La cosa più interessante dei 40 milioni di dollari pagati a Monterey in questi giorni per la prima Ferrari Luce non è, a notro parere, stabilire se la macchina “valga” 40 milioni. È capire che cosa, esattamente, quei 40 milioni abbiano comprato.
Il dato è incontestabile: RM Sotheby’s ha battuto a 40 milioni di dollari la Ferrari Luce “Chassis 0”, il primo telaio della nuova vettura elettrica di Maranello. La macchina era stata proposta senza riserva e il ricavato è destinato alla Ferrari Foundation per iniziative educative. La stima di partenza era semplicemente “in excess of 1,1 milioni di dollari”.
Dunque non ha molto senso prendere quei 40 milioni come se fossero oggi il prezzo di mercato di una Luce, rara, nuova o usata. Non lo sono. Quel risultato incorpora una serie di elementi irripetibili: il telaio numero zero, il significato storico della prima Ferrari elettrica, la configurazione Tailor Made e soprattutto la natura benefica dell’asta. È un prezzo d’asta, e un prezzo d’asta molto particolare.
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Per settimane abbiamo letto e ascoltato giudizi molto severi sulla Luce, spesso formulati come se fosse già possibile stabilire il suo valore storico e collezionistico. Non crediamo che sia possibile. Possiamo giudicarla oggi come automobile: tecnica, design, prestazioni, qualità costruttiva, piacere di guida, rapporto con la tradizione Ferrari. Possiamo anche giudicarla come oggetto di lusso.
Sono però due giudizi diversi. La storia delle automobili dimostra quanto sia difficile confonderli.
Alla stessa asta, per esempio, una Ferrari 288 GTO del 1985 era stimata 9–11 milioni di dollari. Era il 99° esemplare prodotto, aveva percorso appena 1.541 chilometri, conservava motore e cambio matching numbers ed era stata certificata Ferrari Classiche. RM Sotheby’s ricorda che della 288 GTO furono costruiti meno di 300 esemplari e non ricordiamo che molti di questi quando hanno noie tecniche, devono tornare nelle mani di tecnici italiani, a Maranello o Monza che siano.
Non siamo certo qui a dire che una Luce sia oggi “più automobile” di una 288 GTO. Sarebbe un’affermazione priva di senso. La 288 GTO è uno dei grandi capitoli della storia Ferrari: nasce con l’idea di correre nel Gruppo B, anticipa la famiglia delle hypercar di Maranello e porta con sé quarant’anni di storia ormai sedimentata. La Luce è invece all’inizio della propria storia.

Ed è proprio questo il punto. Quarant’anni fa la 288 GTO era una Ferrari nuova, costosissima e tecnologicamente estrema per il suo tempo. Oggi è un oggetto storico riconosciuto, a tal punto che il suo valore, asta benefinca o no, batte di decine di volte quello da nuova. L’ambizione di guidarla, per quasi chiunque, è altissima e superiore di certo alla Luce. La Luce non può ancora esserlo, a quei livelli e verosimilmente non lo sarà mai. Eppure la “hanno battuta” a quella cifrona, che se anche fosse stata metà, ci avrebbe fatto parlare in egual misura. Possiamo soltanto chiederci, ora: che cosa ne sarà fra quarant’anni?
Scommetteremmo oggi che una Luce ben conservata, se Ferrari manterrà la produzione sufficientemente limitata e soprattutto se manterrà nel tempo una certa continuità industriale e culturale, varrà più di quanto oggi suggerirebbe il suo prezzo di listino? Sì.
Anche perché Ferrari non è soltanto un costruttore di automobili. È un marchio nel quale automobile, competizione, tecnologia, design, storia e lusso si sono sovrapposti per decenni. La sua capacità di produrre oggetti da collezione dipenderà anche da come Maranello gestirà questa sovrapposizione nel futuro, ma a oggi nulla fa credere che debba cambiare, perggiorare, almeno non troppo, la condizione.
Per chi conosce le automobili soltanto attraverso fotografie o rombo udito da lontano, può sembrare una distinzione teorica. Per chi le usa, le restaura, le mantiene e lavora sui loro componenti, lo è molto meno.

Chi di una 288 GTO ne conosce anche, per mestiere, la concretezza e della Luce, qualche dettaglio sotto il vestito, enfatizza il confronto fra le due Ferrari: è sproporzionato.
Da una parte abbiamo un’automobile del 1985 che è diventata un mito universalmente riconosciuto e che oggi viene trattata dal mercato come un oggetto storico di altissimo livello. Dall’altra abbiamo una Ferrari che, fino a pochi mesi fa, molti giudicavano soprattutto sulla base delle fotografie e della sua alimentazione elettrica e che, nella sua prima unità, ha appena prodotto un risultato d’asta di 40 milioni, il quadruplo.
Non c’è contraddizione. Sono due mercati diversi che, in questo caso, si sono incontrati. Il primo misura una storia già conosciuta. Il secondo sta “scommettendo” sulla storia futura. Non è affatto sorprendente che il telaio numero zero della Luce sia stato pagato molto. Sarebbe stato sorprendente, semmai, pensare che il primo esemplare di una Ferrari destinata a segnare una svolta industriale di Maranello non avesse alcun valore simbolico.
La vera domanda non è quindi quanto valga oggi una Luce, ma quanto resterà della Ferrari che conosciamo quando, fra qualche decennio, guarderemo a queste automobili con la distanza con cui oggi guardiamo una 288 GTO. La risposta la darà il tempo.

Certo, avendo 40 milioni da spendere, più che una Luce numero zero, si potrebbe cercarne una usata, possibilmente pagando il meno possibile. E solo dopo aver messo in cortile una 550 Maranello e una 288 GTO.
Non perché chi scrive sappia quale delle tre varrà di più fra quarant’anni, ma perché sa quale delle tre vuole possedere e guidare, oggi.











