Flotte e Co2, il voto Ue pesa sul mercato italiano: un’auto nuova su tre passa dal noleggio

Il sì della commissione Ambiente del Parlamento europeo apre una trattativa che riguarda da vicino i noleggiatori e le grandi aziende. In Italia è un canale decisivo per le immatricolazioni

La commissione Envi del Parlamento europeo ha approvato la sua posizione sulla revisione delle norme Co2 per auto e furgoni nuovi, con 48 voti favorevoli, 30 contrari e due astenuti. Il testo prevede di ridurre al 2035 l’obiettivo di taglio delle emissioni dell’intera flotta dal 100% all’87,5%.

I costruttori potrebbero arrivare al 95% compensando fino al 7,5% delle emissioni residue con crediti legati all’acciaio a basse emissioni prodotto nella Ue. Il mandato negoziale dovrebbe andare al voto della plenaria a dicembre, prima dei triloghi con i governi.

Confindustria e Bdi parlano di passo avanti, ma chiedono più flessibilità: un obiettivo al 90% senza condizioni e regole più aperte ai carburanti alternativi. Chiedono anche di non imporre quote obbligatorie per le flotte aziendali, ma solo obiettivi nazionali indicativi e realistici per i veicoli a zero e a basse emissioni.

Perché le flotte contano così tanto in Italia

Il noleggio ha raggiunto il 31,6% del mercato nei primi nove mesi del 2026. Il noleggio raggiunge il 31,6% del mercato nei nove mesi 2026, e nel primo trimestre aveva sfiorato il 34%. Inoltre, secondo Aniasa, il noleggio rappresenta in Italia oltre i due terzi delle flotte aziendali. Il lungo termine è un mercato soprattutto business: nei primi nove mesi del 2026 la quota destinata ai privati è scesa al 20,7%. Quello che la Ue decide sulle flotte si ripercuote quindi su una parte molto ampia del venduto nuovo. quel settore che in questi giorni si ritrova per la grande serata degli “oscar” per le flotte italiane: i MissionFleet Awards 2026 di Milano.

Il nodo delle quote obbligatorie

Il tema è la proposta europea sui veicoli aziendali puliti. Secondo Aniasa, per la prima volta introduce obiettivi nazionali vincolanti per ciascuno Stato membro, con quote obbligatorie per le grandi imprese a partire dal 2030. Per l’Italia l’associazione indica il 45% delle immatricolazioni di elettrico al 2030 e l’80% al 2035. Gli operatori sostengono che le quote obbligatorie rischiano di compromettere la stabilità finanziaria delle imprese e di alterare il valore residuo dei mezzi usati. Aniasa teme anche che le quote spingano aziende e driver a mantenere in uso i veicoli endotermici.

I numeri dicono che il mercato non è ancora pronto

Nel noleggio a lungo termine l’elettrico cresce, ma resta una quota contenuta: le BEV hanno raggiunto l’8,9% nel terzo trimestre, contro l’8,2% del mercato complessivo. Nel primo trimestre la quota era ferma al 5,5%. Pesa anche il quadro fiscale: il presidente di Aniasa, Italo Folonari, ha detto che l’incertezza normativa e una fiscalità inadeguata sull’auto aziendale penalizzano il lungo termine e spingono molte aziende a rinviare il rinnovo delle flotte. I dati recenti mostrano un mercato a due velocità: il breve termine cresce, il lungo termine perde immatricolazioni.

Cosa cambia per costruttori e noleggiatori

  • Costruttori: un obiettivo Co2 più morbido allenta la pressione sulle immatricolazioni di elettriche. Le quote sulle flotte restano però una leva di domanda che potrebbe sostituire parte di quella pressione.
  • Noleggiatori: il tema è il valore residuo. Le auto di oggi sono l’usato di domani, e quote troppo rigide potrebbero creare un’offerta di elettriche usate superiore alla domanda.
  • Brand cinesi: hanno guadagnato terreno proprio nelle flotte e nel noleggio. Nel primo trimestre il lungo termine ha targato 7.145 auto cinesi, il triplo dell’anno prima. Regole sulla produzione Ue e incentivi alle auto “made in Europe” possono rimescolare questi equilibri.
  • Aziende: serve certezza su fisco e regole. Senza, il rinnovo delle flotte può slittare, con effetti sul ricambio del parco circolante.

Cosa guardare nei prossimi mesi

Il voto di plenaria a dicembre e i triloghi diranno se prevarrà la linea di Confindustria e Bdi, con obiettivi indicativi per le flotte, o quella delle quote vincolanti. Per l’Italia la partita riguarda un terzo del mercato nuovo, e la risposta determinerà sia la strategia dei costruttori sia i piani di acquisto delle aziende.

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