GreenSguardo sul futuro

Euromobility chiede i decreti attuativi sul mobility manager

  

L’appello sul mobility manager da parte di Euromobility al Governo Draghi si fonda su 4 proposte e richieste di intervento a favore di una mobilità urbana basata «sulle modalità attive, sui trasporti pubblici e sulla mobilità condivisa, più in generale». Come noto, aziende e PA sono in attesa dei decreti attuativi sulla figura professionale del responsabile della mobilità, oggi obbligatorio per imprese con oltre 100 dipendenti. Seppure in assenza di un quadro sanzionatorio per le inadempienti, l’associazione sottolinea con forza l’importanza di portare a termine l’iter normativo riportato in auge dal Decreto Rilancio dell’estate scorsa.

A maggior ragione considerate le dichiarazioni del premier alla nomina: «Sarà un esecutivo ambientalista», ha detto al suo primo Consiglio dei ministri, il 12 febbraio scorso.

Riportare l’attenzione sulle figure chiave della mobilità nella PA e in azienda

Sono quattro i punti che Euromobility pone all’attenzione di Draghi e dei Ministri competenti.

  1. accelerare l’emanazione da parte del Mite di concerto con il Mit, dei decreti di natura non regolamentare sul mobility manager. Come previsto dall’art.229 del decreto “Rilancio” convertito in legge 77 del 17 luglio 2020,
  2. adottare “specifiche linee guida per favorire l’istituzione in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado […] la figura del mobility manager scolastico”. Il cui compito l’Art. 5, comma 6 della legge 28 dicembre 2015, n. 221 assegnava entro sei mesi al Miur di concerto con il Ministero ambiente e della tutela del territorio e del mare;
  3. recuperare e rilanciare la figura del mobility manager di area dimenticato dalla citata legge 77 del 17 luglio 2020. Dunque ssegnando alle città e alle regioni un ruolo centrale nella gestione degli spostamenti sistematici verso i luoghi di studio e di lavoro;
  4. estendere l’obbligo di adottare un Piano degli spostamenti casa-lavoro (Pscl) anche nelle aree interessate dalle procedure di infrazione. Come lo hanno le imprese e le pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione. Oppure in una Città metropolitana e in una Provincia. Infine. in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Esistono, infatti, Comuni e Regioni in cui non sono rispettati i limiti imposti dalla normativa nazionale e dalle direttive europee sulla qualità dell’aria. Per questo mancato rispetto, il nostro Paese è soggetto a procedure di infrazione che prevedono sanzioni pecuniarie.

Appello sul mobility manager per il riequilibrio modale dei trasporti

Nella lettera al Governo, Euromobility scrive: «In fiduciosa attesa della fine della crisi pandemica, cominciamo a preparare un mondo migliore: lavoriamo sulla mobilità sostenibile. In questo momento, in cui siamo obbligatoriamente limitati negli spostamenti, a nostro parere, è importante, se non urgente, ragionare su una mobilità urbana diversa nell’immediato futuro».

Le considerazioni dell’associazione partono dal presupposto che nelle città italiane le modalità di trasporto sono troppo sbilanciate a favore del mezzo privato (auto o moto).

«Con uno scarso utilizzo della bici, del trasporto pubblico e di mezzi meno inquinanti», argomenta il presidente Lorenzo Bertuccio.

Continua: «In questo quadro, riteniamo che la figura del mobility manager (di area, aziendale e scolastico) sia di primaria importanza per il governo della mobilità sistematica verso i luoghi di studio e di lavoro e che sia pleonastico sottolineare come la loro presenza, le loro competenze e il loro ruolo avrebbero potuto contribuire non poco, anche in questo periodo di crisi sanitaria, a individuare interventi di rimodulazione dei tempi e degli orari delle nostre città e misure di riequilibrio modale in grado di garantire il distanziamento fisico e le condizioni di sicurezza».

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