Le imprese europee spingono sull’elettrico, ma il prezzo delle auto e della ricarica frena tutto, o quasi. In Italia la situazione è chiara: la volontà c’è, i soldi per farlo bene ancora no. Certo, poi i dettagli sono molti per i veri addetti ai lavori, come visto a MissionForum 2026.
Più della metà delle aziende europee comprerà altri veicoli elettrici nei prossimi due anni. Non è un’opinione, è il dato che emerge da un’indagine su 1.732 fleet manager in otto Paesi. La direzione è segnata. Il problema è il percorso.
In Italia, chi ha già l’elettrico si è attrezzato bene: 9 aziende su 10 hanno già colonnine o wallbox in sede, e il 78% ha in programma di potenziare ulteriormente la ricarica. Fin qui, buone notizie.
Poi arriva il muro dei costi. L’80% dei fleet manager italiani indica il prezzo di acquisto dei veicoli elettrici come ostacolo principale. Il 74% cita il costo dell’elettricità. In sostanza: vogliono passare all’elettrico, ma costa troppo comprare le auto e costa troppo ricaricarle. Un paradosso in piena regola, considerando che l’elettrico dovrebbe costare meno di benzina e diesel nel lungo periodo.
E la rete pubblica di ricarica? Il 73% degli intervistati italiani la considera ancora insufficiente. Anni di annunci, miliardi di fondi europei, e chi usa l’auto ogni giorno per lavoro non si fida ancora delle colonnine pubbliche. Difficile dargli torto.
Il quadro complessivo per le flotte italiane è sotto pressione su tre fronti contemporaneamente: contenere i costi (79%), rispettare gli obiettivi di sostenibilità (79%) e gestire la complessità dell’elettrificazione (77%). Tre problemi grandi, tutti e tre urgenti, tutti e tre collegati. Le aziende sono strette in una morsa: le si chiede di essere green, ma senza che le condizioni economiche e infrastrutturali lo rendano davvero conveniente.













