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La crescita del welfare aziendale nei dati di Edenred 2020

Cresce in Italia il welfare aziendale. A dirlo è il puntuale Osservatorio Easy Welfare Edenred, che monitora l’andamento del mercato e la diffusione di questa forma di remunerazione.

I dati sono stati presentati da Edenred, azienda attiva nelle soluzioni transazionali per imprese, dipendenti e commercianti con un volume d’affari di oltre 31 miliardi di euro nel 2019.

L’analisi è stata condotta su un panel di oltre 1.700 aziende che, nel 2019, hanno implementato piani di flexible benefit. Uno spaccato ampio e trasversale che ha permesso di fotografare i principali trend del welfare aziendale. Ma anche cogliere i dati di consolidamento, evidenziare l’innovazione, sottolineare le criticità e definire lo “stato dell’arte”.

I dati della crescita del welfare aziendale

Dal 2016 in poi si è registrata una crescita esponenziale dei contratti integrativi che prevedono il premio di produttività: da 9mila a oltre 54mila. A inizio 2020, su 10mila contratti attivi, oltre 6mila prevedono misure di welfare aziendale. Il tasso di incidenza su contratti che includono il premio di produttività è aumentato dal 46% del 2018 al 57% del 2020. Un dato di fondo sui comportamenti delle aziende che emerge dall’Osservatorio Welfare è proprio la conferma che il premio di produttività è sempre più destinato ai beni e servizi del paniere welfare e ai flexible benefits.

«Il welfare aziendale si è affermato e consolidato in questi ultimi anni come strumento di valorizzazione del rapporto tra impresa, dipendenti e collettività», spiega Luca Palermo, amministratore delegato di Edenred Italia. «Mai come in questo momento di emergenza sanitaria ed economica, lo strumento risulta fondamentale per la ripresa e lo sviluppo del sistema Paese. Garantisce infatti un insieme di iniziative e di prestazioni connesse all’obiettivo di integrare il reddito delle famiglie, aumenta il benessere e il potere d’acquisto delle persone e migliora la performance aziendale».

Welfare aziendale: i dati per area geografica e settore

Sugli oltre 54 mila contratti integrativi con premio di produttività dal 2016, il 94% è localizzato nelle regioni del Nord e del Centro. Emilia Romagna e Lombardia sono ai primi posti con il 30,5% e il 24%. Il Sud conferma ancora un ritardo rispetto allo sviluppo di premi di produttività e nella loro conversione in piani di welfare, sebbene si colga un’inversione di tendenza nel recente periodo.

Per quanto riguarda i settori produttivi, industria e manifattura sono il principale comparto di diffusione di welfare aziendale e flexible benefit. Questo grazie anche alla quota pro capite di 200 euro in welfare prevista dal contratto nazionale di categoria che rappresenta il 46% del totale.

Nel 2019, la somma media disponibile per dipendente sotto forma di credito in welfare aziendale è di 860 euro. Tale cifra è in aumento di circa il 10-15% annuo. Basti pensare che nel 2018 era di 780 euro e nel 2017 di 645. I settori bancario e assicurativo garantiscono l’importo economico in welfare più elevato, valori tra 1.000 e 2.000 euro per dipendente. A seguire: sanità, assistenza sociale e commercio. Cifra media: tra i 750 ed i 1.000 euro. I più bassi sono i settori del digital e media e degli istituti di istruzione e ricerca, entrambi nella soglia fino a 500 euro.

L’industria e la manifattura hanno un credito welfare medio per dipendente tra i 500 e i 750 euro.

Approfondisci sull’argomento in questo servizio giornalistico su Mission 6/2019 da pagina 2.

Il welfare aziendale? Boom dei fringe benefit

Lo studio di Edenred mostra he la quota di flexible benefit media aumenta al crescere dell’età del beneficiario. Le differenze di genere? Il credito welfare medio pro capite appare mediamente più elevato per le donne: poco meno di 920 euro contro i circa 830 degli uomini. Nella fascia d’età 25-54 anni, il welfare aumenta di valore sprattutto per la presenza di piani a sostegno della maternità delle dipendenti. Da evidenziare, tuttavia, come per le donne dopo i 55 anni ci sia una rilevante contrazione del valore medio.

La spesa in istruzione rappresenta la voce più consistente con il 33,8%.

In questa voce rientrano i rimborsi spese in istruzione per figli e familiari come tasse scolastiche, acquisti libri o iscrizioni asili infantili. Segue l’area ricreativa con il 22,4% (palestra, viaggi, sport, ecc.). Boom dei fringe benefit, che vanno dalle carte prepagate per spesa, carburante o shopping con il 18,1%. A seguire: previdenza integrativa, 12,7%; assistenza sanitaria, 7,6%; mobilità, 3,7%; assistenza familiare, 1,2% e infine mutui e prestiti, 0,5%.

Questi dati evidenziano come in questi anni si sia registrata una crescita esponenziale dei fringe benefit, passata dal 28% del 2017 al 35% del 2018, fino al 41% circa del 2019, come voce di spesa complessiva del paniere welfare. Per il 2020 si attende un superamento della quota di spesa complessiva in beni e servizi rispetto alla spesa in welfare sociale.

Il 36% di tutte le richieste di spesa per il 2019 ha riguardato beni in regime di fringe benefit per un valore medio di 110 euro per dipendente. Per contro, la voce di spesa per assistenza familiare rappresenta solo lo 0,4%, ma al contempo mostra l’importo medio di spesa più elevato con 700 euro.

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