La crescente imprevedibilità delle tariffe, secondo alcuni tipica anche del 2027, aeree è oggi la principale preoccupazione dei responsabili dei viaggi aziendali in vista della seconda metà del 2026. È quanto emerge da un sondaggio live condotto da FCM Travel tra clienti e potenziali clienti durante l’evento Th!nk 2026, organizzato in Australia, all’InterContinental Sydney.
La volatilità delle tariffe, indipendentemente dai continenti o quasi, ha superato altre criticità indicate dai partecipanti, tra cui la gestione dei dati e la crescente resistenza dei viaggiatori alle policy aziendali.
A porre la domanda alla platea è stata Felicity Burke, Strategy Lead di FCM, che ha chiesto quali fossero le principali preoccupazioni per i mesi rimanenti del 2026. «Nei prossimi sei mesi, o per quello che resta del 2026, cosa vi preoccupa maggiormente? Abbiamo la volatilità delle tariffe aeree, i dati e la resistenza dei viaggiatori alle policy», ha spiegato Burke.
Le compagnie stanno cambiando strategia di pricing
Secondo Burke, il mercato sta attraversando un cambiamento significativo nel modo in cui le compagnie aeree determinano i prezzi. Il modello tradizionale, basato anche sulla conquista di quote di mercato, starebbe lasciando spazio a una strategia maggiormente orientata al recupero dei costi.
«Entrambi i vettori stanno definendo i prezzi sulla base del recupero dei costi. Non stanno facendo pricing per conquistare quote di mercato», ha affermato Burke, sottolineando come in passato le compagnie fossero più propense a utilizzare le tariffe come strumento competitivo per aumentare la propria quota di mercato.
Uno dei principali fattori alla base di questo cambiamento è il costo del carburante, che continua a influenzare in modo significativo i tempi necessari alle compagnie per recuperare i maggiori costi sostenuti.
Secondo Burke, una compagnia aerea può impiegare normalmente circa due anni per assorbire pienamente l’impatto di un aumento significativo del costo del carburante. «Stiamo parlando di un periodo di recupero di due anni per molte compagnie aeree», ha spiegato.
A rendere la situazione ancora più complessa è il fatto che gli aumenti del carburante registrati nel 2026 sarebbero stati circa il doppio rispetto alle previsioni iniziali.
Pressioni anche sulle tariffe domestiche australiane
I dati presentati durante l’evento evidenziano inoltre una pressione crescente sul mercato domestico australiano. A febbraio 2026 la domanda di viaggi aerei domestici in Australia è cresciuta del 2,1%. Tuttavia, il load factor — ovvero la percentuale dei posti disponibili effettivamente occupati — è sceso al 79,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il motivo è legato soprattutto all’aumento della capacità, che ha superato la crescita della domanda. Per riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta e recuperare i livelli di rendimento, Qantas e Virgin Australia hanno annunciato riduzioni mirate della capacità nel quarto trimestre dell’esercizio finanziario 2026.
FCM Consulting prevede che il load factor possa risalire fino all’82% nella seconda metà del 2026, ma ritiene che le tariffe rimarranno comunque superiori ai livelli precedenti al 2026.
Tariffe in aumento in tutta l’area Asia-Pacifico
La pressione sui prezzi non riguarda soltanto l’Australia. Nei primi quattro mesi del 2026, la tariffa media acquistata in classe Economy con sconto è aumentata in tutti i principali mercati domestici dell’area Asia-Pacifico.
Gli incrementi più significativi sono stati registrati in Cina (+119 dollari USA) e Giappone (+67 dollari), mentre l’Australia ha registrato un aumento di 38 dollari USA.
Per i travel manager, questo scenario rende più complessa la previsione dei budget e aumenta l’importanza di una gestione dinamica delle strategie di acquisto.
I corporate buyer mantengono comunque un importante potere negoziale
Nonostante la volatilità, secondo FCM le aziende continuano ad avere un importante elemento di forza nelle negoziazioni con le compagnie aeree: i volumi garantiti. Burke ha sottolineato come i clienti corporate rappresentino un business particolarmente prezioso per i fornitori, proprio perché possono assicurare una domanda relativamente prevedibile.
«Siete oro per i nostri fornitori, perché rappresentate business garantito di cui hanno bisogno quando definiscono i prezzi», ha spiegato.
Per un’azienda, quindi, il volume di viaggi previsto può diventare una leva concreta durante le negoziazioni con le compagnie aeree, soprattutto quando si tratta di ottenere condizioni dedicate o proteggere determinati livelli tariffari.
Prezzi sempre più difficili da prevedere
Sul mercato australiano, l’incertezza è già evidente sulle rotte domestiche. Burke ha citato proprio la variabilità delle tariffe proposte da Qantas e Virgin Australia come esempio di quanto sia diventato difficile prevedere l’andamento dei prezzi anche nel breve periodo.
«Sembra semplicemente impossibile prevedere cosa succederà domani», ha osservato, raccontando che, durante un recente viaggio, si è trovata a pagare meno volando con Qantas rispetto a Virgin Australia. Per i travel manager, questo significa che la tradizionale logica secondo cui una determinata compagnia è sistematicamente più conveniente su una specifica rotta potrebbe essere sempre meno affidabile.
I contratti corporate restano importanti
Di fronte a questa volatilità, durante l’evento è stato chiesto a Burke se i contratti con le compagnie aeree continuino ad avere un valore concreto.
La risposta è stata positiva. Secondo FCM, la politica tariffaria sempre più dinamica dei vettori rende ancora più importante avere un accordo corporate, in particolare sulle rotte che raramente vengono interessate da promozioni.
Le strategie di pricing di Qantas e Virgin Australia possono infatti cambiare rapidamente, ma un contratto permette alle aziende di sfruttare comunque le opportunità di risparmio disponibili.
«È necessario avere un contratto per sfruttare qualsiasi risparmio si possa ottenere su quelle rotte. È una questione specifica per ogni tratta e non si può semplicemente cercare di anticipare il mercato», ha spiegato Burke.
Il messaggio per i travel manager è quindi chiaro: non esiste più necessariamente una strategia tariffaria valida per tutte le rotte. La gestione deve essere sempre più analitica e specifica per mercato, destinazione e tipologia di viaggio.
Il ritorno delle offerte last minute?
Durante il confronto è emersa anche una domanda particolarmente interessante: le compagnie potrebbero iniziare a utilizzare sempre più spesso forti riduzioni last minute per riempire i posti rimasti invenduti?
Burke ha ricordato un precedente significativo: il mercato domestico cinese di circa 15 anni fa, quando la forte espansione dell’aviazione aveva portato le compagnie a introdurre offerte molto aggressive a ridosso della partenza.
In alcuni casi, le promozioni arrivavano appena due giorni o addirittura due ore prima del volo, con l’obiettivo di riempire gli ultimi posti disponibili.
Secondo Burke, non è escluso che una dinamica simile possa manifestarsi anche sul mercato domestico australiano, qualora alcune compagnie si trovassero con un eccesso di capacità. La strategia, tuttavia, rimane fortemente dipendente dalla singola compagnia e dalla singola rotta.
«Se ciò che è accaduto 15 anni fa nel mercato domestico cinese potesse succedere anche qui, sarebbe pazzesco», ha commentato Burke. «Sarebbe fantastico: viaggeremmo tutti molto di più».
Cosa significa per il business travel
Per le aziende, il quadro delineato da FCM suggerisce che la gestione del business travel nella seconda metà del 2026 richiederà un approccio sempre più flessibile.
Tre elementi sembrano particolarmente rilevanti per i travel manager:
- Budget più dinamici: la volatilità delle tariffe rende più difficile prevedere il costo medio dei viaggi.
- Negoziazione basata sui volumi: i volumi corporate garantiti continuano a rappresentare una leva importante nei rapporti con i vettori.
- Strategie per singola rotta: monitorare l’andamento delle tariffe e delle capacità disponibili potrebbe diventare più efficace che affidarsi a una strategia uniforme per compagnia.
In un mercato nel quale le compagnie stanno cercando di recuperare l’aumento dei costi e, contemporaneamente, di gestire la capacità in funzione della domanda, la flessibilità potrebbe diventare uno degli strumenti più importanti per contenere la spesa dei viaggi d’affari.
Fonte: Travel Weekly Australia, articolo di Sofia Geraghty, pubblicato il 13 agosto 2026: “Airfare volatility number one concern for business travellers, FCM finds” – Travel Weekly











