Fiere impatto sul territorio

Fiere/studio AEFI: l’impatto sul territorio è di oltre 22 miliardi di euro

Le fiere generano un impatto sul territorio di 22,5 miliardi di euro, per un valore aggiunto stimato in 10,6 miliardi. Pari, cioè, allo 0,7 del Pil. È uno dei macro dati emersi dallo studio promosso da Aefi, Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, e condotto dalla società di consulenza Prometeia.

La ricerca è stata presentata il 1° giugno, in occasione della settima giornata mondiale delle fiere.

L’analisi evidenzia che l’industria fieristica è un moltiplicatore di business. Ma anche di turismo d’affari alto-spendente, di servizi specializzati e di posti di lavoro.

Sottolinea il presidente di Aefi, Maurizio Danese: «I numeri che emergono confermano in modo lampante come la 4^ industria fieristica al mondo sia prima di tutto un incubatore naturale di business per i distretti industriali italiani e poi una leva di indotto ad alto valore aggiunto in favore dei territori.

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Maurizio Danese, presidente Aefi

Ora, per il post emergenza, il sistema punta sul rinnovamento: una fase cruciale per superare la frammentarietà attraverso alleanze strategiche fondate sui prodotti, salvaguardando i territori e il valore aggiunto prodotto sugli stessi.

La strada verso nuove alleanze  è tracciata, un percorso che vogliamo fare anche attraverso la costituzione di un tavolo con il Governo per l’attuazione di un piano fieristico nazionale condiviso».

Il valore della produzione delle fiere

Secondo Prometeia, il valore della produzione delle fiere italiane si attesta a 1,4 miliardi di euro. Registra 3.700 addetti diretti. E ogni anno organizza circa 200 manifestazioni internazionali e oltre 220 nazionali, per un totale di 12,6 milioni di visitatori. Questi salgono a 20 milioni con gli eventi locali.

Investire nelle fiere fa crescere il business delle imprese

Inoltre, le imprese che fanno fiere crescono del 13% in più di quelle che non partecipano ad eventi espositivi.

Il vantaggio ottenuto dalle aziende che, fra il 2012 e il 2019, hanno creduto nelle fiere è di 12,6 punti di crescita cumulata in più delle vendite e 0,7 punti di marginalità lorda in più.

Il risultato è emerso grazie a un’analisi d’impatto condotta su un campione di oltre 25 mila società espositrici (responsabili del 13% della produzione nazionale) confrontate con un panel di realtà simili che non investono in manifestazioni fieristiche.

Le aziende che crescono di più

L’analisi d’impatto, mai così ampia per il settore grazie alla rilevanza numerica del campione, ha poi confrontato le performance nelle varie filiere produttive.

In questo caso, le aziende dell’agroalimentare che partecipano alle manifestazioni sono quelle che hanno realizzato il ‘premio’ maggiore in termini di extra-crescita dell’attività (+20,5%).

Ma anche nei settori produttori di beni intermedi (come la meccanica) si registrano benefici superiori alla media (+14,4%).

Il ruolo delle fiere nell’economia italiana

Il comparto attiva direttamente un valore della produzione pari a 8,9 miliardi di euro a cui corrispondono 4,3 miliardi di euro di valore aggiunto e 96 mila addetti, che salgono a 22,5 miliardi di produzione, 10,6 di valore aggiunto e 203 mila occupati se si considerano anche gli impatti indiretti e indotti.

In altri termini, le fiere operano con un moltiplicatore di 2,4. Cioè ogni euro di valore aggiunto generato direttamente dal sistema fieristico (da espositori, organizzatori e visitatori), ne produce ulteriori 1,4 nell’economia nazionale.

Guardando all’occupazione, gli effetti sono solo leggermente inferiori (qui il moltiplicatore è infatti 2,1), con ogni posto di lavoro diretto del sistema a sostenerne altri 1,1 in Italia.

Ministro Giorgetti: urge un tavolo-fiere al Governo

Sul tavolo-fiere proposto da Aefi, il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti si dice assolutamente concorde.

«È assolutamente necessario, perché, a parte i player, nel sistema fieristico convergono più Ministeri e diversi soggetti istituzionali. Sarà importante fare uno sforzo per mettere in fila i soggetti coinvolti e farne uscire una politica coordinata e armonica»

Il tavolo di lavoro dovrà facilitare aggregazioni all’interno del mondo fieristico.

Un piano fieristico nazionale basato su aggregazioni e partnership in favore dell’internazionalizzazione del made in Italy è quanto mai urgente.

Infine, Giorgetti afferma che «si è rafforzata la convinzione che probabilmente il digitale non potrà mai sostituire la dimensione fisica data dalle fiere».