La mobilità sostenibile in Italia è ancora un elemento (quasi) estraneo alla realtà quotidiana. È comunque in crescita la domanda potenziale di cambiamento che le politiche pubbliche possono intercettare.
È questa la principale evidenza che emerge dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort “Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani” presentate oggi in occasione della giornata di apertura di ECO – Festival della Mobilità Sostenibile e delle Città Intelligenti.
In questo scenario emerge che l’auto è ancora il mezzo più utilizzato per gli spostamenti degli italiani tra i 14 e gli 84 anni – il campione intervistato – e che la mobilità sostenibile in Italia è a macchia di leopardo.
Un altro risultato mostra che nel 2025 il numero di spostamenti giornalieri è cresciuto rispetto agli ultimi anni. Ma non i chilometri percorsi.
L’auto ha continuato a rappresentarne oltre il 60%, mentre il trasporto pubblico si è fermato sotto il 10%, mostrando ancora difficoltà nel recuperare le posizioni del 2019. Al tempo stesso, è cresciuto il ricorso alle due ruote, sia bicicletta e micromobilità, sia moto.
Mobilità sostenibile in Italia, i cambiamenti dal 2000 a oggi
L’Indice di Mobilità Sostenibile (IMS) elaborato da Isfort considerando la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta/micromobilità e con il trasporto pubblico, nel 2025 si attesta al 34%. Un valore sostanzialmente uguale a quello registrato nel 2000.
In 25 anni, dunque, il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani non ha compiuto significativi passi avanti, pur con differenze sul territorio e con eccezioni virtuose.
Nelle città con oltre 250mila abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4% degli spostamenti, oltre il doppio della media nazionale.
Diversa la situazione nei comuni con meno di 50mila, dove tale mobilità scende al 4-5%. Parallelamente, il peso dell’auto arriva a sfiorare il 75% nei piccoli comuni e il 65% nel Mezzogiorno. Un divario che chiama direttamente in causa la capacità di investimento e di programmazione dei territori.
Sostamenti sostenibili, le scelte in base a età e sesso
La scelta del tipo di mobilità cambia anche in base all’età e al sesso. La quota del trasporto pubblico è molto più alta tra i giovani (15,4%) e diminuisce nelle fasce di età “mature” (5,2%).
Le donne mostrano scelte più sostenibili. Infatti tra loro aumenta la mobilità pedonale, quella dei mezzi pubblici e dell’auto in condivisione. Superano poi di quasi dieci punti percentuali gli uomini nella mobilità dedicata alla gestione familiare (34,2% contro 25,1%).
Un altro elemento rilevante registrato dal report riguarda la struttura degli spostamenti. Oltre l’80% dei viaggi avviene entro un raggio di 10 chilometri mentre l’85% dura meno di 30 minuti.
Ritornando all’auto: questa è al centro non soltanto per gli spostamenti di lavoro e sulle medie-lunghe distanze, ma anche per la gestione familiare e persino per tragitti di prossimità.
Basti pensare che nel 2025 il 27,3% degli spostamenti fino a 2 km è stato effettuato in automobile. Un dato che evidenzia ampi margini per favorire modalità di spostamento più sostenibili.
Mobilità sostenibile in Italia, le propensioni degli intervistati
Alla luce di questi risultati, ci si chiede se lo studio abbia dato indicazioni sulla propensione al cambio di paradigma. La risposta è sì. Si parla di Propensione al Cambio Modale (PCM), che misura la differenza tra la quota di cittadini che, rispetto all’attuale utilizzo di un mezzo, dichiara di volerlo usare di più e quella di chi vorrebbe utilizzarlo di meno.
Nel 2025 questo indice resta negativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo per mezzi pubblici (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2).
I dati indicano quindi l’esistenza di una domanda potenziale di cambiamento, ma con una disponibilità molto più marcata verso bicicletta e trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharing. Questi ultimi comunque crescono di 2,5 punti.
Il 23,8% degli italiani dichiara di voler diminuire l’uso dell’auto, contro il 12,9% che vorrebbe aumentarlo. Per il trasporto pubblico il 36,3% vorrebbe aumentarne l’utilizzo, a fronte del 9% che vorrebbe ridurlo. La bicicletta? Il 38,2% vorrebbe utilizzarla di più e appena il 3,9% di meno.
«La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità». Così ha sottolineato Carlo Carminucci, direttore della Ricerca di Isfort.
«Il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Occorre creare le condizioni perché la disponibilità espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete».
Trenitalia e l’integrazione dei servizi
Sul ruolo dell’integrazione dei servizi di mobilità ha parlato anche Maria Annunziata Giaconia, direttore Operations di Regionale, brand di Trenitalia. Ha sottolineato il percorso intrapreso per rendere il trasporto collettivo sempre più semplice, integrato e sostenibile. Tutto ciò attraverso strumenti come il Biglietto Digitale Regionale e il Tap&Tap, lo sviluppo dell’intermodalità e nuovi servizi digitali.
«Un processo accompagnato dal rinnovo della flotta: sono circa 1.009 i treni di nuova generazione già consegnati, che diventeranno 1.081 entro il 2027, per un investimento complessivo di 7 miliardi di euro. Treni più efficienti dal punto di vista energetico, accessibili e confortevoli. Insieme a servizi sempre più digitali e integrati, contribuiscono a promuovere una mobilità sostenibile, semplificando l’esperienza di viaggio e favorendo il trasporto collettivo».
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