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Quattro motivi per cui la Uber Revolution non vincerà

Uber ha rivoluzionato il mondo di spostarsi nelle città, diventando ben presto uno degli alfieri della sharing economy, ammassando miliardi di dollari di fundraising e diventando ben presto la startup di miglior valore della storia, sorpassando in soli 5 anni le quotazioni di Gm o Ford.

Ma, secondo Jared Carmel,  Managing Partner, di Manhattan Venture Partners, questa crescita che sembra non avere fine è a rischio. E molto. Visto la continua perdita di soldi e di credibilità della società negli ultimi mesi. Ecco, secondo Carmel, quattro punti per cui la rivoluzione di Uber fallirà.

1.Problemi legali
Spesso Uber è entrato in mercati superegolati e, per crescere in fretta, è partita comunque con i suoi servizi facendosi tanti nemici. Anche nei tribunali. Solo negli Stati Uniti Uber è stata portata in oltre 70 tribunali federali, con altrettante cause in giro per il mondo. Anche per questo la società ha perso 1,2 miliardi di dollari in soli 6 mesi.

2. Stop all’espansione 

Dopo aver aperto in poco tempo in 75 paesi, ha perso colpi nei mercati più promettenti come quello cinese, dove Uber sconta la fusione dei concorrenti in Didi Chuxing, che controlla ora circa l’80% del mercato, dove la percentuale di chi possiede un’auto è piuttosto bassa. E Uber si è dovuta arrendere proprio a Didi.

3. Perdita di credibilità tra i grandi investitori 

Dopo l’abbuffata di grandi investitori, da Google Ventures al fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che piazza un suo uomo nel board della società, Yasir Al Rumayyan, ora la raccolta di fondi si è certamente rallentata. E l’immagine della società, anche a causa del coinvolgimento nel board di un rappresentante di una società illiberale, ha peso sicuramente smalto.

4. Conducenti 

Lo abbiamo scritto anche recentemente (leggi: Da San Francisco il futuro dei trasporti driveless disegnato da Kalanick di Uber), il numero uno di Uber vuole i robot alla guida delle loro auto. Anche perché il milione di conducenti  che lavorano per la società costano molto. E ormai la tecnologia per le auto pubbliche c’è ed è già su strada (in primis l’esperimento in corso a Singapore, leggi cliccando qui). Ma i conducenti non ci stanno…

L’analista di Manhattan Venture Partners afferma quindi che “la vera rivoluzione di Uber non è ancora iniziata, e non sarei particolarmente sorpreso se vi sarà un rivolta contro Uber sia dai conducenti che dagli stessi utilizzatori”.

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