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AlixPartners, ecco quanto costa l’elettrificazione all’automotive

Arriva anche da AlixParners l’allarme profitti nell’automotive: la stretta per i produttori è di 60 miliardi di ricavi da qui fino al 2023. La società di consulenza strategica, specialista nel settore – si è occupata della ristrutturazione di General Motors, tra le altre – afferma che l’industria si trova davanti al “deserto del profitto”. Un’espressione che il managing director della filiale italiana, Dario Duse, utilizza con seria preoccupazione: “Si stanno allineando troppi fattori critici di cui i legislatori dell’elettrificazione dovrebbero tenere in maggiore considerazione”.

Continua: “Il rallentamento delle economie e i costi che le Case, nonché i loro fornitori, stanno sostendendo per l’innovazione determinano un ordine di grandezza di rischio (di default o di forti perdite, ndr) certamente superiore a quanto l’industria ha affrontato fino a oggi”. Inoltre, sottolinea il manager, “dopo anni di trend al ribasso, le emissioni di CO2 – obiettivo primario della spinta all’elettrificazione nell’automotive – si sono fermate e non diminuiscono più”.

Questi primi e pochi elementi dovrebbero bastare a dare una sveglia all’Europa per correggere il tiro sugli obblighi di sostenibilità a carico dei trasporti. “Stiamo iniziando a vedere gli effetti della più grande rivoluzione dell’industria dell’automotive, che arriverà proprio mentre il settore sembra già nella fase di recessione ciclica”, aggiunge Duse.

Negli ultimi sette anni, l’automotive ha assunto 400mila dipendenti a livello globale. Da oggi comincia a licenziare: tra Ford e General Motors sono state già annunciate 26mila unità in esubero. Anche Nissan ha comunicato licenziamenti per 12mila500 unità entro il 2022.

Elettrificazione: una bolla?

L’elettrificazione si prospetta come una ‘bolla’, dunque? Gli analisti di AlixPartners non propendono per questa ipotesi, ma sono molto attenti nell’uso delle parole. Rispondendo alla domanda, Duse afferma che “è molto improbabile che l’elettrificazione si riveli un mega flop, tuttavia gli scenari futuri sono molto aperti. Avverrà in maniera differente geograficamente e non sarà certamente massiva, come si prevedeva qualche anno fa”. Una buona spinta la potrebbero dare le flotte di veicoli commerciali in questo senso, “anche se va considerato che è un comparto sensibile al tema dell’autonomia della batteria”, perciò è ancora presto per stabilirlo.

E’ nella fase di transizione e di crescite economiche imprevedibili che l’allarme profitti nell’automotive s’inserisce minaccioso. Ha una precisa collocazione temporale, come anche EY aveva spiegato in questo articolo, ma forse in forma più light circoscrivendo a soli due anni le difficoltà. Per AlixPartners tutta la filiera deve considerare un quinquennio di patibolo. Vediamo nel dettaglio.

AlixPartners Global Automotive Outlook

La ricerca presentata venerdì scorso negli uffici di AlixPartners è il Global Automotive Outlook redatto ogni anno. Spiega che il mercato globale dell’auto crescerà poco: l’1,6% fino al 2026. La Cina (al primo posto) rallenta le vendite a 24,8 milioni di unità, contro 27 milioni del 2018. Gli Stati Uniti scendono ancora a 16,9 milioni dai 17,3, per dirigersi verso i 15,1 milioni attesi nel 2021. La vecchia Europa marcia ad un tasso annuo dell’1%, grazie ai Paesi dell’Est e, in particolare, alla Russia.

Elettrificazione, investimenti per 225 miliardi

Fino al 2023, l’elettrificazione della gamma costerà all’industria dell’auto altri 225 miliardi di dollari. Per un confronto: è quanto i produttori (Oem) investono ogni anno in Ricerca & Sviluppo e per le spese di conto capitale (per mantenere le immobilizzazioni: edifici, impianti). Ciò farà sì che l’offerta si amplierà: nella sola Europa si passerà dagli attuali 62 modelli ibridi plug-in ed elettrici (PHEV) a oltre 230. La Cina, leader attualmente, passerà da 86 a 118, ma se si contano anche gli EV (a batteria) l’offerta è oggi di 254 tipologie di auto elettrificate e salirà a 376.

Per la guida autonoma, sono attesi 50 miliardi di investimenti. “Si tratta di impegni enormi per i costruttori e un’opportunità da valutare con attenzione per i fornitori – è la considerazione di AlixPartners -; infatti, c’è da tenere conto che la profittabilità resta in diminuendo”.

Una slide molto esaustiva quanto allarmante dello studio di AlixPartners indica chiaramente l’impatto sui ricavi dovuto ai programmi di nuova mobilità ascrivibili nell’ambito della trasformazione “C.a.s.e.”, vale a dire connected autonomous shared electrified. Gli effetti più drammatici si hanno nell’ambito del powertrain, laddove le innovazioni vanno ad interessare motori e trasmissioni.

Nel momento in cui il crollo del diesel diventerà senza ritorno (a patto che, ndr) “i players in Italia e in Europa dovranno tenerne conto, tuttavia in un contesto di accentuati M&A (fusioni e acquisizioni, ndr) e partnership che contemplano sviluppi congiunti, possono continuare a giocare un ruolo importante in uno scenario sfidante come quello dei prossimi anni”.

Dunque, le operazioni di M&A sono destinate a diventare una via di salvezza: negli ultimi 12 mesi sono passate da 270 a oltre 420 (si intende partnerships, più propriamente, ndr). E quella cui il pensiero di tutti gli osservatori va è certamente FCA-Renault.

L’EV e l’impatto sui concessionari

L’elettrificazione avrà un ritorno sui dealer e sui guadagni delle loro officine. La diminuzione che dovranno mettere a bilancio è nell’ordine del 20% sia dei ricavi sia del margine lordo. Questo in considerazione del fatto che il 35% della manutenzione programmata per i veicoli odierni, a benzina oppure a diesel, si annullerà nel medio termine, con il passaggio alle batterie. Tradotto in moneta: un’officina meccanica passerà dagli attuali 4-4,5 mila dollari per auto a 2,8/3,2 mila, all’anno.

Va da sé che un’attenta analisi sulla struttura di costi attuale e la ricerca di nuove fonti di reddito sarà la risposta da cercare.

Conclusioni sul futuro

In conclusione, sul futuro dell’automotive di fronte alla nuova ‘rivoluzione industriale’, AlixPartners sostiene che si va verso una stabilità dei volumi di vendita (stima a 2,1 milioni di veicoli nel 2019, in Italia).

Il diesel avrà un peso del 36% nel 2025 e del 16% nel 2030. Le auto ibride avranno la migliore collocazione di mercato. Con uno spostamento di mix verso piccole e medie Suv con pesi e resistenze aerodinamiche maggiori. “Il che in assenza dello svecchiamento del parco circolante renderà difficile ridurre i livelli di emissione di CO2 nel breve tempo”. Sull’elettrico plug-in l’Italia rimarrà sotto la media europea del 40%, attestandosi al 33% di veicoli di questa tipologia. [Qui per un approfondimento sull’evoluzione delle alimentazioni nel Belpaese]

Per saperne di più sulle ricerche di AlixPartners global a questo link.

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