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Verifica dei social: il business travel si ribella alla proposta Trump

Una nuova norma obbligherebbe i viaggiatori stranieri a dichiarare cinque anni di storia sui social media all'ingresso negli USA. Il settore dei viaggi d'affari dice no quasi all'unanimità.

Il settore del business travel si dice “fermamente contrario” alla proposta dell’amministrazione Trump che imporrebbe ai visitatori stranieri di dichiarare cinque anni di cronologia sui social media come condizione per entrare negli Stati Uniti.

È quanto emerge da un’indagine del Business Travel Show Europe condotta in primavera 2026 su 192 professionisti, di cui il 60% lavora come travel buyer, manager o responsabile di prenotazioni aziendali.

I numeri parlano chiaro: il 97,5% degli intervistati ritiene che il governo americano non debba avere il diritto di richiedere queste informazioni. Meno dell’1% si è detto favorevole al principio, ma solo se la misura fosse limitata ai turisti e non ai viaggiatori d’affari. Tra i professionisti del settore, il 85% è contrario alla proposta in modo netto, mentre circa la metà ritiene che la norma non verrà mai attuata.

“I viaggiatori corporate già affrontano procedure di visto complesse, controlli di sicurezza e requisiti di conformità. Aggiungere l’obbligo di dichiarare la propria storia sui social media porterebbe ulteriore burocrazia in un momento in cui i travel manager sono già sotto pressione per aumentare l’efficienza, ridurre i costi e migliorare il benessere dei dipendenti.”
— Louis Magliaro, Executive Vice President, The BTN Group

Sul fronte operativo, le conseguenze sarebbero concrete: oltre il 40% delle aziende ha dichiarato che invierebbe meno dipendenti negli USA se la norma entrasse in vigore. Quasi il 17% tornerebbe a usare la videoconferenza — come durante le restrizioni da Covid-19 — mentre il 18,5% afferma che la regola non influenzerebbe la pianificazione delle trasferte.

Cosa prevede la proposta Trump sui social

  • Dichiarazione degli handle sui social media nell’ESTA (modulo per l’ingresso senza visto)
  • Cronologia di cinque anni di attività sui social media
  • Tutti gli indirizzi email usati negli ultimi 10 anni
  • Dati anagrafici di coniuge, figli, genitori e fratelli
  • Applicazione ai cittadini di 42 nazioni ammesse al programma Visa Waiver

La proposta, che in origine era già prevista per i richiedenti di visti immigrant e non-immigrant dal 2019, verrebbe ora estesa anche ai viaggiatori che accedono agli USA tramite il programma Visa Waiver.

A febbraio 2026, i senatori democratici Ed Markey e Ron Wyden avevano già sollevato critiche, sostenendo che la misura avrebbe scoraggiato i visitatori e rappresentato un’aspettativa irragionevole che non sarebbe accettata dai cittadini americani che viaggiano all’estero.

Il sondaggio evidenzia una forte preoccupazione per la privacy dei dati e per il peso amministrativo che tale obbligo creerebbe sui team aziendali di global mobility, già impegnati in contesti di crescente complessità normativa.

Nel frattempo, il CEO di American Airlines, intervenuto su Bloomberg TV, ha segnalato una domanda robusta nel segmento premium, ma ha avvertito che l’aumento del prezzo del carburante potrebbe contenere le aspettative a fine secondo trimestre.

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