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L’auto aziendale al centro del rilancio dell’automotive post Coronavirus

Rilanciare l’automotive e tutta l’economia che, va da sé, segue a ruota, in due mosse: una è l’auto aziendale. A due settimane dal decreto del 10 aprile (che proroga al 3 maggio il lockdown), Unrae torna insieme a Missionline.it sulle proposte già presentate al Governo e in attesa di risposta. Ricordiamo che il 24 marzo scorso, l’associazione delle case automobilistiche straniere ha presentato un piano, poi spiegato in una conferenza stampa il 1° aprile.

(Scarica qui la presentazione di Unrae)

«Abbiamo chiesto misure per 3 miliardi, da utilizzare in un arco temporale di 18 mesi – spiega il direttore generale, Andrea Cardinali -: l’orizzonte cui guardiamo per superare questa crisi senza precedenti è compreso tra questo 2020 e il 2021».

Gli scenari prospettati da Unrae sono di chiudere l’anno in corso con un milione di immatricolazioni totali, senza interventi, cioè nel peggiore dei casi.

«Oppure si potrebbe arrivare a 1,3, quindi recuperare 300mila vendite, grazie alle iniziative illustrate». Attualmente, il Governo non ha ancora reso note misure “verticali”, cioè per i singoli settori economici, ma si è occupato di salute e liquidità alle imprese. L’auspicio dell’automotive è che la mobilità venga considerata una priorità per fare ripartire il Paese.

Un dato: il mercato auto in Italia consta di 1,9 milioni di vetture nuove commercializzate, almeno così è stato il 2019.

Rilanciare l’automotive partendo dall’auto aziendale

I pilastri del piano suppongono due azioni: una sul consumatore e una sulle flotte. «Un mercato cruciale quest’ultimo, che è sempre progredito nonostante il sistema non l’abbia agevolato, anzi tra svariate avversità – argomenta Cardinali -. Il comparto dell’auto aziendale è cresciuto sulle sue gambe, tra i limiti di un trattamento fiscale in perenne gap rispetto ai principali Paesi europei».

Il progetto di Unrae presentato al Governo fa leva su questi elementi:

la detraibilità dell’Iva sull’auto aziendale: portarla al 100%

la deducibilità da innalzare almeno a 50mila euro

il superammortamento per il trasporto merci

un ecobonus rinforzato introducendo una terza fascia di vetture con emissioni di CO2 tra 61-95 gr/km.

Sottolinea il direttore generale di Unrae: «Riguardo all’ecoincentivo, le modifiche suggerite andrebbero ad intercettare una fascia di mercato più ampia; inoltre sarebbe opportuno alzare anche gli importi unitari e aumentare la dotazione rispetto agli esigui 70 milioni». L’associazione a tal proposito stima che almeno un miliardo di euro in due anni sarebbe un fondo adeguato. Sulla richiesta di alzare gli importi unitari, ci si riferisce alla fascia 21-60 g/km, portandoli a 2.500/4.000 euro senza/con rottamazione.

Approfondisci qui sull’ecobonus 2020.

I rischi di default della distribuzione

Le implicazioni del lockdown da Coronavirus per il settore dell’automotive riguardano una industria che nell’emergenza ha dimostrato una grande capacità di reazione, convertendo le produzioni. Dopo le prime difficoltà già a gennaio per la filiera delle batterie si è arrivati allo stop della domanda dall’11 marzo. Quindi alla chiusura delle fabbriche europee, poi ampliata a tutto il mondo. Cardinali: «Le case automobilistiche stanno facendo il possibile per sostenere le reti, ma non hanno cash illimitato: anch’esse potrebbero essere presto in sofferenza».

La distribuzione è un altro anello debole: Unrae teme a rischio default tra il 10 e il 20% dei concessionari. Su 1400 dealer in Italia (un grande gruppo con più showroom equivale a uno, nei calcoli) i posti di lavoro sono 150mila. «L’impatto occupazionale dei fallimenti avrebbe un effetto devastante», è la conclusione.

Leggi della tavola rotonda con i grandi concessionari.

Sospendere il pagamento del fringe benefit

A margine dell’intervista, Andrea Cardinali cita una misura che in Gran Bretagna è allo studio.

«Ci sono centinaia di migliaia di dipendenti che non stanno utilizzando l’auto aziendale pur pagandola, mi sentirei di dire di sospendere il pagamento del fringe benefit. E’ una tassa impropria in questo periodo. Sarebbe un gesto di equità nei confronti del contribuente, che potrebbe spendere quell’importo in altro modo».

Approfondisci sui dati di vendite in Europa, sempre con un’analisi Unrae.

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