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Flotte aziendali, auto elettriche e ibride: indagine su 102 fleet manager

Flotte aziendali, auto elettriche e ibride: vi spieghiamo cosa rilevano le ultime indagini di Top Thousand. L’osservatorio dei grandi parchi auto delle imprese italiane ha sondato gli approcci di 102 fleet manager, che appaiono plausibilmente “attendisti” sul passaggio al full electric. Più precisamente, in un parco totale gestito di 118.439 veicoli (degli iscritti a TT), sono 4.440 i veicoli elettrici che verranno introdotti nei 12 prossimi mesi. Tra le ragioni della scelta, al primo posto rimangono la Csr e l’urgenza di dovere diminuire le emissioni di CO2.

Ma la ricerca indaga anche sull’ibrido, entriamo nei dettagli.

Le auto elettriche nell’immediato futuro

La survey evidenzia che 55 intervistati dichiarano di non incrementare nell’immediato futuro la quota di auto elettriche. Inoltre, salvo casi eccezionali, le grandi imprese rappresentate da Top Thousand stimano un incremento di dieci unità o poco di più.

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Flotte aziendali, auto elettriche e ibride: plug in è la risposta

Se per l’elettrico puro l’atteggiamento è quello di temporeggiare, l’ibrido incontra la fase ideale nella fase di transizione energetica.

In particolare, è il plug in hybrid a conquistare le flotte con il 36% di quota complessiva del parco ibrido. L’89% di tutti i veicoli ibridi è oggi assegnato in fringe benefit, mentre il restante 11% è condiviso. L’81% viaggia quotidianamente sia in città sia su percorsi extraurbani.

Un dettaglio: prima di adottarli, il 36% degli intervistati ha effettuato un sondaggio interno per monitorare gli spostamenti dei driver e verificarne le reali esigenze.

Riccardo Vitelli

Il mix di alimentazioni per meno di 100 KM al giorno

Si legge nella ricerca: «Nel mix delle alimentazioni delle grandi flotte, il diesel mantiene saldamente la leadership, la benzina conferma un ruolo di rilievo specie negli spostamenti cittadini e sui segmenti più piccoli, ma ibrido ed elettrico stanno prendendo gradualmente quota».

Da tenere presente che il 57% dei veicoli aziendali percorre meno di 100 km al giorno.

Commenta il senior founder dell’Osservatorio Top Thousand, Riccardo Vitelli: «Ad eccezione di pochissime aziende, l’atteggiamento dei fleet manager nei confronti dell’auto elettrica è oggi ancora attendista. L’interesse è cresciuto negli ultimi mesi, così come il numero degli electric vehicles all’interno dei parchi auto, ma sono ancora molte coloro che stanno portando avanti sperimentazioni o quelle che rilevano l’incompatibilità di questi veicoli con gli spostamenti dei propri driver».

Perché le aziende scelgono l’elettrico?

Tra chi sceglie l’elettrico spiccano esigenze di corporate social responsbility e urgenza di ridurre le emissioni, come noto drammaticamente penalizzanti rispetto alla tassa sul fringe benefit.

La metà del campione dei 102 fleet manager indica la Csr come prima ragione di scelta, seguita dall’abbattimento dell’anidride carbonica (44%) e da una circolazione favorevole tra Ztl e altre regolamentazioni della viabilità urbana (per il 37%).

Allo stesso tempo anche la crescente autonomia (18%), gli incentivi governativi per questi veicoli (16%) e i vantaggi fiscali, in primis l’esenzione dal bollo (16%), incidono in maniera concreta sull’adozione.

Inoltre, va considerato che nel 55% dei casi le auto elettriche sono utilizzate in itinerari interurbani, seppur – come detto – per meno di 100 km al giorno.

Solo il 7% dei fleet manager dichiara che sono stati effettuati viaggi di oltre 200 km. La maggior parte (65%) non supera i 120 km.

Approfondisci sul mancato rifinaziamento degli incentivi alla sostituzione di veicoli vecchi e inquinanti con veicoli di ultima generazione.

I driver restii al passaggio all’elettrico

Rilevante sottolineare sulla propensione dei driver verso le auto elettriche: la percentuale di coloro disposti a guidarle non supera il 10%. Oltre alla scarsa capillarità dei punti di ricarica, tra i motivi ci sono i tempi di rifornimento troppo lunghi e la difficoltà nel dover pianificare in anticipo ogni dettaglio del viaggio. Il che fa il paio con un freno culturale al cambio di abitudini, che si somma all’ignoranza sulla motorizzazione elettrica. Quest’ultima rinvigorita da un’education praticamente assente, come vedremo.

La crescita dell’ibrido in flotta a +250%

Sul futuro dell’ibrido, 5 fleet manager su 102 dichiarano di volerne aumentare in modo significativo il numero nell’arco di un anno. La previsione tocca le 15.500 unità per un +250% rispetto ad oggi.

L’interesse, ancora una volta, si rivolge in modo particolare verso l’ibrido alla spina (per il 54%), seguito dal mild hybrid e dal full hybrid.

Gianfranco Martorelli, presidente di TT, argomenta: «Le norme penalizzanti sul fringe benefit e gli incentivi governativi stanno supportando una transizione che si preannuncia inesorabile, ma graduale. La svolta elettrica ci sarà e la mobilità aziendale come sempre farà da apripista, ma ci vorranno diversi anni. Fino ad allora l’ibrido (in particolare il plug in) rappresenterà una soluzione concreta e sostenibile per ridurre in modo significativo le emissioni del proprio parco, evitando le ansie e le attuali limitazioni connesse alla tecnologia elettrica».

In questa indagine, Top Thousand si è occupata della telematica nelle flotte.

I canoni di noleggio facilitano l’adozione

L’ago della bilancia della transizione è nelle mani dei noleggiatori.

Infatti, a rendere più attraenti i veicoli ibridi hanno contribuito i canoni di noleggio più vantaggiosi. Due fleet manager su 3 hanno registrato da parte dei noleggiatori canoni uguali o addirittura in diminuzione per il noleggio di veicoli ibridi negli ultimi due anni.

La variazione è stata attribuita, in particolare, al miglioramento dei valori residui, nonché alla maggiore disponibilità di modelli (che incide positivamente sui prezzi). Ma anche ai bassi costi di manutenzione dei full hybrid, infine agli incentivi statali.

Lo stesso dicasi per le motorizzazioni elettriche.

Un terzo dei rispondenti rileva che i canoni, rispetto a due anni fa, sono diminuiti, grazie al miglioramento dei valori residui a fine noleggio (35% del campione), alla maggiore disponibilità di modelli (32%), ai bassi costi di manutenzione, ma anche agli incentivi statali.

Un nodo critico rimane la formazione, sia sulle auto ibride sia sulle elettriche: piuttosto risicata se non insufficiente. Da parte di Case, noleggiatori e fornitori esterni in genere.

Confronta l’evoluzione delle flotte aziendali con la ricerca dell’ottobre 2019.

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