Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 è emerso con chiarezza il cambio di passo di Renault: rallentare sull’elettrico puro e tornare a puntare con decisione sull’ibrido. Una decisione avrebbe come obiettivo quello di rivedere al ribasso tanto i propri obiettivi finanziari quanto il perimetro degli investimenti in Europa.
Questa svolta si inserisce in un contesto normativo in continuo movimento, segnato dai recenti scossoni normativi imposti della Commissione Europea. In primis, nuovo pacchetto automotive di dicembre, che ha ridimensionato i target di riduzione della CO₂ per il 2035. Oltre a questo l’Industrial Accelerator Act dello scorso marzo, che punta a ridefinire il sistema di incentivi per elettrico, ibrido e fuel cell. Segnali chiari di un mercato in balia delle continue accelerazioni e frenate dell’Unione Europea sui piani di decarbonizzazione, a cui il gruppo transalpino sta cercando di adattarsi il più rapidamente possibile.
Un nuovo corso con cui il gruppo transalpino starebbe inaugurando una nuova fase all’insegna di maggiore disciplina sugli investimenti. Tutto questo in relazione a un contesto di domanda elettrica più debole del previsto e di crescente pressione competitiva globale. Una scelta che, secondo diverse indiscrezioni, rifletterebbe la necessità da parte del marchio di ridurre i rischi e migliorare la redditività nel breve periodo.
Revisioni strategiche che, se venissero applicate, aprirebbero una serie di interrogativi concreti anche sul futuro degli impegni assunti da Renault su investimenti, acquisti e rafforzamento della filiera automotive in Italia.
La strategia Renault: rallentare su Mobilize e un futuro con meno elettrico e più ibrido
Secondo quanto riportato da Les Echos, Renault avrebbe deciso infatti di rallentare in modo significativo lo sviluppo della rete di ricarica Mobilize – in un quadro più ampio che include anche lo stop alla produzione del quadricilo Duo – ridimensionando gli obiettivi iniziali. Dalle 650 stazioni previste in Europa entro il 2028 a un piano molto più prudente, con circa 95 impianti in Francia entro il 2026 e una successiva pausa negli investimenti. Una decisione legata non solo agli elevati costi infrastrutturali, ma anche a una domanda di ricarica ancora inferiore alle attese, che rende il modello meno sostenibile nel breve periodo.
Alla base di questo riposizionamento c’è però soprattutto un cambio di paradigma tecnologico, chiarito nero su bianco nel piano futuREady, presentato lo scorso marzo. Pur continuando a investire sull’elettrico, Renault esplicita infatti la volontà di mantenere e sviluppare la tecnologia ibrida anche oltre il 2030, sia in Europa sia a livello globale, affiancandola strutturalmente alle motorizzazioni full electric.
Il gruppo sottolinea inoltre come continuerà a fare leva su una doppia competenza, elettrica e ibrida, proseguendo nello sviluppo della tecnologia E-Tech con l’obiettivo di ridurne i costi e ampliarne la diffusione. In questo quadro, anche il target di una gamma “100% elettrificata” assume un significato più ampio, includendo quindi un ruolo centrale per l’ibrido.
Una direzione che conferma come, per la Losanga, l’elettrico non rappresenti più l’unico orizzonte industriale, ma parte di un mix tecnologico più equilibrato, pensato per garantire maggiore flessibilità, sostenibilità economica e capacità di adattamento in un mercato ancora incerto. Una scelta che contribuisce a spiegare anche il ridimensionamento degli investimenti più esposti e a ritorno differito, come quelli nelle infrastrutture di ricarica.
L’uscita di Renault dalla ricarica: quale potrebbero essere gli impatti in Italia?
È su questo fronte che emergono le indiscrezioni più rilevanti. Alcune fonti interne parlano infatti di possibili colloqui tra Renault e grandi operatori francesi per la cessione delle attività legate alla ricarica elettrica. L’eventuale disimpegno riguarderebbe inizialmente il mercato francese, ma potrebbe avere riflessi anche all’estero, inclusa l’Italia. Nel nostro Paese Renault ha sviluppato partnership strategiche, in particolare con Free To X, società del gruppo Autostrade per l’Italia. Tuttavia, il rallentamento dei piani europei e lo stop all’espansione della rete potrebbero mettere in discussione anche queste collaborazioni.
Se le trattative dovessero concretizzarsi, Renault potrebbe progressivamente uscire da tali iniziative, lasciando spazio a operatori energetici specializzati, con possibili ripercussioni sugli equilibri competitivi locali. Le conseguenze per l’Italia sarebbero rilevanti. Negli ultimi anni il gruppo aveva prospettato un rafforzamento della presenza industriale e della filiera locale, anche attraverso investimenti legati all’elettrico. La nuova strategia, però, potrebbe ridimensionare questi impegni, soprattutto se legati a uno scenario di elettrificazione accelerata oggi meno probabile.
La traiettoria resta comunque chiara: Renault non abbandonerebbe l’Europa né l’Italia, ma ricalibrerebbe il proprio posizionamento, puntando su maggiore disciplina finanziaria, minori infrastrutture proprietarie e un approccio più equilibrato tra elettrico e ibrido. Un cambiamento che potrebbe ridurre il ruolo dell’Italia nella strategia del gruppo e incidere su una filiera automotive già in difficoltà.












