Una giornata in pista per mettere alla prova convinzioni diffuse, luoghi comuni e informazioni spesso ripetute senza un reale fondamento tecnico. È questo lo spirito di “Pneumatici sotto controllo”, l’iniziativa organizzata da Assogomma che ha riunito stampa, istituzioni, stakeholder e operatori della filiera presso il circuito di Varano de’ Melegari trasformato per l’occasione in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.
L’obiettivo non era quello di presentare nuovi prodotti o lanciare campagne commerciali, ma mostrare con prove pratiche e misurazioni strumentali come alcuni elementi fondamentali legati agli pneumatici incidano realmente sulla sicurezza, sui consumi e sull’impatto ambientale. Al centro della giornata, in particolare, una questione che negli ultimi anni ha alimentato numerose discussioni: il rapporto tra data di fabbricazione e prestazioni dello pneumatico.
“L’obiettivo principale di questa iniziativa – ci ha spiegato Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma – è fornire informazioni corrette ai consumatori, cioè agli automobilisti. Volevamo rispondere a una domanda molto semplice: la data di fabbricazione riportata sullo pneumatico ha una correlazione diretta con le sue prestazioni?“.
Negli ultimi anni sempre più persone “hanno sostenuto questa teoria, arrivando persino a pubblicizzarla con slogan come ‘qui si vendono gomme fresche’. Noi abbiamo voluto verificare concretamente quanto ci sia di vero in questa affermazione attraverso prove pratiche che, per quanto ne sappiamo, non hanno mai avuto un precedente Italia e probabilmente neppure in Europa“
Dalla teoria alla pratica: perché Assogomma ha portato il dibattito in pista
L’intera giornata è stata costruita attorno a un principio semplice: sostituire le opinioni con dati misurabili. Per questo Assogomma ha sviluppato un programma di prove dinamiche condotte con vetture strumentate e istruttori della scuderia De Adamich, in condizioni controllate e ripetibili, così da poter confrontare i risultati ottenuti nelle diverse configurazioni.
Il tema della data di produzione è stato il filo conduttore dell’iniziativa. Due vetture equipaggiate con pneumatici identici per marca, modello e dimensioni, ma prodotti in momenti differenti, sono state sottoposte a test di frenata su asciutto e bagnato. Il confronto ha restituito risultati praticamente sovrapponibili.
“Abbiamo messo a confronto un set realizzato negli ultimi sei mesi e uno con circa tre anni di età – ci ha raccontato Bertolotti – e i test hanno evidenziato spazi di arresto praticamente identici, con differenze misurabili soltanto in pochi centimetri. Questo dimostra che non esiste una correlazione diretta tra data di fabbricazione e prestazioni dello pneumatico e conferma la costanza qualitativa garantita dai produttori”.

Un messaggio che Assogomma considera importante non solo per contrastare informazioni fuorvianti, ma anche per riportare l’attenzione degli automobilisti sugli aspetti che incidono realmente sulla sicurezza.
“La data di produzione serve principalmente a garantire la tracciabilità dei lotti produttivi e non rappresenta una data di scadenza – ha sottolinea il direttore dell’associazione – anche perché la vera scelta consapevole passa dalle caratteristiche prestazionali del prodotto e dalla sua corretta manutenzione, non dalla semplice lettura della data impressa sul fianco della gomma”.
Per dimostrarlo, la giornata si è sviluppata attraverso cinque prove pratiche dedicate a frenata, tenuta di strada, pressione di gonfiaggio e consumi.
Cinque test per capire cosa influenza davvero sicurezza e prestazioni
1) Frenata sull’asciutto: la data di produzione non cambia lo spazio di arresto
La prima prova ha portato i partecipanti a sperimentare frenate di emergenza su asfalto asciutto con vetture equipaggiate con pneumatici Michelin identici ma caratterizzati da date di produzione differenti.
Le vetture sono state lanciate a 70 e 90 km/h e sottoposte a frenate a fondo, mentre i sistemi DriftBox installati a bordo registravano con precisione gli spazi di arresto. La misurazione è stata effettuata sul tratto di decelerazione compreso tra la velocità iniziale e i 5 km/h.

I risultati hanno evidenziato differenze nell’ordine di circa 10 centimetri, a fronte di spazi di frenata compresi tra 16,66 metri nella prova a 70 km/h e 28,05 metri in quella a 90 km/h. Scarti minimi, riconducibili alla normale variabilità delle prove e non all’età del pneumatico, che hanno confermato l’assenza di correlazioni tra data di produzione e capacità di arresto del veicolo.
2) Sul bagnato il risultato non cambia: prestazioni sovrapponibili anche dopo anni
La seconda prova ha replicato il medesimo schema su una superficie bagnata artificialmente. Le vetture, equipaggiate con pneumatici Pirelli della stessa misura ma con differenti date di produzione, hanno effettuato frenate a 50 e 70 km/h.
Anche in questo caso i dati raccolti dai sistemi di acquisizione hanno restituito valori pressoché identici. Gli spazi di frenata registrati variavano da 9,95 metri nella prova a 50 km/h fino a 19,62 metri a 70 km/h, mentre le differenze tra gli equipaggiamenti si sono mantenute nell’ordine di pochi centimetri.

La dimostrazione pratica ha quindi confermato quanto già osservato sull’asciutto: uno pneumatico correttamente conservato mantiene nel tempo le proprie caratteristiche prestazionali, indipendentemente dalla data riportata sul fianco.
3) In curva conta il battistrada: le gomme migliori devono stare dietro
Se le prime due prove erano dedicate alla data di produzione, il terzo test ha spostato l’attenzione su un aspetto molto più rilevante per la sicurezza: il corretto posizionamento degli pneumatici usurati.
Su una curva allagata artificialmente percorsa tra i 70 e gli 80 km/h, i partecipanti hanno potuto confrontare due configurazioni opposte. Nella prima, il battistrada nuovo era montato sull’asse posteriore e quello usurato sull’anteriore, mentre nella seconda la disposizione era invertita.

La differenza è emersa immediatamente. Con le gomme migliori al posteriore la vettura ha mantenuto stabilità e controllo lungo tutta la traiettoria. Quando invece il battistrada più consumato era montato dietro, il retrotreno ha mostrato una marcata tendenza al sovrasterzo, fino alla perdita di aderenza.
Una dimostrazione concreta di un principio spesso poco conosciuto dagli automobilisti: gli pneumatici in condizioni migliori devono sempre essere installati sull’asse posteriore, perché il sovrasterzo è molto più difficile da controllare rispetto al sottosterzo, soprattutto in presenza di pioggia intensa o fondo scivoloso.
4) Pressione di gonfiaggio: differenze poco visibili ma effetti concreti
La quarta prova ha riguardato la manutenzione ordinaria e, in particolare, il controllo della pressione di gonfiaggio. Due vetture identiche, equipaggiate con pneumatici Bridgestone, hanno coperto un percorso su pista dedicato: una con pressioni corrette e una con valori inferiori di circa il 10-15%.
Durante i passaggi in pista le differenze dinamiche non sono sempre risultate immediatamente percepibili, soprattutto considerando il livello tecnologico e prestazionale delle vetture utilizzate. Tuttavia il comportamento della vettura correttamente gonfiata è apparso più preciso e reattivo.

La prova ha evidenziato come i moderni sistemi TPMS rappresentino un supporto importante, ma non possano sostituire la verifica periodica della pressione da parte dell’automobilista. Un controllo spesso trascurato che, oltre alla sicurezza, incide direttamente sull’usura degli pneumatici e sull’efficienza del veicolo.
Come ricorda Bertolotti, “uno pneumatico sgonfio può aumentare i consumi di carburante fino al 15%, con un conseguente incremento delle emissioni e dei costi per l’automobilista. È un dato che molti sottovalutano ma con effetti rilevanti sia dal punto di vista economico sia ambientale”.
5) Consumi ed emissioni: mezzo bar in meno può costare fino al 15% di carburante
L’ultima prova ha trasformato il circuito in un banco di misura per quantificare l’effetto della pressione di gonfiaggio sui consumi.
La stessa vettura ha percorso due sessioni identiche da dieci giri ciascuna. Nella prima configurazione i tecnici di Assogomma hanno gonfiato gli pneumatici Continental secondo le indicazioni del costruttore, mentre nella seconda hanno abbassato la pressione di 0,5 bar su entrambi gli assi. Al termine di ogni serie il carburante consumato è stato misurato e reintegrato con precisione.

Il risultato è stato netto. A parità di percorso, pilota e stile di guida, la configurazione correttamente gonfiata ha registrato consumi inferiori dal 12% al 15% rispetto a quella con pressione ridotta. Nella quotidianità questo significa un risparmio di circa 1 litro di carburante ogni 100 km percorsi.
Un dato che evidenzia come una semplice operazione di manutenzione possa generare benefici concreti sotto molteplici aspetti: minori costi di esercizio, riduzione delle emissioni e maggiore durata degli pneumatici.
Un messaggio chiaro: contano manutenzione e corrette informazioni
Al termine della giornata il messaggio emerso dalle prove è apparso chiaro. La sicurezza non dipende dalla data di fabbricazione dello pneumatico, ma dal suo stato di conservazione, dalla corretta manutenzione e da un utilizzo consapevole.
Le frenate su asciutto e bagnato hanno dimostrato che un pneumatico correttamente conservato mantiene prestazioni sostanzialmente identiche anche dopo anni dalla produzione. Le prove dinamiche hanno evidenziato l’importanza di montare le gomme migliori sull’asse posteriore, mentre i test dedicati alla pressione hanno confermato il legame diretto tra gonfiaggio corretto, consumi e impatto ambientale.
“Il messaggio che vogliamo trasmettere è semplice e non ha alcuna finalità pubblicitaria – conclude Bertolotti – e per questo abbiamo voluto coinvolgere stampa, istituzioni, stakeholder e operatori della filiera proprio per diffondere informazioni corrette. Spesso il consumatore si concentra sulla data di fabbricazione, quando sarebbe molto più utile valutare le reali caratteristiche prestazionali dello pneumatico e curarne la manutenzione nel tempo“.
È proprio questa, in fondo, la sintesi di “Pneumatici sotto controllo”: riportare il dibattito dai luoghi comuni ai fatti, mostrando direttamente in pista ciò che davvero conta quando si parla di sicurezza stradale.













