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Editori radio vs nuovi Infotainment auto: i numeri e i perchè

Dopo la vittoria europea sull'obbligo di ricevitori, il settore radio deve combattere per la visibilità reale negli infotainment, mentre lo streaming IP cresce

I sistemi di infotainment delle auto di nuova generazione stanno trasformando radicalmente il modo di ascoltare la radio, e gli editori radiofonici italiani si sono mobilitati per tutelare la presenza della broadcast radio (FM, DAB+ e IP) nei veicoli.

La questione tocca tre aspetti cruciali: accesso universale all’informazione, sicurezza stradale e sostenibilità economica del settore radiofonico.

Perché l’infotainment mette a rischio la radio tradizionale

Le auto moderne eliminano progressivamente l’autoradio integrata con sintonizzatore FM o DAB, sostituendola con display digitali complessi, connessioni IP e Bluetooth che richiedono abbonamenti e connessione dati, e app smartphone che non garantiscono accesso universale gratuito.

In Italia 26 milioni di automobilisti ascoltano la radio in macchina, ma diversi produttori offrono la radio come optional a pagamento sui modelli base, aggirando di fatto il divieto.

La UE riconosce l’obbligo di riceettori radio nelle auto

Il 13 maggio 2026, la Commissione Europea ha riconosciuto la validità dell’iniziativa normativa italiana che prevede l’obbligo di presenza dei ricevitori radio FM e DAB+ su tutti gli autoveicoli.

L’1 ottobre 2025 il governo italiano ha notificato alla UE la modifica del codice delle comunicazioni elettroniche, estendendo l’obbligo a tutte le categorie di veicoli abilitati alla connessione internet. A maggio 2026 la UE ha dato il via libera definitivo.

La nuova disposizione impone che gli apparati di infotainment siano idonei anche alla ricezione della radiodiffusione analogica e digitale terrestre, assicurando la continuità del servizio di interesse pubblico essenziale.

Le dichiarazioni di Antonio Marano

Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, ha detto: “La radio rimane un presidio essenziale di sicurezza, pluralismo e coesione sociale. La conferma europea dimostra che l’Italia ha saputo difendere un principio di interesse pubblico, prima ancora che industriale.”

“La presenza del sintonizzatore radio non può essere considerata un dettaglio di design, ma rappresenta una garanzia di accesso universale all’informazione e un elemento fondamentale per la resilienza del sistema comunicativo.”

La campagna #RadioInAuto

La campagna crossmediale #RadioInAuto, promossa da Confindustria Radio Televisioni, ruota intorno a uno spot radiofonico da 30 secondi che valorizza il legame duraturo tra ascoltatori e radio in auto.

Gli organizzatori includono Confindustria Radio TV come promotore principale, insieme a ITSRIGHT, Nuovo IMAIE, SCF, Soundreef, Evolution e altri collecting musicali che tutelano diritti connessi, diritti artisti e diritti produttori fonografici. L’obiettivo è garantire che la radio sia facilmente individuabile, immediatamente accessibile e fruibile con un solo click, senza essere nascosta in menu complessi o penalizzata da soluzioni basate esclusivamente sull’IP.

Il problema della “prominence”: visibilità vs disponibilità

Il Quu In-Vehicle Visuals Report 2026, terzo anno di studio, mostra un paradosso americano interessante. Solo il 35% dei modelli ha pulsante o widget radio dedicato, meno di 10% ha pulsante radio fisico, mentre 68% mostra informazioni radio su schermi multipli e il 65% ha display immagine per radio.

Per la radio il problema non è l’availability, è la discoverability. Assicurare che il suono sia visto non è opzionale, è essenziale.

Prominence in Europa: regolamentazione in arrivo

La prominence, cioè la facilità di accesso ai contenuti radiofonici in posizione privilegiata, è diventata un tema centrale nel dibattito europeo sui dispositivi digitali e sistemi in-vehicle. I broadcaster radiofonici sono uniti nella richiesta di prominence per i loro servizi su piattaforme audio digitali e dispositivi come smart speakers e infotainment automotive.

I tre flussi di trasmissione: FM, DAB+ e IP

In Svizzera, già dal 2025 l’ascolto IP ha superato quello DAB, dopo aver già sorpassato la ricezione FM nel 2024. La vita del DAB potrebbe arrivare al 2040, ma la tendenza è chiara: lo streaming IP è in crescita esplosiva.

Gli editori sostengono che tutte le tecnologie devono essere presenti. SCF, la Società Consonagrafica Italiana, sostiene che la soluzione normativa deve garantire la presenza di un ricevitore che integra diverse modalità di trasmissione: la capillarità della FM per copertura universale, l’efficacia del DAB+ per qualità digitale, e l’accessibilità dell’IP per contenuti connessi.

Stati Uniti: radio dominante ma streaming in crescita

L’AM/FM radio usage in auto raggiunge il 73% in USA; secondo Edison Research Infinite Dial 2026, mentre online audio streaming raggiunge 48%, doppio rispetto al 2016. I podcast arrivano a 37 percento. La radio AM/FM rimane dominante per captive listening durante i commutes, ma streaming online e podcast stanno accelerando la digital migration.

La questione economica: compensi e diritti d’autore

Il tariffario SCF Radio 2026 mostra che il compenso minimo garantito per canale è 246,58 euro per soggetti con ricavi, mentre 162,38 euro per soggetti senza ricavi. La SIAE gestisce la raccolta e distribuzione dei compensi dovuti ad autori, compositori ed editori a titolo di diritti d’autore, mentre la SCF gestisce la raccolta e distribuzione per diritti connessi.

L’AGCOM sottolinea che sostituire la radio broadcast con piattaforme che richiedono connessione dati e abbonamenti potrebbe trasformare l’auto in uno spazio informativo non sempre fruibile e a pagamento.

Commento critico: opportunità e rischi

La vittoria normativa UE sull’obbligo FM e DAB+ è un punto fondamentale. La radio garantisce accesso universale senza abbonamenti, sicurezza stradale come presidio essenziale in emergenza, e pluralismo informativo per coesione sociale. L’unità del settore, con editori e collecting musicali che lavorano insieme, rafforza la posizione.

La digital migration è accelerata: l’IP supera il DAB+ dal 2025. La crisi di discoverability è preoccupante, con solo 35% di pulsanti radio dedicati. I costi degli abbonamenti per streaming richiedono connessione dati costante. Gli ecosistemi chiusi di Apple, Amazon e Spotify penalizzano la broadcast FM e DAB+. Infine, l’implementazione in Italia deve ancora procedere con approvazione politica definitiva.

La sfida del 2026-2027

Gli editori devono ora completare il percorso normativo in Italia con approvazione definitiva, garantire prominence reale e non solo availability negli infotainment, integrare FM, DAB+ e IP senza escludere nessuna tecnologia, preservare la sostenibilità economica nel modello streaming, e difendersi da ecosistemi chiusi delle grandi piattaforme digitali.

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