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Certificazione per spostarsi tra regioni dal 26 aprile (e Pass europeo)

Una certificazione per spostarsi tra regioni di colore diverso è quanto servirà dopo il 26 aprile, secondo quanto annunciato dal primo ministro Mario Draghi durante la conferenza stampa di venerdì 16 aprile scorso. Nella medesima occasione, per voce del suo ministro Roberto Speranza, il ministero della Salute ha chiarito che si sta lavorando ad una roadmap di riaperture, tra le quali fiere e congressi dal 1° luglio, basandosi sulle evidenze scientifiche dei contagi e sul principio della “gradualità” della ripresa delle diverse attività economiche e sociali.

Certificazione per spostarsi tra regioni dal 26 aprile

In attesa del testo di legge che stabilirà i dettagli delle riaperture e degli spostamenti, aggiungiamo qualche elemento sul “pass” che servirà per spostarsi tra regioni di colore diverso. Dunque con stadi differenti di diffusione del Coronavirus.

Si tratta di un certificato, che attesta la negatività al Covid19 oppure l’avvenuta vaccinazione. Di cui non è stato ancora esplicitato in quale forma di documento. Se accompagnato da un’autocertificazione, in determinati casi, ad esempio.

Alcune fonti lo definiscono “passaporto vaccinale” prendendo spunto dall’iniziativa dell’Unione europea con il “Digital green certificate”. Ma come vi spieghiamo più avanti, non è così immediato adottarlo, nel rispetto dei diritti di tutti. Compresi coloro che non si vaccineranno, per libera scelta.

Digital green certificate: che cos’è

A metà marzo 2021, la Commissione europea ha proposto agli Stati membri l’adozione di uno schema comune di rilascio di “certificati interoperabili su vaccinazione, test e guarigione dal Covid19” al fine di facilitare la libera circolazione durante la pandemia.

Le tempistiche di questa iniziativa sono di giugno per l’avvio e luglio per la piena operatività.

Spiega una nota dell’UE: «Il Digital green certificate sarà una prova che una persona è stata vaccinata contro il Covid19, ha ricevuto un risultato negativo del test oppure si è guarita dalla malattia. Sarà disponibile, gratuitamente, in formato digitale o cartaceo. Includerà un codice QR per garantire la sicurezza e l’autenticità del certificato».

Digital Green Pass

L’iter europeo: si vota nella settimana del 26 aprile

Come per tutte le iniziative legislative, c’è un iter in corso tra Consiglio e Parlamento europei.

Da metà marzo a oggi è accaduto che: il Consiglio europeo ha approvato il suo mandato negoziale nei confronti del Parlamento europeo sul “certificato verde digitale”.

Il quadro giuridico del documento è costituito da due proposte legislative.

Il primo riguarda i cittadini dell’UE e i membri delle loro famiglie. Invece, il secondo è per i cittadini di paesi terzi che soggiornano o risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

Secondo queste proposte, sarà possibile utilizzare il certificato in tutti gli Stati membri dell’UE. Sarà introdotto anche in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Ora il Parlamento europeo dovrebbe adottare la sua posizione nella plenaria del 26-29 aprile.

Successivamente, i negoziati tra le istituzioni inizieranno il più presto possibile. Gli Stati membri hanno sottolineato il loro impegno ad avere il quadro normativo pronto entro l’estate 2021.

E’ già precisato che il Digital green certificate «non è una precondizione per esercitare i diritti di libera circolazione e non è un documento di viaggio, al fine di sottolineare il principio di non discriminazione, in particolare nei confronti delle persone non vaccinate».

Il documento sarà redatto in inglese e nella lingua ufficiale dello Stato membro di rilascio.

Approfondisci qui.

Il quadro italiano: certificazione dal 26 aprile 2021

La domanda che ci si pone in queste ore è: da chi verrà rilasciato “il pass” in Italia?

Mentre i giornali ipotizzano anche l’autocertificazione, è più corretto asserire che «non è ancora chiaro, se si tratterà di un certificato che sarà rilasciato da Asl, Regione o un altro ente sanitario, visto che i territori al momento non sembrano tutti organizzati allo stesso modo, anche sul rilascio del patentino vaccinale», commenta Roberto Masi, consulente di security management alle aziende.

Approfondisci sulla “Certificazione verde: cos’è e come si ottiene”.

Passaporto vaccinale europeo: domande e risposte

Focalizziamo qui sulle disposizioni a livello europeo.

Chiediamo all’esperto: nel caso di tampone e certificazione di avvenuta guarigione, quali documenti esibiremo?

Masi: «In linea con quanto previsto per i rientri dall’estero, un test negativo potrà essere antigenico o molecolare (Pcr). Non sono sati ancora accettati i test salivari. Per quanto riguarda il certificato di avvenuta negativizzazione, i dubbi riguardano il periodo di efficacia (probabilmente 6 mesi) e su chi sia l’autorità incaricata di rilasciarlo.

Nelle more si consiglia a coloro che fossero guariti dal Covid19, di recuperare e conservare copia dell’esito dei tamponi molecolari effettuati con esito positivo e negativo a guarigione avvenuta, soprattutto se recenti. Segnalo sempre che, nell’ottica di una valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro, potrebbe rientrare anche la circostanza per la quale a determinate trasferte in Paesi a più elevato rischio pandemico (premessa sempre la valutazione preliminare della necessità e improrogabilità della trasferta nonché della copertura assicurativa) siano destinati lavoratori negativizzati o vaccinati, purtroppo ancora pochi».

Del Digital green pass europeo, come si garantiranno l’interoperabilità e la privacy dei dati?

Masi: «La Commissione predisporrà un gateway (una predisposizione tecnologica, ndr) per garantire che tutti i certificati possano essere verificati all’interno della UE da ogni Stato membro e li aiuterà nella realizzazione tecnica dei certificati. Spetterà comunque sempre agli Stati membri decidere da quali restrizioni sanitarie possano essere esentati i viaggiatori.

Gli Stati membri dovranno però applicare tali esenzioni allo stesso modo a tutti i viaggiatori titolari di un certificato verde digitale, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Inoltre, i Digital green certificate includeranno solo una serie di informazioni limitate: nome, data di nascita, data di rilascio, informazioni rilevanti riguardanti il vaccino/i test/la guarigione e un identificativo univoco del certificato. Questi dati possono essere controllati solo per confermare e verificare l’autenticità e la validità dei certificati. I dati personali dei titolari dei certificati passeranno attraverso il gateway. Non saranno conservati dallo Stato membro che effettuerà la verifica, ma solo da quello che ha emesso il certificato».

Trasferte internazionali e certificazioni

E’ interessante conoscere i punti di dibattito della certificazione europea in quanto si pone quesiti di tutela dei diritti che le limitazioni nazionali alla libera circolazione e allo svolgimento delle attività economiche hanno discriminato molte volte in nome della pandemia.

Masi: «Del pass europeo, i punti più controversi sono costituiti dalla durata dell’immunizzazione naturale (quella conseguente cioè la guarigione dall’infezione) e l’assicurazione che l’avvenuta vaccinazione non rappresenti, di fatto, l’unica una condizione necessaria per il rilascio del certificato». Poiché vaccinarsi è una libera scelta.

Se considerata sul piano internazionale – come opportuno trattando noi di business travel -, la riflessione si amplia.

Alcuni Paesi come gli Stati Uniti riconoscono l’avvenuta negativizzazione come elemento discriminante, così come l’esito negativo di un test molecolare o antigenico. Ma non ancora l’avvenuta vaccinazione. Altri, Israele e la Cina (prima a farlo), hanno già iniziato a rilasciare un proprio “passaporto vaccinale digitale” che attesta l’avvenuta vaccinazione.

In definitiva, per le trasferte all’estero andranno valutate le procedure, ancora per molto tempo, i singoli casi. Tra destinazioni fortemente restrittive e, all’opposto, senza alcun filtro, come il Messico.

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