A un anno dal suo arrivo nel nostro Paese, CTP continua a crescere in Italia. Il gruppo ha aperto una seconda sede a Roma, ha annunciato sei nuovi progetti e punta ora sempre più sul Centro-Sud. Ma che cos’è, esattamente, CTP?
Si tratta di una società con sede nei Paesi Bassi, nata nella Repubblica Ceca, che costruisce capannoni, magazzini e stabilimenti per logistica e industria. Invece di venderli, li tiene e li affitta, occupandosi anche della gestione. Oggi è il primo operatore quotato in Borsa d’Europa nel settore, se si guarda alla GLA (Gross Leasable Area), ovvero la Superficie Lorda Locabile: in parole semplici, tutti gli spazi interni di un edificio che il proprietario può dare in affitto e che quindi generano un guadagno.
Al 30 giugno 2026 la GLA del gruppo ha raggiunto i 14.800.000 milioni di metri quadrati, occupati per il 93%, mentre altri 2 milioni sono in costruzione. Le oltre 270 sedi dei suoi parchi industriali sono sparse in 12 Paesi e ospitano più di 1.700 clienti, dalle multinazionali alle piccole imprese locali. A questo si aggiunge una riserva di terreni da 34 milioni di metri quadrati, in gran parte di proprietà, su cui costruire in futuro.
Sul piano economico, nel primo semestre 2026 gli affitti incassati hanno toccato i 413,3 milioni di euro, il 12,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, e la liquidità disponibile è di 2,1 miliardi. Le agenzie di rating, inoltre, giudicano affidabili i suoi conti.
Lo sbarco di CTP in Italia, dalle acquisizioni ai nuovi cantieri
L’ingresso nel mercato italiano è avvenuto con l’acquisto, per 241 milioni di euro, di VLD, società italiana attiva nello sviluppo immobiliare logistico, in precedenza controllata da FBH Group. Il vero tesoro dell’operazione è il landbank, cioè la riserva di terreni: 8,7 milioni di metri quadrati, di cui 1,7 già di proprietà, 2,7 vincolati da contratti e in attesa del cambio di destinazione d’uso, e 4,3 su cui CTP ha un’opzione di acquisto da esercitare quando le autorizzazioni arriveranno.
Quasi il 70% si trova al Nord, il resto soprattutto nel Centro, con una piccola quota attorno a Bari. VLD è stata poi rinominata CTP Italy e affidata proprio a Emanuele. Oggi il portafoglio italiano conta cinque immobili per 208.500 metri quadrati: 94.700 sono già operativi tra Pavia, Bari, Firenze e Castel San Giovanni, mentre altri 113.800, sempre a Castel San Giovanni, saranno consegnati tra fine 2026 e inizio 2027.

A questi si aggiungono sei nuovi progetti: Alessandria, Novara Sant’Agabio, Padova Vescovana, un secondo lotto a Castel San Giovanni lungo l’A21 e Frosinone, nel basso Lazio. Le consegne sono attese tra fine 2027 e il terzo trimestre 2028. Il cantiere di Padova Due Carrare partirà invece a ottobre 2026 e porterà 30.871 metri quadrati nel 2027.
Cresce anche il team, oggi di 14 persone (10 a Milano e 4 a Roma), che dovrebbe salire a 20 entro il 2027. La direzione è il Centro-Sud, con particolare attenzione ai porti e, se ci saranno occasioni, anche alle isole. Il piano prevede un miliardo di euro di investimenti in cinque anni. Per capire come tutto questo si traduca sul nostro territorio, abbiamo parlato con Agostino Emanuele, Managing Director di CTP Italia.
Agostino Emanuele, CTP Italia: “Seguiamo i nostri clienti, presto anche al Sud”
Se si dovesse descrivere a una persona che non sa niente di questo mondo, che cosa fa sostanzialmente CTP?
Siamo degli sviluppatori immobiliari. In pratica realizziamo immobili a uso logistico e light industrial soprattutto, ma anche per il commercio all’ingrosso e l’artigianato, e li affittiamo a clienti che svolgono queste attività. Una volta costruiti, ne restiamo proprietari e gestiamo allo stesso tempo i clienti e la parte amministrativa. Creiamo così un rapporto duraturo con loro, per tutti gli anni di locazione.
In quali tipologie si dividono gli immobili che create e gestite?
Abbiamo cinque tipologie di immobili. Partiamo da ctSpace, che sono immobili prettamente logistici: parliamo di big box, da 50 fino a 100.000 m², destinati allo stoccaggio delle merci. Poi c’è ctFlex, stabili light industrial produttivi, divisibili anche in tagli da 1.000-1.500 m², pensati per clienti che fanno produzione leggera, controllo qualità e qualche volta anche tech.
I ctBox sono invece gli spazi per il commercio all’ingrosso, il retail e l’artigianato, che affittiamo anche a tagli minimi, di 400-500 m². I ctFitix, poi, sono spazi customizzati al 100% dal cliente. Per esempio, un cliente ci dice: “Vorremmo aprire un immobile a Roma, con questa metratura, questi spazi e queste caratteristiche”. Ci dà direttamente lui il concept e noi studiamo insieme l’impostazione dell’immobile, con uffici, spazi di lavoro, aree comuni e così via. È proprio fatto su misura per loro.
Infine c’è una novità, che credo sia unica, non la vedo da altre parti: il ctLab. Sono immobili adibiti a uffici, messi al servizio dei clienti, che al loro interno trovano sale riunioni, qualche ufficio, una sala catering e anche un po’ di coworking.
Cos’ha spinto CTP a investire in un territorio come l’Italia?
Oltre ad avere quasi 8.000 km di costa, oggi l’Italia è la terza nazione in Europa per domanda e per produzione. Ma abbiamo aperto qui soprattutto perché ce l’hanno chiesto i nostri clienti. Noi seguiamo il business dei nostri clienti: senza di loro, di base, non affittiamo gli spazi. Per noi è stato quindi un passo naturale.
Quali sono i piani di CTP nel prossimo futuro?
Con l’acquisizione che abbiamo fatto di recente, arriviamo a 8.700.000 m² di terreno. Abbiamo stilato una pipeline 2026-2030 in cui vogliamo sviluppare circa 1.400.000 m² di immobili, investendo quasi un miliardo in cinque anni. Quest’anno chiudiamo con 205.000 m², il prossimo ne abbiamo stimati più o meno altri 200.000, per poi salire a 300-350.000 negli anni successivi. Le location sono soprattutto nel nord e nel centro Italia: abbiamo tante aree nel centro, in particolare intorno a Roma. Nei prossimi anni cercheremo di concentrarci di più sul centro-sud.












