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La rete di colonnine di ricarica Ionity in Italia: obiettivo 60 stazioni

La rete di colonnine di ricarica per auto elettriche si amplia. L’infrastruttura, a detta di molti utenti, rappresentava uno degli anelli deboli alla diffusione di veicoli a emissioni zero. Ecco quanto mette in campo (nel vero senso della parola) Ionity, joint venture tra Bmw, Ford, Mercedes e Volkswagen con Audi e Porsche. JV che punta a costruire un network in tutto il continente.

Di questo parla Alessandro De Guglielmo, country manager Italy, in qualità di consulente esterno, di Ionity.

«In Italia ci sono oggi 11 stazioni di ricarica “firmate” Ionity. Mentre un’altra decina è in preparazione» spiega il manager italo-svizzero. «Ogni stazione ha in media 4 colonnine, capaci di ricaricare 4 auto nello stesso momento per l’80% della loro capacità. Tale operazione si svolge in media in 20-30 minuti».

Anche se in Italia l’operazione di creazione di una rete di colonnine di ricarica inizia nel 2019, è nel corso di quest’anno che si avrà un vero e proprio boom.

Già, perché nel 2019  furono 2 le stazioni inaugurate contro le 9 del 2020. «Alcune delle 10 in fase di apertura saranno pronte entro fine anno. Le restanti, nel 2021. L’obiettivo è di avere una rete di colonnine di ricarica che copra tutto il territorio italiano (oggi sono concentrate nel Nord del paese). Insomma: che permetta di viaggiare sulla lunga distanza anche con un’auto elettrica».

Visita il portale Ionity e scopri dove sono le colonnine attive o in fase di attivazione

Obiettivo Italia: una rete di colonnine di ricarica da 60 stazioni

Rete di colonnine di ricarica

Alessandro De Guglielmo

Cosa prevede il futuro italiano di Ionity?

«Difficile dirlo adesso, visto che l’ampliamento passa attraverso investimenti, accordi con altri soggetti e, in generale, da diversi adempimenti burocratici. Come detto, il nostro obiettivo è di creare una infrastruttura ad alta potenza che copra tutto il territorio italiano, in modo da permettere un viaggio lungo la Penisola anche con un’auto elettrica».

Da questo si evince che le 20 stazioni attive nel giro di 12 mesi saranno un importante passo in avanti.

Ma non saranno sufficienti. «Analizzando l’estensione della rete autostradale italiana ne servono di più. Ritengo che l’obiettivo realistico da raggiungere nel giro di qualche anno (difficile essere più precisi) sia di avere almeno 60-70 stazioni. Per poter garantire una buona copertura di tutta la penisola».

C’è poi il “nodo” autostrade.

Ossia la rete stradale che per gli spostamenti a lungo raggio è imprescindibile. Allo stato attuale, Ionity ha inaugurato 3 stazioni mentre un’altra è in realizzazione. «L’idea è di aumentarne il numero. E per farlo, occorrono accordi sia col gestore del tratto autostradale interessato sia con il gestore della stazione di servizio dove saranno installate. A Ceriale, sulla costa di ponente della Liguria, abbiamo fatto network con Autostrade, Eni e Autogrill».

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Le colonnine Ionity sono per tutte le auto elettriche

Allo stato attuale, l’installazione di una colonnina Ionity – o una stazione di ricarica – da parte di una singola azienda è troppo costoso. «Per problemi tecnici – continua Alessandro De Guglielmo – l’investimento sarebbe troppo oneroso da parte di una impresa. Quindi non vale la pena».

Da notare che lo sviluppo della rete di colonnine di ricarica è frutto di iniziative Ionity. Il percorso è lungo, ma la strada intrapresa è quella giusta: dall’identificazione della posizione alla attivazione passano tra i 10 mesi e un anno. Vi sono poi questioni più pratiche relative ai contratti e all’utilizzo del servizio.

«In Italia, i nostri partner chiave sono Enel X ed Eni. Mentre dei mobility service provider sviluppano l’app e il contratto con l’utente finale. E il prezzo finale lo gestisce quest’ultimo, con dei prezzi che oggi possono variare dai 30 cent/kWh a circa 79 cent/kWh, a seconda degli accordi che il servizio di mobilità conclude con i vari operatori delle stazioni di ricarica. Nel nostro caso, abbiamo anche previsto la possibiltà di ricarica utilizzando la carta di credito, quindi senza avere nessun tipo di abbonamento. In tal caso, la ricarica sfiora gli 80 cent. Vorrei anche precisare che la nostra politica punta a creare stazioni basate sullo standard Ccs europeo. Ossia ad alta potenza. L’unico limite? Le auto da ricaricare devono essere abilitate con tale standard, che consente sia la ricarica rapida in corrente continua sia la ricarica lenta in corrente alternata».

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