Il settore dell’aviazione mediorientale attraversa un momento difficile, ma i viaggiatori non devono allarmarsi eccessivamente. Certo, il conflitto in corso tra Iran, Israele e Stati Uniti ha causato chiusure e restrizioni di numerosi spazi aerei della regione, costringendo le compagnie a rotte alternative più lunghe e costose. A questo si aggiunge un’impennata del carburante: il cherosene per aerei è salito di quasi il 70%, con il petrolio Brent attorno ai 95 dollari al barile.
IATI, compagnia delle assicurazioni viaggio, ha analizzato il comportamento dei viaggiatori e ha individuato una profonda trasformazione della domanda turistica globale nel 2026. Con ridistribuzione delle destinazioni, una maggiore complessità dei viaggi e la crescente importanza della sicurezza come fattore di scelta. Il settore aereo è particolarmente colpito: la chiusura e la riconfigurazione delle rotte in alcune aree stanno costringendo le compagnie a riprogettare gli itinerari in un contesto dove i prezzi carburante sono aumentati del 60% e i voli nella regione del Golfo sono diminuiti del 59%, con oltre 46.000 cancellazioni registrate.
L’impatto sui voli 2026 delle compagnie del Golfo
Emirates (che di recente ha aperto una ricerca personale anche in Italia), Etihad, Qatar Airways, flydubai e le altre grandi compagnie del Golfo stanno mantenendo la connettività globale, ma con maggiori costi operativi. L’associazione internazionale IATA prevede che il Medio Oriente sarà l’unica regione aviazione a chiudere l’anno in perdita. I profitti globali del settore sono attesi in calo da 45 a 23 miliardi di dollari.

Cosa aspettarsi come passeggero delle compagnie del Golfo
Sono possibili tempi di volo più lunghi su alcune rotte, per via dei percorsi deviati. Poi anche delle tariffe in rialzo, complici i costi del carburante. Ma la domanda rimane alta: per la prima volta nella storia si supereranno 5 miliardi di passeggeri nel 2026, con aerei mediamente pieni all’84%
Per chi viaggia per lavoro, business travel
Il business travel verso e attraverso il Golfo risente della situazione in modo particolare. I tempi di percorrenza allungati sulle rotte deviate incidono direttamente sulla produttività, e l’aumento delle tariffe pesa sui budget di trasferta.
Chi ha in programma viaggi verso Asia, Africa o Oceania con scalo a Dubai, Abu Dhabi o Doha farebbe bene a verificare con anticipo eventuali variazioni operative e a prevedere margini di tempo più ampi tra i voli in connessione. Sul fronte positivo, le grandi compagnie del Golfo stanno dimostrando una notevole capacità di gestione della crisi, mantenendo frequenze e standard di servizio elevati anche in questo periodo. Per le aziende che pianificano trasferte a medio-lungo termine, gli esperti consigliano di tenere d’occhio l’evoluzione geopolitica nelle prossime settimane, che potrebbe portare a una progressiva normalizzazione delle rotte.
Le prospettive
Le compagnie del Golfo restano tra le più solide al mondo — flotte giovani, hub strategici, forte supporto governativo — e continuano a investire in espansione (Dubai, Abu Dhabi, Arabia Saudita). La crisi attuale è considerata dagli esperti una sfida temporanea, non una minaccia strutturale.













