Per il mercato Italia di auto e forgoni, LCV, il 2026 è iniziato come era finito il 2025. Apparente leggera crescita per le Passenger Cars e un comparto LCV sempre alle prese con la crisi (-7,1% a gennaio, -5,3% a dicembre scorso).
Male, come al solito, il canale dei privati (-3,7%), che scende di 6 punti rispetto al gennaio precedente. Meglio il breve termine, che triplica le immatricolazioni, rispetto al lungo termine che fa segnare +2,9%, cui si aggiunge una forte accelerazione delle auto-immatricolazioni (+29%).
Sul fronte delle alimentazioni, a gonfie vele le ibride “vere” (+132% le plug-in hybrid, +35% le full hybrid), balzo in avanti delle elettriche pure (+42%) che però rimangono ancorate a una quota ancora troppo bassa (6,6% di market share), stabili le benzina, ennesimo calo per le diesel (-15%) e, novità di gennaio, flessione sensibile per le auto a gpl (-33%).
Sul versante dei brand, molto bene Fiat, che cresce del 20% nelle immatricolazioni, anche grazie a Grande Panda, al quarto posto dei modelli più venduti, e con la Pandina che si mantiene al vertice assoluto. Negativo il mese di Dacia, che cala del 41% nelle immatricolazioni (nel gennaio precedente però aveva raggiunto eccezionalmente la seconda posizione tra le marche Top 10).
Il saldo positivo del comparto Passenger Cars ha già accumulato, in un solo mese, 8.500 targhe in più, quasi tutte ascrivibili ai rent-a-car, mentre la perdita di oltre 3.000 unità del canale dei privati è compensata dalle altrettante auto-immatricolazioni.
Sul versante dei Light Commercial Vehicles, la situazione non migliora affatto. A finire in rosso a inizio 2026 sono stati tutti i canali, tranne (come spesso è accaduto anche nel 2025) le auto-immatricolazioni, che sono invece cresciute dell’89%. Il passivo peggiore è stato quello del noleggio: -44% per il breve termine e 19% per il lungo termine.
Riguardo ai debiti CO2 maturati sulla base delle effettive immatricolazioni per canale, alimentazione e marca, gli OEM del mercato Italia (Passenger Cars) hanno accumulato a gennaio, sanzioni nei confronti dell’UE per 278 milioni di euro, mentre il livello medio delle emissioni di CO2 si attesta sempre a 114 g/km, a fronte di un ancora lontanissimo target medio di 93,6 g/km. Il mercato dei veicoli commerciali leggeri, invece, ha maturato 33 milioni di euro di sanzioni, con un livello medio di emissioni sempre ferme a 180 g/km, pari a 26 grammi in più rispetto al target che per quest’anno è ancora di 153,9 g/km.
Cosa ci attende per il 2026? Per il momento Dataforce conferma la previsione per l’anno nuovo di un mercato dell’auto da 1.612.000 unità per le Passenger Cars, con un incremento che potrebbe attestarsi attorno al 5%. Similare la “ripresina” degli LCV: 188.700 unità, con una crescita del 5,4%.
TUTTO il Mercato Auto e LCV Italia in dettaglio
Il mercato automobilistico italiano inizia il 2026 con evidenti difficoltà. Nonostante un apparente +6,35% nelle immatricolazioni di autovetture (143.207 unità), la crescita è sostenuta artificialmente dal noleggio a breve termine (+182,49%) e dalle auto-immatricolazioni (+29,04%). Analizzando solo privati, acquisti aziendali diretti e noleggio a lungo termine, il mercato registra invece un -2% rispetto a gennaio 2025.
Il canale privati, il più importante per redditività, continua a calare del 3,7% con 3.161 immatricolazioni in meno. La quota di mercato dei privati scende al 57,4%, ben 6 punti percentuali sotto l’anno scorso.
Veicoli Commerciali Leggeri, Gennaio 2026
Il settore LCV conferma la sofferenza con un -7,09% (13.224 unità). Tutti i canali principali sono in rosso: microimprese -13,66%, acquisti aziendali -7,13%, noleggio lungo termine -18,82%. Solo le auto-immatricolazioni crescono vigorosamente (+88,82%), attenuando parzialmente il passivo.
Performance dei Gruppi
Stellantis guida con +11,32% e quota del 33%. Tutti i marchi in positivo tranne Abarth, Alfa Romeo, Maserati e Peugeot. Gruppo Volkswagen cresce del 4,01%, trainato da Audi, Cupra e Skoda. Gruppo Renault crolla del 24,45%. Toyota rimane stabile sui livelli 2025.
Le Marche Leader in Italia a gennaio 2026
Fiat conferma il primato con un robusto +20,06%, sfiorando le 20.000 unità. Toyota seconda con volumi stabili, seguita da Volkswagen (+2,99%). Notevoli le performance di Mercedes (+29,52%), BYD (oltre 3.500 unità/mese), Omoda (quasi 2.000 unità) e Cupra (+51,77%). Dacia invece ridimensiona dopo l’eccezionale dicembre, segnando -40,72%.
Sanzioni CO2 alle case auto
Fiat accumula già 33 milioni di euro di sanzioni teoriche (obiettivo 99,1 g/km, risultato 117 g/km). Situazione simile per Audi (28 milioni) e Volkswagen (18 milioni). In credito invece Toyota (+1 milione), BYD (+27 milioni), Leapmotor (+11 milioni) e Cupra (+2 milioni).
Alimentazioni, la spina cresce parecchio
Le motorizzazioni si stanno convertendo gradualmente: le ibride “vere” (plug-in e full) si avvicinano al 30% del mercato. Le plug-in hybrid registrano il boom maggiore con +131,8% e quota 8%. Le elettriche crescono del 41,9% raggiungendo il 6,6% grazie agli eco-bonus BEV. Le full hybrid salgono del 34,8% con quota 14,7%. In calo benzina senza assistenza (-25,8%), diesel (-14,8% al 12,7% di quota) e GPL (-33%).
Negli LCV il gasolio domina con oltre l’80%. Le elettriche calano del 19,9% con appena 326 unità (sotto il 2,5% di quota).
Distribuzione per Canale
Nel canale privati, Fiat è leader ma Suzuki eccelle con il 95,2% di vendite ai privati, seguita da Dacia (86%). Nel noleggio a lungo termine spiccano Cupra (51,6%), BMW (44,8%) e Alfa Romeo (32,2%). Il noleggio a breve termine è utilizzato principalmente da BYD (32,4%) e Opel (26%). Nelle auto-immatricolazioni domina Hyundai (30,9%), seguita da Mercedes (25,6%) e BYD (22%).
Concentrazione di Fine Mese
Il 39,7% delle immatricolazioni è avvenuto negli ultimi tre giorni lavorativi di gennaio. I brand più attivi: Hyundai (72,1%), Opel (61,6%) e BYD (49,1%). I meno dipendenti da questa pratica: Mercedes (16%), Suzuki (20%) e Ford (21,7%).
Stock Invenduto
Problema critico: il 28,7% delle circa 380.000 auto già targate tra 2024-2026 è ancora in giacenza senza cliente. Particolarmente preoccupanti le plug-in hybrid (54,6% ancora in stock) e le elettriche pure (56,4% a terra).














