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Fleet Management e Intelligenza Artificiale: da funzione operativa a partner strategico

Articolo di Maurizio Capogrosso

Per anni abbiamo considerato il Fleet Manager come il professionista chiamato a garantire efficienza operativa, controllo dei costi e continuità del servizio.

Oggi questa definizione non basta più: il cambiamento che molti annunciavano come imminente è già arrivato. L’Intelligenza Artificiale sta entrando rapidamente nei processi aziendali e il mondo delle flotte non fa eccezione, report, analisi comparative, elaborazioni di TCO, verifiche contrattuali, monitoraggio dei costi e produzione documentale possono essere svolti in tempi sempre più ridotti grazie a sistemi intelligenti capaci di elaborare enormi quantità di informazioni.

Di fronte a questa trasformazione qualcuno potrebbe chiedersi se il ruolo del Fleet Manager sia destinato a perdere importanza. La risposta è esattamente l’opposto.

Più la tecnologia diventa capace di automatizzare attività operative, più cresce il valore di chi è in grado di interpretare le informazioni, contestualizzarle e trasformarle in decisioni, la vera domanda infatti, non è se l’AI sostituirà il Fleet Manager, ma quali attività potranno essere delegate alla tecnologia e quali, invece, continueranno a richiedere competenze esclusivamente umane.

Già oggi l’intelligenza artificiale può confrontare offerte di noleggio, analizzare migliaia di fatture, individuare anomalie nei costi di esercizio, monitorare i consumi, produrre reportistica avanzata e simulare scenari di elettrificazione in pochi minuti, attività che fino a ieri richiedevano giorni di lavoro possono essere automatizzate con livelli di precisione sempre più elevati.

Intelligenza artificiale in concessionaria

Il ruolo del fleet manager del futuro

Ma è proprio qui che emerge il vero ruolo del Fleet Manager del futuro. L’AI può suggerire quale veicolo presenti il miglior rapporto tra costo e utilizzo. Può stimare il momento ottimale per la sostituzione di un mezzo. Può persino prevedere alcune tendenze di spesa sulla base dei dati storici.

Non può però comprendere da sola le esigenze specifiche di una rete commerciale, valutare il grado di accettazione di una nuova tecnologia da parte dei driver, negoziare con gli stakeholder aziendali o guidare un’organizzazione attraverso una complessa transizione verso la mobilità elettrica.

In altre parole, l’AI può generare dati. Il Fleet Manager genera decisioni. È qui che il ruolo evolve da funzione operativa a partner strategico.

Le nuove competenze

Alle competenze tradizionali si affiancano oggi capacità nuove: analisi avanzata dei dati, interpretazione dei KPI, pianificazione della mobilità, gestione della sostenibilità, valutazione degli impatti ESG, change management e capacità di guidare il cambiamento culturale all’interno delle organizzazioni, non si tratta più soltanto di gestire veicoli, si tratta di governare ecosistemi complessi nei quali convergono tecnologia, sostenibilità, compliance normativa, sicurezza, benessere delle persone e obiettivi di business.

Un recente studio europeo condotto su oltre 3.000 professionisti da una società internazionale di consulenza aziendale fortemente impegnata nella sostenibilità, evidenzia come gli strumenti di Intelligenza Artificiale siano ormai presenti nella quotidianità lavorativa. Tuttavia, emerge anche un altro dato interessante: le competenze più richieste restano quelle legate al pensiero critico, alla capacità di giudizio, alla leadership e alla costruzione di relazioni. Non è un caso.

Le organizzazioni non cercano qualcuno che sappia semplicemente leggere un report, cercano professionisti capaci di comprendere ciò che quel report significa per il business.

Nel settore fleet questo passaggio è particolarmente evidente, infatti la disponibilità di dati cresce ogni giorno grazie alla telematica, ai sistemi di connettività e agli strumenti digitali. Il vero fattore differenziante non sarà più l’accesso alle informazioni, ma la capacità di utilizzarle per prendere decisioni migliori.

Cautele e valore umano

Naturalmente esistono ancora elementi di cautela. L’Intelligenza Artificiale è straordinariamente efficace nell’elaborazione dei dati, ma non possiede esperienza, sensibilità organizzativa, capacità negoziale o intelligenza emotiva, tutti elementi che continuano a rappresentare il cuore del lavoro manageriale.

Per questo motivo il Fleet Manager non sarà sostituito dall’AI ma sarà piuttosto chiamato a utilizzarla come leva per aumentare il proprio impatto strategico.

Chi rimarrà ancorato a una gestione esclusivamente amministrativa rischierà di vedere ridursi progressivamente il valore del proprio contributo, mentre chi saprà integrare tecnologia, competenze analitiche e visione manageriale diventerà invece una figura sempre più centrale nei processi decisionali delle aziende.

Il presente ed il futuro del fleet management è e sarà inevitabilmente data-driven, ma continuerà a essere profondamente umano, perché, anche nell’era dell’Intelligenza Artificiale, saranno sempre le persone a dare significato ai dati e a trasformarli in scelte capaci di creare valore.

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