A marzo 2026 sono state immatricolate quasi 187.300 auto nuove, circa 13.500 in più rispetto allo stesso mese del 2025, con una crescita del 7,8% sul mercato. Va detto che marzo di quest’anno aveva un giorno lavorativo in più rispetto al 2026, il che ha certamente contribuito al risultato positivo. Nel complesso, il primo trimestre segna un +9,4% per le auto.
Diversa la situazione per i veicoli commerciali leggeri (furgoni e simili): a marzo si registra un -1,5%, con 243 unità in meno. Il trimestre chiude a -3,5%, confermando un settore ancora in difficoltà.
Chi ha comprato auto a marzo 2026
Il canale più vivace a marzo è stato quello dei privati, cresciuto del 18%. Gran parte di questo balzo è però legato allo scarico di ordini di auto elettriche effettuati nel 2025 grazie agli incentivi statali. Escludendo queste consegne, la crescita scende a un più contenuto 8,7%.
Bene anche le auto-immatricolazioni delle case auto e delle concessionarie (+9,7%) e il noleggio a breve termine (+8,2%). In positivo pure gli acquisti aziendali diretti (+6,2%). L’unico canale in rosso è il noleggio a lungo termine, che perde il 10,2%.
Le alimentazioni: avanzano elettrico e ibrido, crolla il diesel
Il dato più significativo riguarda le motorizzazioni. Le auto elettriche pure crescono del 73% e si avvicinano al 9% di quota di mercato. Le ibride plug-in quasi raddoppiano (+99%) superando l’8%. Le full hybrid segnano +28% e raggiungono il 15,4% di quota. Complessivamente, ibridi “veri” ed elettrici sfiorano un terzo delle nuove immatricolazioni.
La benzina si mantiene sopra il 50%, sostenuta dalle mild hybrid. Il diesel invece continua a perdere terreno: -19,2% e appena il 12% di quota. Male anche il GPL, a -27,3%.
Fiat in grande spolvero, bene Volkswagen
Fiat è il marchio più immatricolato d’Italia e a marzo conferma un momento eccezionale: +26,8%, per un totale di quasi 22.000 targhe. Nel primo trimestre ha totalizzato oltre 63.500 immatricolazioni. Volkswagen e Toyota si contendono il secondo posto, separate da poche centinaia di unità.
Tra i marchi in crescita si segnalano Audi (+27,4%), Kia (+22,3%), Skoda (+24%), Tesla (+31,4%) e BYD, che quasi triplica i volumi (+189%). In calo invece Ford (-19,9%), Hyundai (-34%) e Alfa Romeo (-22%).
A livello di gruppi, Stellantis cresce del 10,5% e mantiene oltre il 31% di quota. Bene anche il Gruppo Volkswagen (+15,3%).
Come vendono i diversi brand?
Interessante anche guardare attraverso quale canale i costruttori vendono di più. Leapmotor, il marchio cinese del gruppo Stellantis, vende il 98,3% delle auto ai privati. Suzuki è vicina al 95%. Dacia e Omoda superano il 70%. Sono dati che riflettono scelte strategiche precise.
Sul fronte opposto, i brand premium puntano sulle flotte aziendali: Mercedes ha quasi il 18% delle vendite nel canale aziendale diretto, seguita da BMW e Tesla. Cupra, BMW e Alfa Romeo sono invece i brand più dipendenti dal noleggio a lungo termine, che per loro supera il 48-52% delle vendite totali.
La questione delle multe CO2
Il Country Manager di Dataforce Italia, Salvatore Saladino, dedica un commento al tema delle sanzioni europee sulle emissioni. Le multe previste per il triennio 2025-2027 restano sospese, ma rappresentano un’incognita pesante per i costruttori. Saladino sottolinea come il sistema sia distorto: penalizza l’industria europea per obiettivi che dipendono anche dai comportamenti dei consumatori, non solo dalle scelte delle case auto.
Il paradosso, secondo lui, è che le auto europee pesano solo l’1% delle emissioni mondiali di CO2: anche azzerandole completamente, l’impatto sul clima sarebbe minimo, mentre i costi ricadrebbero interamente su industria e consumatori. Un approfondimento specifico con dati concreti sarà pubblicato a maggio.
In sintesi
Marzo 2026 conferma un mercato auto in ripresa, con la spinta decisiva di privati, elettrico e ibrido. Fiat domina, i marchi cinesi avanzano, il diesel arretra. I veicoli commerciali restano il punto debole del settore. E sullo sfondo, il nodo delle sanzioni europee sulle emissioni rimane aperto e potenzialmente molto costoso per tutta la filiera.












