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Il Barometro flotte aziendali 2020 di Arval: lo scenario in Italia

Il Barometro delle flotte aziendali 2020* di Arval disegna uno scenario italiano in cui il numero dei mezzi è contenuto rispetto all’Europa e il parco – in fringe benefit o di servizio che sia – è perlopiù a noleggio anziché di proprietà. Altri elementi che caratterizzano l’ultradecennale ricerca europea sono: la sostenibilità delle flotte che diventa fattore di Csr (corporate social responsibility) e la connettività delle auto, cioè l’ampio utilizzo della telematica a bordo. Ormai imprescindibile per una gestione all’insegna del risparmio e della sicurezza.

Spiega Sonia Angelelli, a capo dell’Osservatorio e del reparto di consulenza in Arval Italia: «Le flotte italiane sono più piccole, rispetto alla media europea: 71 mezzi contro i 107, la loro età si attesta sui 5,6 anni che è un miglioramento rispetto ai 7,6 del Barometro 2019. Inoltre, il 33% delle imprese afferma che nei prossimi tre anni aumenterà le unità a disposizione. La motivazione è in vista di nuovi business che apriranno oltre al fatto che l’auto è considerato uno strumento di retention per le HR e per attirare nuovi talenti oppure fidelizzare i dipendenti».

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Barometro flotte aziendali 2020 Arval: aziende positive sul futuro

Ad un primo sguardo, positività per il futuro quindi, in questo anomalo 2020.

Soprattutto per il noleggio a lungo termine, business clou per la società di Bnp Paribas. Infatti, il 28% delle aziende del Belpaese sceglie il Nlt come principale metodo di finanziamento per le flotte. Il dato si raddoppia in caso di società grandi, con mille dipendenti. Tomaso Aguzzi, sales director, fa notare le reazioni di quest’anno dei due mondi dell’auto on demand.

Da una parte il Nlt b2b che ha risposto agli stop alla mobilità aziendale con prodotti di medio termine. Dall’altra il rent a car (Rac) che si è drammaticamente azzerato con la débacle della travel industry. «Sulla chiusura d’anno non possiamo ancora sapere – spiega il manager -, il primo quarto dell’anno è andato bene come ordini, nei terzo e quarto trimestre si è lavorato sulla flessibilità dei contratti, poi ad agosto abbiamo avuto un ottimo ritorno del mercato, mantenuto su settembre e su ottobre».

Aziende in cerca di flessibilità nel noleggio

Incalza la ricercatrice, Angelelli: «Il  primo elemento è proprio la flessibilità che le aziende cercano perché stanno cambiando, il Nlt è uno strumento di finanziamento che non sovraccarica le linee di credito. Il Barometro dice che il 59% vi farà ancora ricorso in futuro». Un valore di molto cresciuto dal 20% della precedente rilevazione. Inoltre, il Nlt permette di accedere a veicoli nuovi, più avanzati dal punto di vista tecnologico/Adas, favorevoli a migliori Tco e impatto ecologico.

Intanto, il noleggio a medio termine in flotta si fa strada: il Barometro dice che in Italia il 56% delle imprese lo ha implementato oppure intende farlo. Si tenga conto che anche gli Lcv sono oggi noleggiabili per durate di pochi mesi e le flotte dei noleggiatori ormai dispongono di mezzi elettrificati in buona varietà.

Altro elemento di flessibilià è dato dal corporate car sharing indicato soprattutto a chi ha più di 100 dipendenti e vuole ridurre i costi di una flotta gestita. «In questo contesto assume un ruolo sempre più importante la figura del mobility manager, una azienda su due dichiara di aver inserito questa figura professionale nel suo organico», dice il Barometro.

Sostenibilità in flotta

Il parco auto aziendale entra con più convinzione nella responsabilità sociale d’impresa. In Italia, il 42% dei rispondenti all’inchiesta dichiara di mettere in atto dei veri e propri piani strategici di Csr di cui il bilancio sociale è il resumé delle azioni adottate e dei risultati. Tra esse la sensibilizzazione del driver è la principale (per il 64%), in quanto lo stile di guida virtuoso fa risparmiare.

Nello sviluppo delle alimentazioni alternative a diesel e benzina, l’Italia è al 6° posto in Europa. Il 70% delle imprese ha implementato o lo farà nei prossimi tre anni un programma di conversione. I motori ibridi tradizionali sono la prima scelta, a seguire i plug in hybrid, infine le auto elettriche per il 40%.

Al quarto e quinto posto i gas naturali, Gpl (36%) e metano Cng (28%). Infine, idrogeno e bioetanolo (21%).

Il diesel avrà un peso sulla flotta del 42% nei prossimi 3 anni, dato inferiore rispetto al resto d’Europa, 49%. Il benzina avrà invece un peso più modesto nelle flotte aziendali pari al 22%, verso un 28% rilevato negli altri paesi europei.

Share motori tradizionali e alternativi

Per quanto riguarda Arval, lo share è del 70-30% tra propulsori tradizionali e elettrificati o Bev.

Aguzzi rileva che «per chi percorre molti chilometri la trasformazione sarà più lenta, passeranno da diesel a benzina primariamente anziché a EV oppure a plug in hybrid, scelte queste ultime che mostrano un interessante tasso di adozione in società grandi e internazionali».

Dall’indagine emerge che solo il 12% delle aziende italiane intervistate ha punti di ricarica in azienda.

Approfondisci sul noleggio auto che sposa la sostenibilità.

Tomaso Aguzzi

Telematica e sicurezza in flotta

Sulla telematica l’Italia svetta rispetto all’Europa. Geolocalizzare e mettere in sicurezza la flotta è la prima ragione per cui si monta un dispositivo. Il 49% ne ricorre sia sulle auto sia sugli Lcv. C’è quindi l’altra metà delle flotte aziendali ancora da sviluppare: un mercato che gli operatori non si lasceranno sfuggire.

Correlata alla telematica è la sicurezza del driver, per cui quest’anno il Barometro ha voluto sondare il livello di conoscenza sugli Adas da parte dei conducenti. Sappiamo che Il 90% degli incidenti avviene per errore umano. «Da parte dei fleet manager, il livello di consapevolezza è elevato e sono disposti a pagare di più i mezzi per strumenti che assistono i driver nei percorsi», spiegano da Arval.

I tre sistemi di assistenza attiva alla guida più noti sono la frenata di emergenza idraulica, il cruise control adattivo, il mantenimento della carreggiata.

Scarica da questa pagina di analisi/survey la ricerca.

Sguardo al 2021 del noleggio flotte

In conclusione, l’indagine ci consegna un fleet management che si muove verso l’allestimento di asset più sicuri ed efficienti. Per la multinazionale francese la lezione della crisi dettata dalla pandemia è da leggere nella vicinanza al cliente che è riuscita ad approntare. «In una modalità molto diversa che non abbandoneremo – conclude Aguzzi -: c’è un ritorno all’auto come mezzo privato più sicuro, anche per chi non è assegnatario in fringe benefit grazie ai progetti di welfare aziendale. Non sappiamo cosa succederà dopo marzo 2021. Ad oggi le aziende non stanno licenziando».

L’altra incognita per i piani di crescita è data dallo smart working che potrebbe ridimensionare l’esigenza di auto aziendali. Tuttavia ci saranno sempre i settori a “tirare” come Gdo, logistica in generale (ultimo miglio in particolare), pharma, tecnologie, utility e diverse altre. Sui ritardi delle consegne dei veicoli nuovi dovuto alle produzioni automobilistiche ferme da marzo a maggio, Arval conferma che due-tre brand dell’automotive stanno generando una criticità complessa. Si teme possa accentuarsi e ci si augura che possa risolversi entro il primo semestre 2021.

Confronta il Barometro 2020 con la ricerca di Arval Italia del 2019.

*Il campione europeo: 4794 interviste – 806 oltre Europa – 20 paesi *** Totale campione italiano: 300 interviste

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