Quasi 4,00 € in più ogni 100 km. È questo l’aumento del prezzo di carburante che l’ultima analisi di Transport & Environment stima per le auto a benzina in Europa, sulla scia delle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran.
Un incremento che pesa direttamente sulle tasche degli automobilisti e, ancora di più, sulle flotte aziendali. Il confronto con l’elettrico è netto: mentre il pieno diventa sempre più caro, il costo della ricarica cresce in misura molto più contenuta.
Il tutto avviene mentre a pochi mesi dalla revisione del pacchetto automotive europeo, con cui la commissione UE ha deciso di rimodulare il percorso verso la neutralità climatica 2050, sostituendo il precedente stop totale al 100% delle emissioni al 2035 con una riduzione del 90%. Una combinazione che rischia di prolungare la dipendenza dal petrolio proprio nel momento in cui diventa più costoso.
Shock petroliferi e costi: le auto a benzina restano le più esposte (e più care)
Il punto centrale è semplice: quando il prezzo del petrolio sale, chi guida un’auto endotermica paga immediatamente il conto. La ricerca compiuta da T&E mostra infatti come, con il greggio sopra i 100 dollari al barile, il costo extra per fare rifornimento può arrivare a essere cinque volte superiore rispetto all’aumento dei costi di ricarica di un’auto elettrica.
In numeri concreti, si parla di circa 14,20 € ogni 100 km per un’auto a benzina (con un aumento di 3,80 €), contro 6,50 € per un’elettrica, cresciuti di appena 0,70 euro. La differenza diventa ancora più evidente per le flotte aziendali: fino a 89,00 € in più al mese per un’auto a benzina, contro circa 16,00 € per un’elettrica.
Ma non è solo una questione individuale. A livello europeo, nel 2025 l’UE ha speso circa 67 miliardi di euro per importare petrolio destinato alle auto. Una cifra enorme che evidenzia quanto il sistema sia ancora legato alle dinamiche globali dell’energia. Eppure, qualcosa sta già cambiando: gli 8 milioni di veicoli elettrici circolanti hanno permesso di evitare il consumo di circa 46 milioni di barili di petrolio, generando un risparmio significativo.
Come sottolinea Andrea Boraschi, direttore T&E Italia, gli shock petroliferi colpiscono sempre nello stesso modo: “ogni volta che il prezzo del petrolio sale, i conducenti di auto a benzina pagano il conto“. Da qui il messaggio chiave: puntare su energia rinnovabile ed elettrificazione significa ridurre l’esposizione a crisi internazionali che non possono essere controllate.
Il nuovo pacchetto automotive UE aumenta la nostra dipendenza dal petrolio
A rendere il quadro ancora più delicato, ci ha pensato la revisione del pacchetto automotive UE presentata dalla commissione europea lo scorso dicembre.
Secondo le analisi di T&E, il passaggio della riduzione di emissioni di CO₂ dal 100% al 90% entro il 2035 potrebbe rallentare la diffusione dei veicoli elettrici proprio mentre il contesto globale dimostra quanto sia rischioso restare legati al petrolio. In uno scenario segnato da tensioni internazionali – come quelle tra Stati Uniti e Iran – l’aumento del prezzo del greggio avrà dei gravissimi (e immediati) effetti sui costi di mobilità.
Al contrario, accelerare l’elettrificazione avrebbe un impatto strutturale: si stima che una maggiore diffusione dei veicoli elettrici potrebbe ridurre le importazioni di petrolio dell’UE fino a 45 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035. In altre parole, non si tratta solo di sostenibilità ambientale, ma anche di stabilità economica. Per aziende e fleet manager, il messaggio è chiaro: il costo totale di utilizzo dei veicoli è sempre più legato alla fonte energetica, e sempre meno al solo prezzo di acquisto.












