Il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 punta a trasformare profondamente il sistema del trasporto aereo italiano, con l’obiettivo di raggiungere fino a 305 milioni di passeggeri l’anno entro il 2035. Il progetto prevede una visione completamente nuova degli aeroporti italiani: non più scali isolati, ma una rete integrata di infrastrutture collegate tra loro, all’alta velocità ferroviaria e ai principali sistemi logistici del Paese.
Per questo il piano introduce 13 grandi aree aeroportuali strategiche, tra cui i poli di Milano, Roma, Venezia, Napoli, Sicilia e Sardegna, pensati per gestire in modo più efficiente la crescita del traffico turistico e commerciale.
Nuovi investimenti e sviluppo degli aeroporti
Il cuore del piano riguarda il potenziamento delle principali infrastrutture aeroportuali italiane, dopo l’anno da record di passeggeri per i voli nel Bel Paese. Roma Fiumicino continuerà a essere il principale hub internazionale del Paese, con nuovi terminal e possibili ampliamenti operativi, mentre Milano Malpensa rafforzerà il proprio ruolo nel traffico intercontinentale e cargo.
Parallelamente cresceranno anche aeroporti regionali e turistici come Bergamo, Venezia, Napoli, Catania e Palermo, considerati fondamentali per sostenere il turismo internazionale e lo sviluppo economico locale. Una parte importante degli investimenti sarà dedicata anche ai collegamenti ferroviari con gli aeroporti, per rendere più rapido e sostenibile l’accesso agli scali e ridurre il traffico automobilistico.
Le nuove regole europee e le sfide future
Accanto ai grandi progetti italiani, in Europa stanno cambiando anche le regole economiche del settore aeroportuale. La Commissione Europea sta infatti valutando una revisione delle linee guida sugli aiuti pubblici agli aeroporti e alle compagnie aeree, soprattutto per quanto riguarda gli incentivi alle nuove rotte e il sostegno agli scali regionali.
L’orientamento europeo è quello di chiedere ai grandi aeroporti una maggiore autosufficienza economica, riducendo gradualmente i finanziamenti pubblici permanenti e aumentando il controllo sugli incentivi concessi alle compagnie low cost. Questo potrebbe modificare gli equilibri del sistema aeroportuale italiano nei prossimi anni, specialmente per gli aeroporti minori che oggi dipendono dagli aiuti pubblici per attirare traffico e nuove destinazioni.













