La crisi del carburante aerei sta toccando le tasche (e i sebatoi) delle compagnie del vecchio continente. Vettori come Lufthansa, Air France, Ryanair e IAG (Iberia e British Airways) hanno infatti chiesto un intervento sul mercato del settore petrolifero.
L’obiettivo è garantire l’approvvigionamento di carburante e la tutela legale contro potenziali ritardi e cancellazioni. Già, perché la possibilità che le compagnie aeree europee si trovino ad affrontare problemi di approvvigionamento entro 3 settimane le ha spinte a mettersi al fianco degli aeroporti. L’obiettivo? Esortare Bruxelles ad adottare misure per mitigare l’impatto del primo duro colpo della crisi energetica, causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz in Iran.
La scarsità di carburante, infatti, potrebbe portare a modifiche di rotte e frequenze proprio alla vigilia della stagione estiva e durante il pieno del business travel.
Le citate compagnie, cui si aggiungono easyJet e Vueling (tutte membri dell’associazione Airlines for Europe), stanno sollecitando la Commissione europea a valutare 2 cose. La prima è la disponibilità di cherosene da parte dei fornitori di carburante per le prossime settimane. La seconda è intervenire sul mercato per garantirne la disponibilità e ad avviare acquisti su scala europea, seguendo il modello del sistema di acquisto congiunto di gas dell’UE dopo l’invasione russa dell’Ucraina e tenendo conto della domanda in tutta la UE.
Crisi carburante aerei, anche le associzioni scrivono a Bruxelles
Venerdì scorso si è mossa anche Aci Europe, l’associazione europea dei gestori aeroportuali che ha inviato una lettera al Commissario per l’energia, Dan Jørgensen, e al Commissario per i Trasporti Apostolos Tzitzikostas. Nella lettera si sottolinea l’impatto di uno shock nell’approvvigionamento di carburante per aerei sulle compagnie aeree dei 27 Stati membri.
«Comprendiamo che se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile nelle prossime 3 settimane, è probabile che si verifichi una carenza sistemica di carburante per aerei nell’UE». Questo il tono preoccupato della lettera. Aci Europe sottolinea anche che la connettività aerea genera 851 miliardi di euro di PIL per le economie europee e sostiene 14 milioni di posti di lavoro.
Ourania Georgoutsakou, direttore generale di Airlines for Europe, ha spiegato a El Mundo che le richieste «sono misure temporanee per aiutarci a superare la situazione attuale. Chiediamo anche una pianificazione a lungo termine per essere preparati al futuro».
Caro carburante, i vettori chiedono modifiche legislative
La crisi del carburante aerei sta portando a diverse situazioni negative. Pertanto, oltre agli interventi sul mercato per alleviare una potenziale carenza che potrebbe bloccare a terra gli aerei e compromettere la connettività, le compagnie chiedono altro. Soprattutto modifiche legislative che le proteggano da ulteriori ripercussioni economiche dovute alle cancellazioni.
Tra queste, l’attivazione immediata di modifiche al regolamento ReFuelEU, in vigore dal 1° gennaio 2025. Questo impone ai vettori di rifornirsi per almeno il 90% del loro fabbisogno annuo di carburante in aeroporti comunitari.
Questa norma, sancita dall’articolo 5, mira a impedire di trasportare carburante in eccesso per evitare costi più elevati del carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) in vigore in Europa.
Crisi carburante aerei, le richieste di risarcimento dei passeggeri
Le compagnie hanno pensato anche ai passeggeri che potrebbero subire disagi come ritardi, deviazioni o cancellazioni a causa della scarsità di carburante. Queste sollecitano infatti Bruxelles a considerare tali situazioni come “circostanze straordinarie” ai fini delle richieste di risarcimento.
Intanto in Spagna, Aena (società di gestione degli scali nazionali) ha messo le mani avanti. Ha infatti contattato i propri fornitori per ottenere informazioni sulla capacità di approvvigionamento. Nella Penisola Iberica, le compagnie fanno affidamento su un’infrastruttura di raffinazione più solida rispetto ad altri Paesi.
Lo scorso anno, il consumo nazionale di cherosene ha raggiunto i 7,7 milioni di tonnellate a livello comunitario. Di questi, quasi il 30% è coperto dalle importazioni.
Secondo fonti del settore, la Spagna potrebbe provvedere al proprio approvvigionamento, poiché le sue raffinerie hanno una capacità produttiva di quasi 9,9 milioni di tonnellate di cherosene all’anno.
Intanto, su entrambi i lati dell’Atlantico, la crisi dei carburanti aerei ha portato le compagnie a politiche diverse sui biglietti. Negli Usa, mediamente di una decina di dollari o sul passeggero o sul bagaglio trasportato.
Per ora una parte di Europa resiste, visto che i vettori sono “più coperti” dalle oscillazione del prezzo del cherosene. Ma fino a un certo punto e per lo meno nel corto raggio.
Oggi molte compagnie stanno acquistando “jet fuel” dagli Stati Uniti. Intanto a Bruxelles si sta lavorando per aumentare la produzione delle raffinerie di petrolio.













