La corsa all’elettrico sembra ormai non solo inarrestabile, ma sempre più obbligata. L’ultima conferma arriva dal decreto correttivo della delega fiscale, che introduce un significativo aumento della tassazione sulle auto aziendali più datate alimentate a benzina e diesel.
Auto aziendali, aumenta la tassazione su diesel e benzina oltre i cinque anni
Il Governo accelera sulla transizione delle flotte aziendali e punta a scoraggiare la permanenza in circolazione dei veicoli più anziani e potenzialmente più inquinanti. Tra le novità più rilevanti contenute nel provvedimento in arrivo al Consiglio dei ministri spicca infatti l’aumento del 50% del prelievo fiscale applicato alle auto aziendali diesel e benzina presenti nei parchi auto da oltre cinque anni.
L’obiettivo è chiaro: favorire un ricambio più rapido delle flotte e incentivare l’adozione di veicoli a basse emissioni. Secondo l’impostazione dell’Esecutivo, il turnover dovrebbe avvenire mediamente ogni quattro anni, riducendo così la presenza di modelli considerati meno efficienti dal punto di vista ambientale.
Flotte aziendali: il Governo punta ad accelerare il rinnovo del parco auto
La misura si inserisce nella più ampia strategia di riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e rappresenta un ulteriore segnale verso una mobilità aziendale sempre più orientata all’elettrificazione. Le imprese saranno quindi incentivate a sostituire con maggiore frequenza i veicoli più datati per evitare un aggravio fiscale crescente.
Secondo gli operatori del settore, il provvedimento potrebbe incidere in modo significativo sulle politiche di gestione delle flotte, spingendo molte aziende a rivedere i tempi di sostituzione delle vetture.
Fringe benefit, cambia il calcolo degli optional
Ma il decreto interviene anche sul fronte dei fringe benefit. Una delle modifiche più attese riguarda la tassazione degli optional installati sui veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti. Finora gli accessori aggiuntivi potevano determinare un incremento del valore imponibile del benefit.
Con le nuove regole, invece, il loro impatto verrà calcolato in maniera forfettaria, attraverso un aumento del 5% del valore del fringe benefit, semplificando così il sistema e riducendo le incertezze interpretative che negli ultimi anni avevano generato dubbi tra imprese e lavoratori.
Auto aziendali assegnate ai dipendenti, stop ai rischi di super tassazione
Arrivano inoltre correttivi richiesti dalle imprese per risolvere alcune criticità emerse dopo la riforma introdotta con la manovra 2025. In particolare viene rivisto il regime transitorio per le auto prenotate nel 2024 e assegnate nel corso del 2025, eliminando definitivamente il rischio che tali veicoli possano essere tassati secondo il valore normale anziché con il sistema agevolato previsto per le auto aziendali.
Stop anche alle possibili penalizzazioni per le società che decidono di riassegnare a un nuovo dipendente un veicolo già utilizzato in precedenza da un altro lavoratore.
Decreto fiscale 2026, le altre novità per professionisti e imprese
Le novità sulle auto rappresentano però soltanto una parte del decreto correttivo. Il provvedimento contiene infatti interventi che spaziano dalla tassazione dei crediti d’imposta ceduti dai professionisti alla disciplina delle successioni e donazioni, fino alla cooperative compliance e alla global minimum tax.
Sul fronte successorio viene introdotta la possibilità di versare anticipatamente l’imposta in presenza di trust e vincoli di destinazione, mentre per i professionisti le plusvalenze derivanti dalla cessione di crediti fiscali acquistati dopo l’entrata in vigore del decreto saranno soggette a un’imposta del 26%.
Misure che confermano la volontà del Governo di affinare il sistema fiscale, ma che nel caso delle auto aziendali segnano anche un ulteriore passo verso un modello di mobilità sempre più orientato alla sostenibilità, attraverso leve fiscali destinate a incidere direttamente sulle scelte delle imprese.












