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Aeroporti di Roma e tutta l’Italia puntano alla Cina

L’Italia punta alla Cina. E la Cina punta in Italia. Con la sigla sugli accordi di cooperazione, firmati nel gennaio 2019, è iniziato l’avvicinamento tra i 2 paesi, con il settore del turismo che assume una veste sempre più importante. Del resto, pur lontani, i 2 territori sono in testa fra quelli col maggior numero di siti Unesco.

All’aeroporto di Roma Fiumicino si è tenuta una tavola rotonda dal titolo “2020: opportunità e prospettive per il turismo Italia-Cina”.

Al centro del dibattito il turismo incoming e outgoing, la volontà di rafforzare la presenza dei viaggiatori italiani nella Terra di Mezzo. Non sono mancati cenni al business travel, elemento molto importante non solo per il fatturato, ma anche per il crescente numero di persone che vola tra i due paesi.

L’Italia punta alla Cina: in 2 anni i voli saranno più che raddoppiati

E a proposito di voli, le parole di Fausto Palombelli, direttore marketing e sviluppo aviation, riassumono il boom dei collegamenti.

«Prima della firma degli accordi, ce n’erano solo 56 alla settimana tra Italia e Cina. Oggi siamo a quota 108. Entro l’estate inizieranno gradualmente nuovi voli fino ad arrivare intorno ai 132 a inizio 2021».

E l’incremento non riguarderà solo lo scalo romano, che già oggi è il terzo in Europa (dopo Londra e Parigi) per numero di servizi diretti.

Se nel 2019 sono stati 900 mila i passeggeri su quete rotte, nel 2020 si punta a superare il milione.

«Oggi Fiumicino è il primo aeroporto al mondo a inaugurare, alla presenza di Sherry Lang, general manager marketing & operations di Alipay Europe, un programma dedicato all nostro scalo completamente realizzato nell’App Alipay con l’obiettivo di intercettare e informare i passeggeri cinesi prima, durante e dopo il viaggio, sui servizi a loro dedicati legati al luxury shopping ed all’experience aeroportuale».

[Scopri qui lo scanner facciale in fase di test sui passeggeri Klm verso Amsterdam]

L’Italia punta alla Cina: in aumento le prenotazioni business

Che l’Italia sia meta di turisti business in partenza dalla Grande Muraglia, non è una novità. Come non è una novità anche il flusso di passeggeri d’affari che partono dall’Italia.

Lo conferma Maria Elena Rossi direttrice marketing di Enit: «Nel 2019 abbiamo fatto investimenti per creare piattaforme per le nostre imprese, in modo che siano in contatto col mercato cinese».

L’Ente nazionale del turismo è presente anche sul portale di CTrip, colosso dei viaggi con sede in Cina. E sul portale sono presenti servizi importanti anche per il settore Mice e per quello del business travel.

Leggi di Cwt che in Cina ha creato un’app per il business travel

A proposito di viaggi d’affari – e non solo -, nella conferenza è emerso anche il nodo visti, superato da un aumento di personale nelle sedi diplomatiche di Italia e Cina.

Zhang Aisham, direttore dell’ufficio consolare dell’ambasciata cinese a Roma, ha assicurato lo snellimento delle operazioni per la concessione dell’autorizzazione per gli italiani che viaggiano verso la Cina.

«Lo stesso sta accadendo per chi vuole venire in Italia: accelerare e semplificare sono i nostri obiettivi. Siamo un punto di riferimento per i nostri concittadini che vengono in Italia e siamo di supporto anche per gli inconvenienti che possono capitare come, purtroppo, i numerosi furti dei documenti ed altro. Invito la città di Roma a migliorare non solo i servizi, ma anche la sicurezza».

Conosci qui le novità sui visti consolari per la Cina che oggi richiedono le impronte digitali.

I driver per le aziende italiane in Cina? Cultura, import-export e high tech

Ma cosa porta in particolare le aziende italiane a viaggiare in Cina? Perché l’Italia punta alla Cina?

«E’ sicuramente la cultura. Fattore reciproco, peraltro» rimarca la responsabile commerciale di Mice e Dmc di Uvet Events, Laura Mazzola.

«Ma sono anche il boom dell’import-export tra i 2 paesi e la nascita di diverse “Silicon Valley” cinesi fonte delle tecnologie dell’oggi e del domani. E’ necessario migliorare la conoscenza delle lingue, non solo quella italiana, anche l’inglese, che molti cinesi non conoscono», aggiunge.

Il Master in Cina supera quello negli Stati Uniti

Il fatto che l’Italia punti alla Cina lo si vede anche da un altro aspetto.

Ossia il numero di giovani italiani che l’hanno scelta come destinazione del proprio master universitario, che ha superato quello di coloro che volano negli Stati Uniti.

E il tema dell’innovazione è stato toccato anche da Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario al ministero dei Beni Culturali. Che ha proprio citato la tecnologia e le reti 5G come driver per attrarre sempre più cinesi.

L’accordo bilaterale aereo triplica i voli

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