Il mercato europeo delle autovetture archivia aprile 2026 con un solido +7,0%, raggiungendo 1.152.315 immatricolazioni. Nel primo quadrimestre il bilancio sale a quasi 4,7 milioni di unità, +4,8% sul 2025. Numeri incoraggianti, almeno in apparenza. Perché basta grattare la superficie per trovare le solite storture, e in particolare quella italiana.
L’Italia: brava a fare e vendere auto, non a elettrificarle
Ad aprile il nostro Paese cresce dell’11,6% nelle immatricolazioni totali — secondo Major Market del mese, persino davanti alla Germania. Un dato di cui andare fieri, se non fosse che sul fronte elettrico l’Italia resta stabilmente in fondo alla classifica europea con una quota BEV dell’8,5%, contro il 25,8% della Germania, il 26,2% del Regno Unito e della Francia.
Peggio ancora: un terzo delle BEV immatricolate si concentra su un unico brand e modello, effetto diretto degli incentivi spot di fine 2025. Una politica industriale vera, insomma, non pervenuta.
Nel quadrimestre il quadro non migliora: 8,0% di BEV contro una media europea al 20,9%, esclusa l’Italia addirittura al 24,3%. Tre volte tanto. Il divario non è più un campanello d’allarme: è una sirena.
Stellantis: il rimbalzo che non ti aspetti
Tra i gruppi produttori, spicca la performance di Stellantis, che nei primi quattro mesi del 2026 segna un +7,8% nell’area EU+EFTA+UK, con brand come Fiat a +29,2% e Opel/Vauxhall a +17,4%. Un recupero significativo dopo mesi difficili, trainato in buona parte proprio dal mercato italiano — dove il gruppo ha storicamente la sua roccaforte.
Niente male per un’azienda che non ha smesso di fare notizia per le tensioni con i governi europei sulla transizione elettrica. Il mercato, almeno per ora, premia lo stesso.
Il punto vero, però, resta che l’Europa accelera sull’elettrico, l’Italia annuisce restando quasi ferma. Un Major Market senza incentivi strutturali ai privati per l’acquisto di BEV, mentre le spinge alle aziende con le flotte.













