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Crisi carburante: Lufthansa, easyJet e Ryanair riducono i voli e aumentano i costi

La crisi energetica legata al Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno mettendo sotto pressione il trasporto aereo mondiale. Le compagnie, alle prese con l’aumento del prezzo del cherosene e possibili difficoltà di approvvigionamento, stanno reagendo con una combinazione di tagli ai voli, rincari tariffari e nuove strategie operative.

Europa: compagnie aeree riducono voli e aumentano costi

In Europa, il quadro è in rapido cambiamento. ITA Airways mantiene per ora una linea prudente: le rotte restano attive, soprattutto verso l’Asia, ma non si escludono modifiche future se la crisi dovesse protrarsi. Possibili rincari tra il 5% e il 10%, mentre la compagnia può contare su scorte di carburante già contrattualizzate.

Più drastica la strategia del gruppo Lufthansa, che ha deciso di eliminare circa 20.000 voli a corto raggio entro l’autunno, ritirando anche diversi aerei meno efficienti. Le controllate, tra cui Austrian Airlines, hanno inoltre aumentato sensibilmente le penali per i passeggeri che rinunciano al viaggio.

Ryanair, invece, mantiene per ora una politica più cauta sui prezzi dopo i primi rincari primaverili, ma guarda con attenzione all’andamento della domanda estiva. Sul fronte operativo, però, la compagnia ha annunciato una decisione significativa: dalla fine di ottobre chiuderà la base di Berlino, riducendo del 50% la capacità sulla città durante l’inverno. La scelta è legata all’aumento dei costi aeroportuali e delle tasse in Germania, che hanno reso lo scalo meno competitivo. Parte degli aerei verrà trasferita in altri Paesi europei, inclusa l’Italia.

Anche Air France-KLM ha introdotto aumenti sui voli a lungo raggio e riduzioni operative, soprattutto ad Amsterdam, dove lo scalo di Aeroporto di Schiphol ha visto un taglio di collegamenti.

Proprio Schiphol ha adottato una misura controcorrente: per sostenere le compagnie, ha ridotto temporaneamente del 10% le tariffe aeroportuali fino al marzo 2027, rinunciando a un aumento previsto. La decisione mira a contenere i costi delle compagnie e garantire i collegamenti essenziali, in un contesto in cui il prezzo del carburante rappresenta una minaccia crescente per il settore. L’aeroporto, che ha già aumentato i costi del 41% negli ultimi anni, prevede un impatto negativo temporaneo sui conti ma conferma investimenti per 10 miliardi nel prossimo decennio.

Nel frattempo, l’associazione aeroportuale ACI Europe avverte: nelle prossime settimane potrebbe emergere una vera e propria carenza di jet fuel in Europa.

Altri vettori europei stanno adottando misure simili: easyJet valuta riduzioni di frequenza e rincari, mentre SAS ha già cancellato centinaia di voli. Alcune compagnie, come Volotea e SunExpress, hanno introdotto sovrapprezzi diretti legati al carburante.

Nord America: bagagli più cari e capacità ridotta

Negli Stati Uniti e in Canada, la risposta si concentra soprattutto sui costi accessori. American Airlines e Delta Air Lines hanno aumentato le tariffe per i bagagli, mentre United Airlines ha ritoccato verso l’alto sia i prezzi dei biglietti sia i supplementi per i servizi.

Southwest Airlines ha ridotto la presenza in alcuni aeroporti strategici per spostare gli aerei verso mercati più redditizi, mentre Air Canada ha sospeso temporaneamente alcune rotte verso New York.

Asia-Pacifico: le compagnie aeree cancellano voli e adottano supplementi

Nell’area Asia-Pacifico, gli aumenti legati al carburante sono ormai diffusi. Air India applica supplementi che variano in base alla distanza, con cifre elevate sui collegamenti verso l’Europa. Anche IndiGo ha introdotto rincari significativi, arrivando a quasi 100 euro per tratta verso il continente europeo.

Compagnie come China Eastern Airlines e Hong Kong Airlines hanno introdotto supplementi più contenuti, mentre altre – tra cui Asiana Airlines e Pakistan International Airlines – sono state costrette a cancellare numerosi voli per contenere i costi.

Un settore sotto pressione

Il quadro globale evidenzia un settore in difficoltà, stretto tra costi in crescita e domanda incerta. Le compagnie cercano di preservare i margini senza compromettere troppo l’offerta, ma il rischio è una stagione estiva con meno voli disponibili e prezzi più alti per i passeggeri.

Molto dipenderà dall’evoluzione geopolitica e dalla riapertura delle rotte energetiche: finché il nodo del carburante resterà irrisolto, volare potrebbe diventare sempre più caro e meno accessibile.

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