La decarbonizzazione del trasporto aereo continua a scontrarsi con una realtà fatta di investimenti insufficienti, capacità produttiva limitata e politiche pubbliche giudicate poco efficaci. A lanciare il nuovo campanello d’allarme è l’International Air Transport Association (IATA), secondo cui nel 2026 la produzione mondiale di Sustainable Aviation Fuel (SAF) raggiungerà appena 2,4 milioni di tonnellate, pari a solo lo 0,8% del fabbisogno complessivo di carburante dell’aviazione civile.
Si tratta di una quota ancora estremamente ridotta rispetto agli obiettivi climatici del settore, che punta a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050. Nel frattempo, le compagnie aeree dovranno sostenere una spesa stimata in 4,3 miliardi di dollari per l’acquisto di SAF.
Un percorso verso il Net Zero sempre più complesso
Secondo IATA, i progressi registrati negli ultimi anni non sono sufficienti a garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati per la metà del secolo. L’associazione sottolinea come la crescita della produzione di carburanti sostenibili proceda troppo lentamente rispetto alle necessità del settore.
Le criticità individuate riguardano soprattutto la mancanza di una strategia coordinata tra governi, industria energetica e investitori. In particolare, viene evidenziata l’assenza di incentivi adeguati per stimolare la nascita di un mercato globale del SAF capace di attrarre capitali e aumentare rapidamente l’offerta.
Per accelerare la transizione, IATA propone quattro linee d’azione prioritarie: ampliare la disponibilità di energia rinnovabile e materie prime sostenibili, garantire un accesso equo alle infrastrutture di distribuzione dei carburanti, rafforzare gli strumenti di sostegno pubblico agli investimenti e favorire la creazione di un mercato globale del SAF attraverso standard armonizzati e sistemi di certificazione condivisi.
Il nodo dell’e-SAF per un’aviazione sostenibile
Accanto ai biocarburanti avanzati, un ruolo sempre più importante dovrebbe essere svolto dall’e-SAF, il carburante sintetico prodotto attraverso processi power-to-liquid che utilizzano elettricità rinnovabile, idrogeno verde, acqua e anidride carbonica catturata.
Tuttavia, anche in questo segmento il divario tra ambizioni e realtà appare significativo. L’Unione Europea e il Regno Unito hanno fissato obiettivi che prevedono circa 600 mila tonnellate di produzione di e-SAF entro il 2030. Oggi, però, la capacità produttiva globale operativa o in fase di costruzione si ferma a circa 20 mila tonnellate, distribuite sostanzialmente attorno a un unico impianto commerciale già funzionante.
Per raggiungere i target fissati sarebbe necessario mettere in esercizio una ventina di raffinerie su scala industriale nei prossimi anni. Un traguardo che appare difficile da conseguire, soprattutto considerando che nell’ultimo anno non sono stati annunciati nuovi investimenti definitivi per la costruzione di impianti dedicati.
Gli esperti dell’associazione giudicano particolarmente rischiosa la scelta di introdurre obblighi normativi prima che la capacità produttiva sia effettivamente disponibile. Una strategia che, secondo IATA, potrebbe tradursi in un aumento dei costi energetici senza produrre benefici proporzionati in termini di riduzione delle emissioni.
I passeggeri sostengono la svolta sostenibile
Nonostante le difficoltà sul fronte industriale, emerge un forte consenso da parte dei viaggiatori verso la transizione ecologica del trasporto aereo.
Un’indagine realizzata da IATA nell’aprile 2026 evidenzia che quasi nove passeggeri su dieci ritengono necessario continuare a ridurre le emissioni del settore anche nel caso in cui i governi dovessero rallentare le proprie politiche climatiche. Una percentuale analoga considera il trasporto aereo essenziale per la mobilità globale e ritiene che debba essere reso sostenibile piuttosto che limitato.
L’indagine mostra inoltre una disponibilità crescente a sostenere economicamente il cambiamento: il 66% degli intervistati si dichiara disposto a pagare tariffe più elevate per compensare le emissioni generate dai voli, mentre quasi l’88% si aspetta un aumento dei prezzi dei biglietti legato agli investimenti ambientali.
Particolarmente significativo è il sostegno alle soluzioni tecnologiche. Il 25% dei passeggeri ritiene che le risorse debbano essere destinate prioritariamente allo sviluppo del SAF, mentre il 23% punta su nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni. Le misure fiscali e le tasse ambientali raccolgono invece un consenso molto più limitato.
Anche le scelte di acquisto iniziano a riflettere questa sensibilità: quasi la metà dei viaggiatori dichiara di considerare le emissioni di CO₂ nella scelta del volo e, tra questi, la grande maggioranza afferma che il dato influisce concretamente sulla decisione finale. Molti preferiscono inoltre compagnie aeree percepite come più impegnate sul fronte ambientale.
SAF: una sfida decisiva per il futuro dell’aviazione
Il quadro delineato da IATA evidenzia una contraddizione crescente: da un lato esiste una forte domanda di sostenibilità da parte dei passeggeri e obiettivi climatici sempre più ambiziosi; dall’altro, la disponibilità di carburanti sostenibili continua a rimanere largamente insufficiente.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare gli impegni ambientali in una concreta capacità produttiva, creando le condizioni economiche e normative necessarie per far crescere rapidamente il mercato del SAF. Senza un’accelerazione significativa, il percorso verso la neutralità climatica dell’aviazione rischia di diventare sempre più difficile da raggiungere.












