Il carburante per l’aviazione, o jet fuel, ha segnato a maggio 2026 un calo significativo rispetto al mese precedente, ma il dato rimane vicino al doppio di quello registrato un anno fa. Un segnale che non può essere ignorato da chi gestisce budget di viaggio o semplicemente compra un biglietto aereo.
Il calo di maggio non basta a rassicurare tutti sul jet fuel
Secondo il monitoraggio mensile dell’Iata, ripreso in Italia da Fto, la media del jet fuel a maggio 2026 si è attestata a 1.276,36 dollari per tonnellata metrica, in calo di quasi 246 dollari rispetto ad aprile, pari a un -16,1%. Un segnale positivo, senza dubbio — ma che va letto nel contesto giusto.
Il problema è il confronto su base annua: rispetto a maggio 2025, il prezzo è cresciuto del +97,8%, quasi il doppio. Il dato di maggio 2026, pur in calo, resta ben al di sopra della soglia psicologica dei 1.200 dollari a tonnellata — quella che molti analisti del settore considerano il livello critico oltre il quale le compagnie aeree iniziano a subire pressioni significative sui margini.
Il picco di aprile 2026 — superata quota 1.500 dollari — era stato una vera anomalia. Il rientro di maggio è un sollievo parziale, non una normalizzazione.
Perché il prezzo del jet fuel conta molto
Per un travel manager, il carburante è la voce che più di ogni altra determina la volatilità delle tariffe aeree. Le compagnie aeree tipicamente scaricano sull’utente finale tra il 20% e il 35% del costo del carburante attraverso i fuel surcharge — le sovrattasse presenti nella maggior parte delle tariffe business e sulle prenotazioni dirette. Quando il jet fuel sale del 97% in un anno, è ragionevole attendersi effetti sui prezzi dei biglietti, soprattutto nelle classi tariffarie più esposte alla dinamica di mercato.
Per il viaggiatore individuale l’impatto è più diluito ma reale: le tariffe economiche delle low cost, storicamente più rigide sui fuel surcharge, tendono ad assorbire i costi nel tempo con aumenti di listino generalizzati. Le tariffe flessibili e business risentono dell’effetto in tempi più brevi.
Il fattore cambio: un’aggravante per l’Europa
A complicare il quadro per gli operatori europei c’è il cambio valutario. La Bce ha dichiarato un cambio medio di 1,16736 dollari per euro a maggio, con un deprezzamento dello 0,28% rispetto ad aprile. Il jet fuel è quotato in dollari, quindi ogni indebolimento dell’euro amplifica l’impatto sul costo reale sostenuto da compagnie aeree con ricavi prevalentemente in valuta europea — che poi si riflette, inevitabilmente, sulle tariffe.
Per un travel manager che lavora con budget in euro, questo significa che anche un calo del prezzo del carburante in dollari può essere neutralizzato (o addirittura peggiorato) da un movimento sfavorevole del cambio.
Cosa fare contro il caro carburanti aerei
Per i travel manager:
- Evitare contratti di lungo periodo con tariffe fisse sulle rotte più esposte, almeno finché il prezzo del jet fuel non mostra una stabilizzazione su almeno tre-quattro mesi consecutivi.
- Monitorare i fuel surcharge nei contratti corporate: alcune compagnie li aggiornano trimestralmente, altre mensilmente.
- Considerare l’acquisto anticipato dei biglietti per i viaggi pianificabili: le tariffe di oggi incorporano già in parte il costo attuale del carburante, ma potrebbero salire se il prezzo del jet fuel risale.
- Verificare le clausole di revisione tariffaria negli accordi con i TMC (Travel Management Company) alla luce della volatilità in corso.
Per i viaggiatori:
- Prenotare con anticipo le tratte sulle rotte più richieste, dove la domanda estiva potrebbe combinare pressione tariffaria con costi energetici elevati.
- Essere consapevoli che le offerte “last minute” quest’anno potrebbero essere meno convenienti del solito: le compagnie preferiscono riempire l’aereo a prezzi noti piuttosto che scontare a ridosso della partenza in un contesto di costi operativi elevati.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi sul jet fuel
Il calo di maggio è incoraggiante, ma non strutturale. Le tensioni geopolitiche, la politica dell’Opec+ e la domanda globale di energia rimangono variabili difficilmente prevedibili. Il settore aviation guarda con attenzione all’estate: se la domanda di voli rimarrà forte (come previsto) e il prezzo del carburante non scenderà ulteriormente sotto i 1.100-1.200 dollari a tonnellata, è probabile che le tariffe aeree dell’estate 2026 restino su livelli storicamente elevati.
Il monitoraggio mensile dell’Iata — disponibile attraverso le associazioni di categoria come Fto — rimane uno degli strumenti più utili per anticipare i movimenti di mercato. Chi lavora nel settore non può permettersi di ignorarlo.
Fonte dati: Iata / Fto












