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Giuseppe Roscioli/Federalberghi: l’ospitalità perde 120 milioni a Roma

Con l’ospitalità primo sistema produttivo a “saltare” in Italia a causa del Coronavirus, il vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, parla della crisi scatenata dall’epidemia. E ci consegna qualche speranza. In tempi di quarantena forzata, il manager romano è stato raggiunto da Missiononline.it per fare il punto della situazione e provare a ipotizzare la ri-partenza. Pur nella consapevolezza di dati allarmanti alla mano, come perdite economiche per 120 milioni di euro per l’hospitality nella capitale.

Presidente Roscioli, può tracciarci un quadro?

«Attualmente circa il 90% degli alberghi è chiuso. Quelli rimasti aperti – non più di 50 strutture sulle circa 1.200 presenti a Roma – sono per la maggior parte vuoti e privi di prenotazioni. Al 1° aprile si può quantificare un danno di circa 120 milioni di euro per il comparto romano, destinato ad aumentare ogni giorno che passa. I lavoratori in cassa integrazione sono centomila. Il comparto dell’ospitalità alberghiera è stato il primo a saltare già a fine febbraio, quando sono stati interrotti i voli tra Italia e Cina. Anche una volta usciti dall’emergenza, molti alberghi rischiano di non riaprire, specie quelli che erano già in difficoltà prima dell’epidemia. In questo momento, per la loro sopravvivenza, le aziende hanno bisogno di liquidità per far fronte alle tante, troppe spese fisse che un albergo sostiene anche quando è chiuso».

Scopri alcuni degli alberghi aperti durante il Coronavirus

Hotel dopo il Coronavirus, ri-partenza non prima del 2021

Quale dovrà essere la strategia post Coronavirus?

«Innanzitutto non credo che il settore alberghiero possa ripartire davvero prima di febbraio/marzo 2021. Il ritorno alla normalità, con negozi e ristoranti nuovamente in funzione, non coinvolgerà il turismo, che necessiterà di tempi molto più lunghi. Roma in particolare è legata ai flussi internazionali. E avrà bisogno che le compagnie aeree ripristino i voli e che tornino voglia e coraggio di viaggiare. Purtroppo prevedo che saremo gli ultimi a ripartire. Considerando che il Pil alberghiero a Roma oscilla tra il miliardo e il miliardo e mezzo l’anno possiamo ipotizzare che sarà questo il danno per l’intero periodo. Una catastrofe.

Per la ripresa sarà necessaria una grande campagna promozionale che abbia l’obiettivo di far arrivare più persone possibili.

Seguendo la tendenza a viaggi brevi e più frequenti che riguarda tutto il mondo, Roma dovrà puntare anche ai repeater. Sarà importante pensare a una formula per fidelizzare i clienti e far sapere loro che oltre alle attrazioni classiche la città offre altre bellezze della stessa importanza per cui vale la pena tornare».

Riprenderà prima il leisure o il turismo d’affari?

«Il turismo business riprenderà sicuramente prima del leisure. Il ritorno a regime di quest’ultimo sarà molto graduale e dipenderà da due variabili: il ripristino di un regolare servizio di voli da parte delle compagnie e la rinascita di un sentimento positivo verso i viaggi. All’inizio, per il leisure,  si tratterà di traffico interno, compatibilmente con la crisi economica e con il fatto che molti avranno già usufruito delle ferie.

Il traffico business potrà invece ripartire appena saranno riaperti gli uffici. Per quanto riguarda convegni e meeting prevedo tempi molto più lenti, specie se rimarranno in vigore limiti legati al rispetto delle distanze. E’ comunque difficile fare delle previsioni in questo momento».

Giuseppe Roscioli su hotel e abusivismo: il male cronico

A fine gennaio, in occasione di Albergatore dayevento di Federalberghi Roma dedicato agli addetti ai lavori del settore ospitalità -, Giuseppe Roscioli aveva puntato il dito contro la politica e la mala gestione del turismo. Mala gestione che rende difficili gli investimenti e frena il settore dell’ospitalità.

«Talvolta a Roma sembra che ci sia una lotta al turismo, tra blocchi dei bus e aumento della tassa di soggiorno. Per andare verso un turismo di qualità, serve una sinergia positiva tra albergatori, istituzioni e cittadinanza. Ci sono troppi ostacoli all’imprenditoria alberghiera, che non investe a causa di queste ostruzioni. Oggi conviene di più affittare delle camere con Airbnb, aggirando le norme».

Il presidente dell’associazione degli albergatori sottolinea dunque il problema dell’abusivismo nell’ospitalità, frutto sia di ostacoli di burocrazia sia di diffusione degli affitti brevi.

«Nella capitale ci sono circa 100mila posti letto regolari nel settore alberghiero. E altrettanti nell’extralberghiero, dove solo il 20% è regolare. Altro punto chiave: oggi la tassa di soggiorno che pagano i clienti degli hotel va solo ad abbattere il debito di Roma e non è investita nel turismo. Occorre limitare gli affitti brevi, come avviene a New York, dove le autorità hanno arginato questa formula. A meno che chi la svolge non si registri con un codice identificativo».

Sai che ora su Google le tariffe alberghiere devono essere all inclusive?

 

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