termine.
La diminuzione più significativa si registra a Dublino, -42,5%. Seguono Oslo (-11,5%), Berna (-6,6%) e Budapest (-5,8%). In altre 12 capitali i prezzi sono rimasti sostanzialmente invariati. (euronews)
La differenza mostra che non esiste un’unica strada per finanziare e rendere accessibile la mobilità urbana. Le politiche tariffarie possono infatti intervenire sul costo sostenuto direttamente dall’utente, sulle agevolazioni e sull’estensione territoriale degli abbonamenti.
Il modello opposto: quando il trasporto pubblico è gratuito
All’estremo opposto c’è Lussemburgo, dove il trasporto pubblico urbano è gratuito. Ma il Paese non è l’unico ad avere introdotto formule nazionali considerate accessibili.
Secondo Greenpeace, dal 2023 Spagna e Slovenia hanno introdotto forme di abbonamento nazionale. Complessivamente, tuttavia, soltanto otto dei 30 Paesi analizzati offrono trasporto pubblico gratuito oppure abbonamenti universali di lungo periodo a prezzi considerati accessibili. (euronews)
Il confronto diventa quindi anche una questione di modello: il trasporto pubblico può essere considerato soltanto un servizio da acquistare oppure uno strumento di politica sociale e ambientale, il cui costo deve essere sostenibile per una platea quanto più ampia possibile.
Il costo non è l’unico parametro
Prezzo e disponibilità, però, non sono gli unici elementi presi in considerazione dall’analisi. Greenpeace ha valutato anche la copertura degli abbonamenti, i mezzi inclusi, l’estensione territoriale e le agevolazioni per i gruppi vulnerabili.
Ed è proprio considerando insieme questi fattori che emerge un quadro diverso rispetto alla semplice classifica delle città più care.
Tallinn, Lussemburgo e La Valletta risultano prime a pari merito per disponibilità, accessibilità e inclusività degli abbonamenti di lungo periodo. Seguono Praga, Roma, Atene, Sofia e Vienna. Roma si colloca dunque al quinto posto nell’analisi complessiva, un risultato che non coincide con una graduatoria basata esclusivamente sul prezzo. (euronews)
Il nodo dell’IVA
A incidere sul costo finale dei trasporti pubblici c’è anche la fiscalità. Secondo Greenpeace, l’aliquota IVA media applicata ai biglietti del trasporto pubblico nell’Unione europea è dell’11% e dal 2023 sette Paesi hanno aumentato l’IVA sui biglietti. (euronews)
Un elemento che riporta la discussione alla domanda iniziale: se il trasporto pubblico deve diventare uno degli strumenti attraverso cui ridurre la dipendenza dall’auto privata, quanto può essere alto il suo costo prima di diventare un disincentivo?
Non esiste una soglia uguale per tutti. Per chi dispone di un reddito elevato, 100 euro al mese possono rappresentare una spesa gestibile; per chi ha un salario basso, più persone a carico o deve sostenere anche altri costi di mobilità, la stessa cifra può avere un peso completamente diverso.
È qui che il prezzo del biglietto smette di essere soltanto una questione di mobilità e diventa anche una questione di accesso alla città: raggiungere il lavoro, l’università, i servizi sanitari, gli aeroporti e i luoghi della socialità.
Il paradosso europeo è dunque questo: si chiede ai cittadini di lasciare l’auto e scegliere il trasporto pubblico, ma quella scelta deve essere economicamente possibile. Altrimenti il mezzo pubblico rischia di essere accessibile sulla carta e proibitivo nella pratica.













