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Lavorare da casa, un nuovo capitolo di spesa aziendale

Lavorare da casa? Dalla pubblica amministrazione con ancora il 50% dei dipendenti in smart working alle grandi aziende come Tim, che ha raggiunto un accordo con i sindacati per estenderlo dopo l’emergenza sanitaria (oltre il 15 ottobre), il lavoro agile domina le cronache. Per le aziende è un capitolo di spesa aziendale da rivedere.

A questo proposito, una recente indagine di Sap Concur rileva che i dipendenti italiani sono i più confusi a livello europeo. Ad esempio, il 42% non sa se il datore di lavoro copre i costi per i dispositivi IT.

Inoltre, solo il 15% è stato informato su come gestire le spese durante il lockdown.

Lavorare da casa, il sondaggio Home Office

Il sondaggio “Home Office” di Sap Concur ha indagato sulle spese di telelavoro tra 6.812 dipendenti in 8 mercati europei e rivela che gli italiani sono i più disinformati sulle spese aziendali dopo i lavoratori francesi (12%). I meglio informati sono i lavoratori danesi (24%) seguiti da Svezia e Regno Unito (19%), Germania (18%), Olanda (16%) e Spagna (15%).

A livello europeo rimane ancora molta confusione su quanto i dipendenti possano spendere per attrezzarsi a lavorare da remoto.

Lavorare da casa, stop dal 15 ottobre

Le regole in vigore sullo smart working sono legate allo stato di emergenza per il Covid19.

Quest’ultimo termina il 15 ottobre, salvo proroghe. L’autunno dovrebbe ristabilire le norme tradizionali di accesso allo smart working, che sono più rigide. Ad esempio, se oggi chi ha figli minori di 14 anni ha diritto a lavorare da casa (lo stabilisce il Decreto Rilancio), poi non sarà più così. Per i dipendenti pubblici, invece, il lavoro agile rimane in vigore fino al 31 dicembre.

Cosa succede dopo il 15 ottobre?

Terminato lo stato di emergenza, lavorare da casa sarà possibile in seguito ad un accordo individuale tra l’impresa e i lavoratori. Con alcune deroghe: ad esempio, in caso di figli in quarantena, i genitori possono tornare allo smart working. Al contrario, se in quarantena sarà il lavoratore, non potrà lavorare. Nemmeno se asintomatico. Ciò in quanto l’isolamento fiduciario è equiparato allo stato di malattia.

Rimane attualmente aperto un confronto con i sindacati sull’eventualità che il dipendente sia volontariamente disposto a lavorare se non accusa sintomi da Coronavirus.

Anche nell’hospitality lo smart working è un trend.

Rimborsi spese per le tecnologie

Dall’indagine di Sap Concur emerge che solo il 34% dei dipendenti italiani è stato informato su quanto tempo passerà ancora a lavorare in smart working.

Risultando però tra i più edotti insieme alla Francia (34%), rispetto a Paesi Bassi e Spagna (30%), Germania (28%), Danimarca (26%), Svezia (24%) e Regno Unito (22%).

Per quanto riguarda le spese, come dicevamo, si riscontra poca chiarezza in Italia.

Il 76% non è sicuro se e quali spese è autorizzato a sostenere mentre lavora da casa.

Il 42% non è stato informato riguardo i rimborsi relativi all’acquisto di dispositivi software e hardware.

Il 31% afferma di non poter sostenere alcun costo.

Infine, la maggior parte dei dipendenti ammette di non essere stata preparata a lavorare da casa prima della pandemia. Scarsissima la formazione sulle piattaforme di connessione, su nuovi modi di collaborare e svolgere il proprio lavoro.

Il 17% riceve regolari aggiornamenti IT, nonché suggerimenti e trucchi per un efficiente funzionamento degli strumenti di lavoro da remoto.

In definitiva, solo il 39% ritiene di essere stato preparato a lavorare in smart working prima dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Tuttavia, un buon 77% ha dichiarato di sentirsi supportato dai propri superiori mentre lavorava da casa.

Argomenta Gabriele Indrieri, country manager Italia, Malta e Grecia di Sap Concur: «Il tema dello smart working non si risolve nella semplice disponibilità di un laptop o di strumenti di presenza digitale, ormai necessari per tutti. La riflessione sta portando molte aziende verso l’adozione di processi scalabili che non siano dipendenti dalla presenza del personale sul luogo di lavoro. Come esempio, pensiamo all’audit delle spese: processo tipicamente labour intensive, oggi può essere remoto e totalmente digitale».

Un audit cloud realizzato tramite AI & machine learning offre una soluzione centralizzata e senza la necessità di gestire documenti in carta.

Non solo garantisce una maggiore visibilità e controllo sulla spesa con relativa riduzione di costi, ma una “scalabilità digitale”.

Approfondisci sulla tassazione del fringe benefit auto aziendale in smart working.

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