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Aeroporti UE, più passeggeri ma meno profitti: a rischio 75 miliardi

Più passeggeri, ma meno redditività. È questo il paradosso che oggi attraversa il settore aeroportuale europeo, entrato in una nuova fase dopo la ripresa del traffico successiva alla pandemia. A delineare lo scenario è il report European Airports Add New Routes to Value Creation, realizzato da Boston Consulting Group (BCG) in collaborazione con ACI Europe, che analizza oltre 50 aeroporti del continente.
Prima del 2020, gli scali europei beneficiavano di una crescita sostenuta: il traffico aumentava in media del 5% annuo, spinto soprattutto dall’espansione delle compagnie low-cost. In quel contesto, i gestori riuscivano a mantenere margini EBITDA attorno al 45%, sostenendo al contempo importanti investimenti in infrastrutture e innovazione.
Oggi, però, il quadro è cambiato. «L’aumento dei volumi non si traduce più automaticamente in creazione di valore», spiega Gabriele Ferri, Managing Director e Partner di BCG. Secondo lo studio, fino a 75 miliardi di euro di EBITDA potrebbero essere messi a rischio nei prossimi vent’anni a causa di una combinazione di fattori strutturali.

Aeroporti UE: crescita lenta e ricavi in calo

Il traffico passeggeri continuerà ad aumentare, ma a ritmi più contenuti: tra il 2% e il 2,5% annuo fino al 2043. A incidere sono politiche ambientali più stringenti, costi crescenti per le compagnie aeree e una competizione sempre più intensa. Nel lungo periodo, il traffico cumulato potrebbe risultare inferiore fino al 10% rispetto alle previsioni storiche.
Allo stesso tempo, i ricavi per passeggero sono in diminuzione. I proventi aeronautici sono scesi da 18 euro nel 2015 a 14 euro nel 2023 e potrebbero arrivare a circa 11 euro entro il 2043. Anche le attività commerciali – retail e ristorazione – faticano a tenere il passo con le nuove abitudini dei viaggiatori.

Costi in aumento e investimenti più onerosi

Sul fronte dei costi, la pressione è altrettanto evidente. Spese operative in crescita – trainate da energia, materiali e soprattutto lavoro – stanno erodendo i margini. La carenza di personale qualificato potrebbe portare il costo del lavoro fino a 15 euro per passeggero entro il 2043.
A ciò si aggiunge il nodo infrastrutturale. Entro il 2030, il numero di passeggeri crescerà di circa 940 milioni rispetto al 2015, mentre la capacità aumenterà solo di 350 milioni, ampliando il gap tra domanda e offerta. Inoltre, sviluppare nuova capacità sarà sempre più costoso: il CapEx per passeggero incrementale è previsto salire da circa 160 euro nel 2025 a 220 euro entro il 2043.
Queste dinamiche stanno già influenzando l’attrattività del settore per gli investitori. Il rendimento totale per gli azionisti, che prima della pandemia si attestava intorno al 15%, ha subito una contrazione significativa, perdendo circa 13 punti percentuali.

Soluzioni: digitale e valore per passeggero

Di fronte a queste sfide, gli aeroporti stanno ridefinendo le proprie strategie. La priorità si sposta dalla crescita dei volumi alla massimizzazione del valore per passeggero.
La trasformazione digitale gioca un ruolo chiave: oltre il 90% dei grandi aeroporti ha già avviato iniziative basate su dati e intelligenza artificiale, con un potenziale incremento dell’EBITDA fino a 3 punti percentuali grazie a maggiore efficienza e migliore gestione della capacità.
Parallelamente, molti scali stanno rivedendo il proprio mix di traffico, riducendo la dipendenza dai vettori low-cost e puntando su segmenti più redditizi, come il lungo raggio e il turismo premium. Anche i ricavi non aeronautici sono al centro di un ripensamento, attraverso modelli omnicanale, spazi retail rinnovati e offerte personalizzate.

Aeroporti UE verso un approccio sistemico

Tuttavia, le singole iniziative non bastano. Secondo il report, sarà fondamentale rafforzare la collaborazione tra tutti gli attori dell’ecosistema – aeroporti, compagnie aeree, istituzioni e operatori commerciali – per sostenere una crescita equilibrata e duratura.
In un contesto in cui gli aeroporti restano infrastrutture strategiche per la competitività europea, la sfida non è più far crescere i numeri, ma creare valore in modo sostenibile. E, sempre più, questo valore passerà dalla capacità di comprendere e soddisfare le esigenze dei passeggeri.

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