Monopattini

Monopattini e targa obbligatoria: il targhino al debutto scontenta molti

Le associazioni denunciano ritardi burocratici e il Codacons chiede una proroga, possibili ricorsi conto il targhino monopattini

Dal 16 maggio 2026 chi circola in Italia su un monopattino elettrico — privato o in sharing — deve esporre un contrassegno identificativo adesivo ben visibile, detto anche targhino.

La misura rappresenta il secondo capitolo della riforma del Codice della Strada, che già nel 2024 aveva reso obbligatorio il casco. L’etichetta è un adesivo plastificato di 5×6 centimetri, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato con tecnologie anticontraffazione: tre lettere e tre numeri su sfondo bianco, con il simbolo della Repubblica.

A differenza delle targhe automobilistiche, quella dei monopattini, non è abbinata al veicolo ma al codice fiscale del proprietario, e va applicata sul parafango posteriore o, se assente, sul piantone dello sterzo anteriore. L’obbligo riguarda sia i mezzi privati sia quelli delle flotte in sharing.

I controlli sul targhino monopattini

I primi risultati dei controlli nelle grandi città disegnano però uno scenario tutt’altro che incoraggiante. A Roma, quattro monopattini su dieci risultano irregolari; a Milano la polizia locale ha elevato settanta sanzioni in una sola giornata; a Torino le etichette identificative vanno esaurite già nelle prime ore del mattino; a Bari le forze dell’ordine hanno adottato da subito una linea intransigente.

Le associazioni dei consumatori denunciano ritardi burocratici che rendono difficile mettersi in regola nei tempi previsti, e il Codacons ha formalmente chiesto una proroga dell’obbligo. Sullo sfondo resta concreto il rischio di un’ondata di ricorsi: norme già operative, sanzioni già comminate, ma un’attuazione ancora lontana dall’essere a pieno regime.

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