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Il settore dei viaggi in 21 (scomodi) punti secondo Rafat Alì

Il settore dei viaggi in 21 (scomodi) punti secondo Rafat Alì, Ceo e fondatore di Skift, piattaforma media sul mondo dei viaggi basata a New York. Ventun punti dove Alì non la manda a dire ma sottolinea le, tante, storture del mondo dei viaggi e del turismo, con un focus naturalmente sul settore negli Stati Uniti. Diversi però i punti che possiamo trasportare anche sul nostro mercato, dove si parla anche in maniera limitrofa anche di noi; si parla di MICE (vedi qui i dati di questo settore) al punto sei e alla stampa Trade al punto 19. Di Business Travel non una parola. Qui di seguito l’intervento di Alì nella nostra traduzione (qui l’articolo originale) e tra parentesi e in corsivo  i nostri commenti e le nostre domande.

Il settore dei viaggi in 21 (scomodi) punti secondo Rafat Alì pubblicati sul suo sito Skift

Ho iniziato a esplorare il settore dei viaggi nell’autunno del 2010, quando ho iniziato a pensare di fare una start-up di viaggi per viaggiatori consumer, dopo aver venduto la mia prima azienda e preso un paio di anni sabbatici, viaggiando per il mondo.

L’iPad era appena stato lanciato e stavo esplorando come sarebbe stato il nuovo tipo di guide e di media di viaggio in un’epoca di piattaforme online. Quel piano non è mai andato a buon fine – né il potenziale dei tablet come tutti pensavano – ma ho scavato nel profondo del settore dei viaggi leggendole riviste trade, libri di storia, parlando con innumerevoli persone del settore dei viaggi e gli investitori, e poi alla fine lanciando Skift nell’autunno del 2012.

Oltre a molti nuovi insegnamenti, molte delle lezioni ricevute sono state anche relative a apprendimenti sbagliati, ipotesi che avevamo date per buone quando abbiamo iniziato a parlare di turismo.
Così alcuni degli apprendimenti si sono rafforzati, alcuni sono stati stravolti e altri sono stati deludenti. In ogni caso nessuno ha mai accusato me e Skift di trattenersi dal dire da ciò che pensiamo.
Quindi eccoci qui, con le lezioni che ho imparato e disimparato durante i miei sei anni passati a far parte di Skift e dello straordinario settore del turismo:

1. Che la frase “il turismo è il settore più grande del mondo, iniziamo a comportarci come se lo fosse” è un grido di battaglia che il settore del turismo non ha mai realmente pensato o ritenuto necessario di ascoltare (Perché forse va bene così?)

2. Che l’ascesa del turismo è avvenuta nonostante ciò che l’industria fa o farà (Come dice qualcuno, uno dei bisogni naturali dell’uomo è quello di viaggiare?) 

3. Che l’industria resiste ai cambiamenti, come reazione di default e quando sarà costretta a cambiare – Airbnb, Uber – sosterrà che in qualche modo il settore del turismo ha permesso l’ascesa di questo cambiamento (Un comportamento forse molto simile a tutti gli altri settori economici. Dove però qui vedono piccole aziende, solitamente quelle del turismo, soprattutto in Italia, trovare a confrontarsi con Big mondiali, vedi Airbnb, Uber ma anche Booking, Expedia, etc.) 

4. Le startup del turismo non sono un indicatore dell’innovazione nel settore e, in effetti, potrebbero essere alcuni dei peggiori esempi di questo. Quelle piccole imprese che sono o nel turismo o ai margini del turismo sono i veri innovatori in molti casi (Le startup vanno  vengono. Nel turismo ancora di più)

5. Che le associazioni di settore dei viaggi sono nel migliore dei casi un guardiano dello status quo e, nel peggiore dei casi, completamente inutili quando si tratta di costruire la propria attività nel turismo (Abbastanza vero…ma in tutti i settori)

6. Che i consulenti che bazzicano il settore dei viaggi , che teme il cambiamento e lo mungono per quello che vale. Gli acronimi si scatenano in questo settore: il MICE è il peggiore di tutti loro. Facci caso. E come seconda cosa, non preoccupartene (Vedi sopra. Ogni settore si costruisce la propria nomenclatura. Spesso proveniente dagli States)

7. Esistono solo tanti modi per commercializzare il turismo. Tutte le azioni del marketing turistico – destinazioni, hotel, compagnie aeree, siti di prenotazione, tour – dopo un po’ si confondono l’un l’altra e i blind test lo hanno effettivamente confermato (Tutto vero sul web ma, forse, si potrebbero rivalutare i “vecchi” media e gli eventi ben fatti)

8. I viaggi esperienziali e di formazione sono sempre esistiti – in effetti la nascita del turismo per il tempo libero era il risultato di una classe media europea danarosa che desiderava acquisire esperienze di formazione e di trasformazione – eppure in qualche modo sono ora sono commercializzati come qualcosa di nuovo nel turismo (Il viaggio è esperienza. Punto) 

9. Le compagnie aeree sono le più blindate di tutti i settori del turismo e, a prescindere di ciò che ti diranno i loro dirigenti, non gliene frega niente di te (A meno che sei un Frequent Traveller. Ma, comunque, non sono tanto d’accordo. I continui servizi che sfornano e le nuove classi che lanciano vanno verso i viaggiatori. Anche se, come nel mondo della Finanza, pure qui c’è il Parco Buoi…)

10. I dati sono ovunque nel turismo – provengono da ogni parte del settore turistico – e nessuno sa cosa farsene. La personalizzazione è una parola d’ordine, ma di difficile implementazione. I programmi di fidelizzazione sono nel peggiore dei casi il modo peggiore per fidelizzare un marchio nel settore turistico (Mah, chiedere ai Traveller for Life se non viaggiano in modo personalizzato…)

11. La cultura occidentale del maschio bianco è ancora dilagante nel settore del turismo e c’è ben poca voglia di cambiarla (In Usa forse? Ma un po’ in tutti i settori. Attori occidentali vengono chiamati anche per spot pubblicitari di prodotti asiatici, all’interno degli stessi paesi…)

12. La mia sorpresa quando ho iniziato ad approfondire il settore del turismo è che la maggior parte dei migliori dirigenti statunitensi è di orientamento repubblicano, quando mi sarei aspettato un orientamento politico più progressista in un settore come il turismo. Tranne, naturalmente, per la loro avversione per l’attuale comandante in capo (Sorpreso pure io. Sull’Italia un po’ tutti i politici vedono il turismo come il petrolio del paese quelli nazionali, mentre usano il settore del turismo per farsi qualche viaggetto, magari accompagnati da famiglia, moglie, amante…, per quelli locali)

13. Che a nessuno interessa il viaggio sostenibile, non il settore del turismo, e certamente non ai turisti. Il verde o l’attenzione per l’ambiente sono i mantra che promuovono l’ego portati fuori nei momenti giusti e che presto verranno dimenticati nello schema quotidiano delle cose (Invenzioni del marketing? Ma i viaggi verdi, in bici, nelle houseboat, a lavorare nelle fattorie etc, sono sempre più gettonati almeno in Occidente. Anche se chi fa i numeri nel turismo non sono questi…)

14. Gli agenti di viaggio hanno un posto nel settore dei viaggi e prosperano in un sottoinsieme molto redditizio del mercato, i viaggiatori di lusso (O di quelli di cui sopra. Perché per quelli di massa non riescono ad avere i margini dei grandi Big del web) 

15. Che il settore del turismo, nonostante quello che dica, non è pronto per il Rise of the Rest (l’avvento dei nuovi arrivati), il mondo dei viaggiatori al di fuori dell’emisfero occidentale (Con i cinesi e gli indiani non è facile, ma per l’Europa non è proprio così)

16. Il settore dei viaggi nazionali è completamente ignorato da tutti, con la perdita della pletora di piccole imprese che alimentano l’ecosistema dei viaggi locali (In molti paesi non è così. Vedi appunto ad esempio la Cina)

17. Che i piccoli politici non hanno davvero a cuore il settore del turismo e la politica, è emblematico di come si parla poco del turismo nelle campagne elettorali. L’unica cosa di cui preoccupano i piccoli leader di stato e governatori locali è quella di promuovere posti di lavoro nel turismo e del valore economico del settore (E, mi ripeto, farsi qualche viaggetto a spese del contribuente)

18. L’apertura del visto all’arrivo, o l’e-visa , è uno dei più grandi booster di viaggio (anche nel Business Travel!)

19. Che le pubblicazioni di settore sono del tutto irrilevanti. E che le riviste di viaggi per i consumatori devono per lo più rendere felici le pubbliche relazioni e i loro clienti. Ai viaggiatori non gliene frega nulla (Forse quelli che negli anni sono falliti. E che parlavano di 5 stelle e viaggi di lusso al Parco Buoi di cui sopra. In Italia, purtroppo, abbiamo tanti esempi. L’immediatezza del web e la possibilità di trovare quello di cui si ha bisogno in quel preciso momento ovviamente non lo batte nessuno. Ma in fase di scelta queste riviste dovrebbero essere come i cataloghi dei tour operator…ma questi sono gratis…)

20. Le scuole turistiche e alberghiere o di ospitalità, salvo poche eccezioni, stanno formando i giovani per i posti di lavoro della generazione precedente, anziché delle professioni emergenti che si aprono nei settori del turismo e dell’indotto. Di fatto, i presidi, i professori e gli insegnanti sono più ignoranti degli studenti a cui stanno insegnando sul presente e sul futuro della travel industry (Ma vale per tutti i settori!)

21. “Vivere come un locale” è una truffa perpetrata dal marketing: tutti noi siamo turisti. E per il settore del turismo sarebbe meglio se accettassimo il fatto di esserlo (Ma se si viaggia in maniera diversa, e spesso sostenibile, ci si avvicina a quel mondo “local” a cui tutti aspirano non raggiungendolo mai, siamo d’accordo. Il termine turista non piace a nessuno, viaggiatore invece piace. Sia per business che per leisure. E che dire di quei turisti, ebbene sì, che dicono “quest’anno ho fatto la Birmania, il prossimo inverno farò il Cile”… Ecco i “turisti” fanno “i paesi”…)

Benjamin Smith
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