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Barometro Arval 2021: le tendenze delle flotte auto aziendali

  

Il Barometro Arval 2021 sulle flotte aziendali ci porta una buona notizia: il 35% dei fleet manager intervistati in Italia (300 di 5.200 totali) ipotizza una crescita del parco auto nei prossimi tre anni. Una percentuale che stupisce e se rapportata al confronto europeo, sale ancora: al 45%. L’Osservatorio viene realizzato da 17 anni e in 19 Paesi, le interviste sono state effettuate nel secondo semestre del 2020.

Per quanto riguarda il Belpaese e le dimensioni rappresentate dal panel, le imprese che possiedono meno di 10 veicoli sono il 56%, il 32% ne ha meno di 100, il 10% meno di mille e l’1% oltre.

Barometro Arval 2021: i dati della ricerca

Nel confronto europeo, l’Italia ha in media 59 veicoli in flotta contro gli 85 degli altri Paesi.

Argomenta Massimiliano Abriola, responsabile di Arval Mobility Observatory in Italia: «I fleet manager hanno reagito: il 69% del campione italiano dice che il Covid19 rappresenta solo uno degli elementi ad avere influenzato l’evoluzione della propria flotta. Perlopiù le più piccole realtà. Quindi, la pandemia è un acceleratore del cambiamento, cominciato in precedenza. I fleet manager hanno fiducia nel futuro: solo 8% immagina la contrazione del parco. Un sentiment confermato nel panel EU con ancora più forza».

Perché sono ottimisti? Per l’aspettativa pressoché certa di ripresa economica e per una maggiore sensibilità verso la spesa di welfare. Il 59% confida in sviluppo di nuovi business che traineranno la richiesta di mezzi aziendali.

Flotte aziendali in noleggio a lungo termine

Dunque, il 27% dei partecipanti al sondaggio prevede di fornire ai propri dipendenti un mezzo più sicuro di spostamento a causa del Covid-19. E ancora, il 20% intende disporre di veicoli in sharing destinati ai dipendenti. Infine, il  18% prevede di proporre veicoli anche ai dipendenti non assegnatari di auto aziendale.

Come aumenteranno  l’offerta? Attraverso il noleggio a lungo termine perlopiù. Il 74% afferma che penderà in considerazione questa formula. Il dato cresce fino all’89% nel caso delle grandi aziende con più di mille dipendenti.

Abriola: «La pandemia ha, di fatto, risaltato le caratteristiche determinanti del Nlt: canone tutto incluso, sicurezza per il driver, nessun immobilizzo di capitale. I veicoli a noleggio rimangono in flotta solo 5 anni nel 2020, una durata che si riduce dai 7 anni del 2018».

Le imprese vogliono flotte green

Sono le imprese più grandi che adottano con più sprint car policy green.

Le auto plug in hybrid (Phev) sono le più acquistate, in quanto le full electric scontano il ritardo di un’infrastruttura capillare sulle autostrade soprattutto. Con l’orizzonte a tre anni, il 57% dei fleet manager ritiene che le EV andranno a raggiungere la diffusione di ibride e Phev in flotta. «Gli Lcv fanno molto da traino in questa visione, per la crescita dell’e-commerce (e le consegne ad esso collegate, ndr) e la possibilità di circolare nelle Ztl», sottolinea Abriola.

Il 48% dei fleet manager ha già inserito veicoli elettrificati. L’85% lo farà nel triennio.

Infrastruttura di ricarica: il 40% è sprovvisto

Questo trend mostra un’area di sviluppo, quello dell’implementazione di colonnine di ricarica.

Infatti, un buon 40% afferma di non possedere punti di ricarica in sede. «Per questo dato, c’è una marcata differenza tra Pmi e società più strutturate. – Abriola -. Il 26% ha pianificato l’installazione nei prossimi1 2 mesi: è il segno tangibile di quanto la mobilità pulita sia una priorità per fleet manager e aziende».

Il 10% installerà a proprio carico le infrastrutture a casa dei dipendenti.

Confronta con l’Osservatorio 2020, sempre di Arval.

Altre forme di mobilità aziendale

Un altro trend molto interessante che emerge dall’indagine riguarda la riflessione che i responsabili dei parchi auto aziendali stanno facendo sull’ampliare gli strumenti di mobilità. Andando oltre il confine dei dipendenti assegnatari di un bene tanto ambito come quello del fringe benefit del veicolo. Ma non si tratta solo di questo. L’emergenza sanitaria ha fermato i viaggi aziendali (business travel) e ha svelato alcune potenzialità dello smart working.

Abriola: «Nel 2020 più di due imprese su tre hanno adottato una soluzione di mobilità alternativa. Solo due anni fa era appena il 23%. In prospettiva, l’86% di loro saranno pronte a queste proposte diversificate». Di quali “varianti” parliamo?

Emergono il noleggio a breve termine per il 70% dei rispondenti, le app di mobilità, il corporate car sharing, ma anche l’accesso privilegiato al private lease.

Mobility manager: 4 su 10 ce l’hanno

A tal proposito s’inseriscono alcune informazioni raccolte sulla figura del mobility manager, che sarà proprio colui a dovere individuare più strumenti per aprire la mobilità a tutta la popolazione aziendale. Andando a considerare anche gli spostamenti casa-lavoro oltre alla gestione della flotta.

Abriola: «Prima il profilo si occupava della gestione della flotta, mentre oggi riguarda il fine di una mobilità diffusa, sicura e a basso impatto ambientale: 4 su 10 hanno già identificato la figura nell’organizzazione. Per le multinazionali la percentuale è 8 su 10».

Veicoli connessi: 2 su 3 li hanno in flotta

Ma l’Osservatorio indaga su molteplici aspetti ed è arduo condensarli tutti qui.

Sui veicoli connessi, ad esempio, sintetizziamo dicendo che 2 imprese su 3 li hanno, per una questione di sicurezza e Tco. L’efficienza operativa, la sicurezza dei driver e la localizzazione dei mezzi sono le prime ragioni di adozione della telematica. Poi vengono riduzione dei costi e dell’impatto ambientale.

«La connettività incide su sicurezza e total cost of ownership: emerge stili di guida positivi e riduzione degli incidenti nonché delle loro conseguenze. Oramai abbraccia sia l’aspetto di produttività aziendale sia del benessere del driver», conclude il direttore della ricerca.

Conclusioni: la mobilità da benefit a progetto democratico

E’ conclamato che il “verde” sia ormai il pantone della mobilità e non solo di Arval: le alimentazioni green sono la realtà per un’azienda su 2 che ha implementato l’alternativa a diesel e benzina. Sicuramente il Covid19 ha impattato negativamente, ma i fleet manager si aspettano una ripresa e maggiori esigenze di una “mobilità protetta”.

Sarà quella dell’auto assegnata? Non solo, sarà di una mobilità aziendale più estesa.

Abriola: «L’outlook dei fleet manager ha un fondamento di base nello scenario di incertezza: per operare sono cambiate le necessità di mobilità dei dipendenti. Potrebbe accadere che la mobilità come benefit o come elemento premiante possa trasformarsi per certi aspetti in democratico e funzionale alla produzione per tutti i dipendenti. Si allarga così la torta della mobilità. Ma gli strumenti con cui “verrà tagliata” sono diversi e dai dati sintetizziamo uno slogan: “la mobilità da servizio torna all’origine e ad essere progetto”. Vediamo tanti cantieri aperti in questo senso. Soddisfare nuovi bisogni di mobilità avrà un impatto sui costi, ma se non ci si mette mano impatterà sulla produzione aziendale. E il 2021 potrebbe riservarci delle sorprese da parte delle imprese che vogliono continuare a operare».

Scarica qui l’Arval Mobility Observatory 2021 in formato PDF

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