Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha varato la manovra, tra bollo auto e misure più pesanti, la premier Giorgia Meloni ha ritagliato un angolo per quello che ha presentato come un tocco di colore: le targhe personalizzate.
La frase è già un piccolo cult: «ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo». Ha poi aggiunto che la creatività degli italiani, in materia, potrebbe farsi valere. I dettagli concreti (regole, prezzi, tempi) sono però pochi a oggi e arrivano da altre testate e dalle stime dell’ACI, ed è da lì che ricostruiamo il quadro per i nostri lettori, con qualche spunto di fantasia.
Cosa c’è di vero sulle targhe auto e moto personalizzate
- Le targhe personalizzate sono già previste dal Codice della Strada, ma finora mancavano le norme attuative. La manovra le rilancia.
- Lo schema di decreto parla di «una successione e un impiego di caratteri alfanumerici personalizzati»: si sceglie cosa scrivere, ma il formato e il numero massimo di caratteri non cambiano. Niente combinazioni offensive, fuorvianti o ambigue, e ogni targa deve essere unica.
- Il costo indicato dall’ACI per l’auto è di 600 euro per la coppia di targhe: 500 al Poligrafico dello Stato più 100 per il ministero dei Trasporti. Per la moto, con la sola targa posteriore, si scende a 360 euro (300 più 60 di maggiorazione).
- Tempi: l’introduzione è annunciata dal 2027. Le ricostruzioni giornalistiche dicono che, in pratica, difficilmente si parte prima della primavera 2027 e che per vedere le targhe davvero in strada potrebbe servire fino al 2028.
- All’estero funziona e rende: nel 2025 il Regno Unito avrebbe incassato circa 358 milioni di euro dalle targhe personalizzate, il Belgio circa 12 milioni (stime riportate da Sky TG24).
- Il dibattito è già partito: dalle opposizioni (per esempio il vicepresidente M5S Mario Turco) arriva l’accusa di voler «raccattare soldi» con le targhe; il governo la presenta come una curiosità facoltativa, per chi se ne vorrà avvalere. Come spesso accade, dipende da dove ci si siede.
Cosa non sappiamo (e qui si fantastica) sulle targhe auto e moto personalizzate
La provincia: resta o sparisce?
Nessuna fonte lo dice. Quello che si sa è che le targhe attuali non riportano più la provincia nella sequenza principale, come facevano le vecchie «MI 123456»: oggi la sequenza è del tipo AB 123 CD, assegnata a livello nazionale. Se il formato resta quello, come dice la bozza di decreto, è probabile che la provincia non sia un elemento da personalizzare. Ma è un’inferenza, non una notizia: il decreto attuativo dovrà chiarirlo (anche per eventuali contrassegni laterali).
I colori
Non c’è alcun cenno a colori diversi, e il fatto che il formato resti invariato fa pensare alla targa bianca di sempre, con la fascia blu europea. Qui la parola «personalizzate» riguarda i caratteri, non la tavolozza. Il giorno in cui qualcuno proporrà la targa rosa shocking, con glitter omologato, il Poligrafico si prenderà tre giorni di ferie?
Se la cambio spesso, quanto mi costa?
Se ogni cambio costasse davvero 600 euro per l’auto (360 per la moto) e non ci fossero limiti, il conto è semplice: 600 × numero di cambi.
- 1 cambio: 600 € auto, 360 € moto
- 1 cambio all’anno per 5 anni: 3.000 € auto, 1.800 € moto
- 1 cambio a stagione per 2 anni (8 cambi): 4.800 € auto, 2.880 € moto
Attenzione: non è chiaro se i 600 euro comprendano anche le spese di pratica che oggi si pagano per una nuova targa (imposta di bollo, emolumenti ACI, diritti della Motorizzazione: circa 70 euro, vedi sotto). Se si sommassero ogni volta, la cifra salirebbe a circa 670 euro e oltre. È anche possibile che ci siano limiti ai cambi o che le targhe seguano il veicolo e non il proprietario, come accade oggi: chi vende l’auto venderebbe anche la targa «personale».
Aritmetica per lo Stato: se 10.000 automobilisti scegliessero la targa su misura, sarebbero 6 milioni di euro; se fossero 100.000, 60 milioni. Quanti saranno davvero, nessuno lo sa.
Le auto già in circolazione
Secondo l’ACI si potrebbe personalizzare l’auto già immatricolata solo in caso di re-immatricolazione (targa smarrita, rubata o deteriorata). Chi ha la targa in perfetto stato potrebbe dover aspettare che gli si rovini, o inventarsi un «incidente» con danni per rifarla.
Targhe immaginarie: passa o non passa?
Tutto in questa sezione è IPOTESI o SURREALE: sono esempi inventati, ragionati sul formato attuale (due lettere, tre numeri, due lettere). Altra nota: le regole oggi in vigore escludono le lettere I, O, Q e U per evitare confusioni con 1, 0 e V. Se l’alfabeto non cambia, scrivere «CIAO» in targa sarà impossibile.
Probabilmente passerebbero
- MA 100 MA e PA 100 PA: le dediche familiari. Si può fare, finché non arriva un altro papà a chiedere la stessa sequenza (le targhe devono essere uniche).
- LE 100 CE: ai tifosi del Lecce e dell’Atalanta (AT 100 TA, se la sequenza lo consente) il vocabolario va a favore. Tutti gli altri club, per via delle vocali, restano fuori: il tifoso della Roma o della Lazio resta in curva.
- Iniziali, numero fortunato, anno di un anniversario: la targa «sentimentale» sarà quasi certamente la più diffusa.
A rischio censura (offensive, fuorvianti, ambigue)
- CC 112 CC: richiamo a forze dell’ordine e numero di emergenza, quindi «fuorviante». Idem per qualunque combinazione che sembri una targa istituzionale o di servizio. È un’ipotesi sensata che i prefissi riservati vengano esclusi.
- Parolacce e insulti da stadio: respinti. E subito dopo, i tentativi di aggirarli con trucchi fonetici (una K al posto di una C): ecco il lavoro più duro dei funzionari, l’«ambiguo».
- Slogan politici e sigle con rimandi a ideologie vietate: la bozza non li cita, ma è difficile immaginarli ammessi.
- Combinazioni che somigliano a un’altra targa già esistente: rischio confusione.
- La faccina o il disegnino in targa, evocati nella polemica politica: la bozza parla di soli caratteri alfanumerici, quindi niente emoji.

Tempi e costi oggi per rifare una targa
Le voci seguenti arrivano da guide di settore: sono ordini di grandezza, da verificare con ACI o Motorizzazione prima di muoversi, perché le tariffe e le commissioni delle agenzie cambiano.
Quando serve: furto, smarrimento, distruzione o deterioramento.
Come si procede e in che tempi:
- Denuncia alle forze dell’ordine, da fare entro 48 ore da quando ci si accorge dell’accaduto (per furto, smarrimento, distruzione).
- Pratica di re-immatricolazione/duplicato presso uno Sportello Telematico dell’Automobilista: delegazione ACI, agenzia di pratiche auto o Motorizzazione. Servono la denuncia, la fotocopia del documento di identità e le targhe rimaste o deteriorate.
- Attesa: alcune guide indicano circa due settimane prima di completare la pratica, e il libretto aggiornato può arrivare anche dopo alcuni mesi. Nel frattempo valgono le regole sulla circolazione provvisoria.
Costi fissi indicativi (coppia di targhe):
- Emolumenti ACI: 27 €
- Imposta di bollo: 32 € (alcune tabelle ne riportano due, quindi 64 €, se si aggiorna anche il documento)
- Diritti Motorizzazione: 10,20 €
- Costo targhe: circa 41,4–41,8 € per ciascuna, cioè circa 83 € la coppia
Totale indicativo: circa 150 € per due targhe, fino a circa 185 € se serve anche l’aggiornamento del documento, circa 110 € se se ne rifà una sola. A questo si aggiunge la commissione di un’agenzia, se ci si affida a una: un automobilista di Saronno ha raccontato in estate di aver speso 220 € in tutto per una targa rovinata dal tempo.
Confronto: una targa personalizzata a 600 € costa circa quattro volte una sostituzione ordinaria. Il «lusso» vale, a spanne, 450 euro in più. Ma non è detto che le due cifre siano confrontabili al centesimo, perché non è chiaro quali spese accessorie siano incluse nei 600 euro.
In sintesi
È vero che le targhe personalizzate arrivano e che costeranno circa 600 euro (360 per le moto). È ipotetico quasi tutto il resto: la provincia, i colori, quanti cambi si potranno fare e chi giudicherà cosa è «ambiguo». È surreale, per ora, il resto. Ma, come ha detto la premier, la creatività degli italiani potrebbe farsi valere: bisognerà solo vedere quanta ne passerà al vaglio del decreto.












