Tassa sull’auto aziendale cancellata o ridotta del 50%

La manovra di bilancio 2020 in discussione vede anche oggi la tassa sull’auto aziendale al centro delle notizie di stampa e dei social media. Ed è proprio da Facebook che Matteo Renzi annuncia in un post di poche ore fa “la tassa sulle auto aziendali non ci sarà”. Naturalmente, il leader di Italia Viva intende il rincaro della stessa.

A quanto ci risulta la discussione sul tavolo dell’Esecutivo verte sulla riduzione al 50% dell’incremento prospettato, così come sul rinvio al 2021, come vi avevamo anticipato in questo articolo. Almeno questa sarebbe l’intenzione del Governo Conte sulla tassa sull’auto aziendale in vista dell’iter parlamentare, cui deve essere peraltro sottoposto.

Il post del leader di Italia Viva

Un salto indietro nel tempo

Sulla famigerata tassa che graverebbe sui redditi dei dipendenti aziendali sono svariate le opinioni giunte dagli analisti del settore. Salvatore Saladino, country manager Italia di Dataforce, ha ipotizzato “un salto indietro di almeno trent’anni: altro che accelerazione del rinnovo del vetusto parco circolante nazionale”, se l’incremento contenuto nella bozza della Legge di bilancio si attuasse. Torneremmo a un mercato dell’auto di appena 1,5 milioni di mezzi (quest’anno dovremmo chiudere a 1,9 mln, nella migliore delle ipotesi, ndr).

“Con tutta probabilità verrebbero a mancare non meno di 300.000 automobili nelle immatricolazioni del prossimo anno, con conseguenze immaginabili per le persone di buon senso – chiaramente non parte di questo Governo – per esempio, sul gettito Iva, che crollerebbe a precipizio”, continua il professionista.

Manovra di bilancio 2020, a rischio il gettito fiscale dall’automotive

Inoltre, il provvedimento sull’auto aziendale si ritorcerebbe pesantemente proprio sulle casse dello Stato.

“Giova rammentare ai nostri attuali governanti che il comparto automotive genera in tasse un incasso annuo per lo Stato di circa 75 miliardi (il 4,5% del Pil, quando la media europea è del 3%), di cui quasi 10 dai balzelli che gravano sulle vendite di auto nuove (Iva, Ipt e diritti della motorizzazione), oltre naturalmente al bollo, alle tasse sull’assicurazione, alle accise sui carburanti e alle imposte sui pedaggi autostradali e sulla manutenzione. Solo di Iva e di Ipt, quindi, è ragionevole supporre un mancato introito di 1,5 miliardi di euro”.

Top Thousand: i dipendenti restituiranno l’auto aziendale

Per Gianfranco Martorelli, presidente di Top Thousand, Osservatorio sulla mobilità aziendale composto da fleet e mobility manager di grandi aziende nazionali e multinazionali attive in Italia, la misura inserita nella bozza di legge minaccia seriamente le imprese.

“Nella situazione economica attuale le aziende non potranno farsi carico di ulteriori costi per limitare l’impatto economico sui propri dipendenti – afferma -. Si rischia un effetto domino causato dall’eccessiva tassazione che determinerà la restituzione delle vettura aziendale, con una richiesta di una compensazione economica che potrà avere conseguenze anche per l’economia nazionale. Già oggi abbiamo raccolto decine di richieste di restituzione della vettura aziendale da parte dei dipendenti nel caso in cui la norma andasse in porto”.

Approfondisci sulle tasse dell’automotive in Europa: l’Italia è il terzo Paese per contribuzione.

Gli effetti della stangata sulle auto aziendali circolanti?

Sempre da Dataforce Italia: le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti saranno sottoposte al regime di fringe benefit attuale (30%) solamente se elettriche o ibride (circa il 2% del parco aziendale). Invece, passeranno al 60% di imposizione se le emissioni di CO2 saranno superiori a 70 ma inferiori a 160 g/km. Il che corrisponde alla maggioranza della flotta business.

“Nel caso l’auto aziendale superi tale soglia (un livello raggiunto anche da una modesta berlina media a benzina, di cilindrata attorno ai 1500 cc), l’imposta salirà al 100%. – conclude Saladino -. Un prelievo che sarà effettuato direttamente dalla busta paga dei circa 2 milioni di dipendenti con in uso un’auto aziendale e che assommerà in media a 1.500 euro nel caso di aumento al 60% del coefficiente per la percorrenza privata. Il provvedimento non produrrà effetti positivi per l’Erario, ma sarà il definitivo fattore di recessione del comparto automotive nazionale, con conseguenze drammatiche sull’industria manifatturiera e della distribuzione”.

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