Il mercato dell’auto usata italiano non ha nulla di “secondario”. Nel 2025, secondo i dati ACI, i passaggi di proprietà delle autovetture al netto delle minivolture hanno raggiunto quota 3.221.145, in crescita del 2,1% rispetto al 2024: più del doppio rispetto alle immatricolazioni di auto nuove. Un mercato enorme, dunque, ma anche estremamente frammentato, nel quale è difficile individuare un vero leader. È in questo scenario che si muove brumbrum, realtà italiana specializzata nella compravendita online di auto usate ricondizionate e parte di Aramis Group, società europea controllata a maggioranza da Stellantis.
“Il mercato dell’usato in Italia è un mercato enorme, che viene spesso definito di seconda mano o secondario, ma in realtà è tutt’altro che secondario”, spiega Paolo Di Napoli, CEO di brumbrum. “È anche un mercato estremamente frammentato, perché non c’è un vero e proprio leader. Nessuno ha una market share superiore al 5-10% in Italia, e la situazione è abbastanza simile anche in Europa“.
Secondo Di Napoli, oltre alla frammentazione c’è un altro elemento che caratterizza il comparto: una digitalizzazione ancora limitata, accompagnata da una certa opacità. È proprio su questi terreni che brumbrum prova a costruire il proprio modello, puntando su digitale, trasparenza e ricondizionamento industriale.
Trasparenza e omnicanalità: la ricetta di brumbrum per l’auto usata
La prima differenza rispetto al dealer tradizionale è la possibilità di acquistare una vettura senza essere vincolati alla presenza fisica di un punto vendita. Il modello di brumbrum è infatti omnicanale: il cliente può completare l’acquisto online, passare dai touchpoint fisici di Reggio Emilia e Milano oppure combinare le due modalità.
“Se vuoi comprare l’auto interamente online, puoi farlo; se invece vuoi avere un percorso completamente fisico, puoi utilizzare i nostri touchpoint, oppure puoi scegliere un mix tra touchpoint fisici e digitali. Siamo totalmente flessibili”, racconta Di Napoli.

La stessa logica vale per la consegna. La vettura può arrivare direttamente a casa del cliente, comprese le isole, oppure essere recapitata in uno dei garage partner. Entro un determinato raggio viene trasportata da un driver, mentre sulle distanze maggiori viene utilizzata la bisarca, così da evitare chilometri superflui.
Al centro della proposta c’è però soprattutto la trasparenza, che parte dalle immagini della vettura e arriva alla trattativa. “Siamo nati come player digitale e vogliamo evitare che il cliente abbia delle sorprese”. Una promessa legata anche ai 14 giorni di prova, soddisfatti o rimborsati: “Nascondere qualcosa o non essere il più trasparenti possibile finirebbe per ritorcersi contro di noi”. Ed è proprio qui che entra in scena quello che Di Napoli definisce il “fiore all’occhiello” di brumbrum
Factory brumbrum: 50.000 m² per ricondizionare fino a 1.500 auto al mese
È qui che la filosofia di brumbrum prende forma concreta. La Factory di Reggio Emilia, aperta nel 2019, si sviluppa su 50.000 m² quadrati e conta oggi circa 50 dipendenti. Su un singolo turno vengono ricondizionate circa 400 vetture al mese, ma la capacità può arrivare a 1.200-1.500 auto mensili lavorando su tre turni.
Il processo parte con un lavaggio e un primo “car check”, accompagnato da un test drive di 15-20 minuti. Segue una seconda perizia, più approfondita, che analizza aspetti meccanici, elettronici ed estetici e stabilisce gli interventi necessari.

Si passa quindi alla carrozzeria, compresa la rimozione dei danni da grandine, una competenza particolarmente rara. “È una capacità preziosa rara da trovare non solo in Italia, ma anche in Europa”, sottolinea Di Napoli. Il reparto ha formato internamente nuove risorse e l’azienda sta valutando anche una sorta di Academy per trasferire questa competenza agli altri Paesi del Gruppo.
Seguono eventuali interventi su parabrezza e meccanica, con una stampante 3D utilizzata per componenti minori, quindi verniciatura e un secondo lavaggio. Prima dello shooting arriva un ulteriore controllo, mentre una terza verifica viene effettuata prima della consegna. “Quello che ci differenzia rispetto magari ad altri player – sottolinea Di Napoli – è proprio questo triplo check sulla qualità”. Una standardizzazione che serve anche a industrializzare il processo e contenere i costi, trasferendo il vantaggio sul prezzo finale.
Flotte e B2B: oggi il sourcing, domani un servizio per il cliente
Il rapporto con il mondo business è oggi soprattutto a monte della filiera. Il 90-95% delle vetture acquistate da brumbrum proviene infatti da fornitori di auto aziendali, tra cui Arval, Leasys e BCA. “Il nostro principale canale di approvvigionamento è quello”, spiega Di Napoli. Il B2B commerciale, invece, rimane ancora marginale: “Quello che compro e magari non riesco a vendere nel B2C lo mando sul B2B”. Le transazioni business sono quindi residuali e, nel breve periodo, la priorità rimane il B2C.
La volontà è comunque quella di sviluppare il canale in prospettiva, più come servizio aggiuntivo che come fonte di extra-margin. Brumbrum già oggi acquista alcune vetture direttamente dai privati attraverso il C2B, sulla base di criteri legati soprattutto a età e chilometraggio. L’idea è strutturare ulteriormente questo flusso, anche senza far necessariamente transitare le vetture dalla Factory.
Il ricondizionato, del resto, può essere interessante anche per le flotte e per le aziende perché consente di accedere a vetture di segmento superiore a parità di budget. “Non si deve sostenere direttamente tutta la svalutazione dell’auto, perché gran parte è già stata assorbita dal precedente proprietario. E quindi, a parità di costo, ci si può permettere un’auto di un segmento più alto, magari anche molto più accessoriata”. Un vantaggio economico a cui si aggiunge quello ambientale: ricondizionare significa anche prolungare la vita utile di una vettura già prodotta.
Nuovi punti vendita e digitale: il futuro di brumbrum passa dal B2C
La strategia di crescita resta però soprattutto orientata al cliente privato. Nei primi sei mesi dell’anno brumbrum ha registrato una crescita dei volumi di circa il 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra le prossime mosse ci sono due nuovi punti vendita fisici, a partire da Bologna.
Non saranno però concessionarie tradizionali: “Non va immaginato – racconta Di Napoli – come il punto vendita classico di un grande dealer, con 50, 60 o 70 auto in stock. È più un punto di contatto: serve a costruire brand awareness sul territorio, aumentare la fiducia nei confronti di Brumbrum e dare al cliente un luogo fisico a cui rivolgersi“. Anche la permuta si lega a questo progetto, insieme allo sviluppo del C2B, necessario per ampliare la varietà dell’offerta.
A spingere il modello è anche la crescente familiarità con l’acquisto digitale. “Oggi il 28% degli italiani è pronto ad acquistare la propria prossima auto online. Questa percentuale più che raddoppia, arrivando al 60%, quando parliamo della Generazione Z”. Numeri che, secondo Di Napoli, indicano una trasformazione del rapporto con l’auto: il prodotto rimane centrale, ma cambia il modo di acquistarlo. La stessa evoluzione riguarda i brand cinesi, ancora poco presenti nell’usato ma sempre più considerati dai consumatori, soprattutto giovani. E in un mercato dove il budget per l’auto è sotto pressione, il prezzo può diventare un acceleratore decisivo.
La scommessa di brumbrum è quindi quella di industrializzare un mercato ancora molto frammentato. “I player che fanno quello che facciamo noi a un livello così industriale si contano davvero sulle dita di una, massimo due mani“. Una scala difficile da replicare per il dealer tradizionale, ma che potrebbe diventare uno degli elementi chiave per trasformare l’usato ricondizionato da alternativa al nuovo a componente strutturale della mobilità italiana.










