Tasse auto aziendali

Di nuovo sulla tassa auto aziendale, autogol

Si apre nuovo capitolo sul tema delle tasse auto aziendali: dopo la modifica fatta dal governo e presente nel prossimo DDL Bilancio – con il nuovo regime che prevede applicazione solo alle auto di nuova immatricolazione – arriva il commento laconico del presidente Aniasa, Massimiliano Archiapatti: «Un clamoroso autogol per l’ambiente, il fisco e il mercato automotive».

Il commento del manager romano segue l’annuncio del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che nella giornata di ieri aveva detto: «È giusto che la riforma del regime fiscale sulle auto aziendali non sia retroattiva».

Tuttavia, è bene sapere che l’ipotesi di rinvio di sei mesi se non di un anno dell’attuazione della nuova tassazione resta ancora da valutare.

Rischio collasso mercato

Fatto sta che – sottolinea l’Associazione Nazionale dell’Industria dell’Autonoleggio e dei Servizi -, «la nuova versione della stretta fiscale determinerà il collasso del mercato dell’auto a partire da gennaio 2020 e conseguenti minori entrate per l’Erario pari a oltre 1 miliardo di euro, ben superiori alle maggiori entrate di 300 milioni di euro stimati dal Mef».

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Il risultato di ciò è che le aziende prorogheranno i contratti in essere, rinunciando a nuove immatricolazioni e si provocherà un vero e proprio autogol sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale.

Infatti, si manterranno in strada vetture più inquinanti rispetto a quelle nuove in commercio oggi.

La rivisitazione della misura se da una parte riduce, almeno per il primo anno, il numero dei lavoratori che saranno toccati dalla penalizzazione, dall’altro conferma il miope impatto depressivo sull’ambiente, sulle entrate erariali e sull’intera filiera automotive.

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Tasse auto aziendali: danni per ambiente, fisco e industria

Ambiente: Aniasa punta il dito sul fatto che aumentare oggi le tasse auto aziendali significhi colpire intenzionalmente lo strumento più efficace per accelerare il rinnovo del parco veicolare nazionale, il più vecchio, inquinante e meno sicuro d’Europa con oltre 10 anni di anzianità media. Le auto aziendali hanno oggi un ciclo di vita di 4 anni che, con questa misura, si allungherà di almeno un anno.

Fisco: la norma produrrà una proroga generalizzata dei contratti in essere e oltre 300.000 immatricolazioni in meno per il 2020 e un relativo minor gettito per l’Erario e gli enti locali ben superiore a 1 miliardo di euro.

Industria: la misura avrebbe una ripercussione negativa sulle vendite. L’auto aziendale (oggi il 40% delle nuove immatricolazioni rientrano in questa categoria) subirà da gennaio 2020 un brusco stop che si rifletterà inevitabilmente sul mercato automotive nazionale, da anni in fase di convalescenza e sostenuto in questa fase critica proprio dalle vendite alle imprese.

Senza contare che la tassazione spingerebbe i dipendenti a valutare il ritorno alla vettura di proprietà, utilizzando soluzioni fuori dal tempo.

Ad esempio il rimborso chilometrico, senza controllo e tracciabilità tributaria, in totale spregio e contrapposizione alle innovazioni della fatturazione elettronica e della carta carburante.

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«Chiediamo al Governo un nuovo incontro con cui aprire un reale confronto sulla misura, come più volte annunciato dal Ministro Gualtieri» aggiunge Archiapatti.

«Le nostre analisi evidenziano le pesanti ricadute ambientali, sul mercato automotive e sull’erario che fanno di questo provvedimento un vero e proprio autogol. Se l’obiettivo del Governo è fare cassa con l’auto aziendale, ribadiamo la nostra ricetta sicura: ripristinare il superammortamento per le auto ad uso strumentale, una misura che nel recente passato ha restituito per ogni euro di super-ammortamento concesso 3 euro di entrate per lo Stato e per gli enti locali».

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