Dopo anni di normative rimaste ferme agli anni ’90, l’Unione Europea ha deciso di mettere mano in modo serio al sistema delle revisioni periodiche dei veicoli.
Le auto di oggi non sono più le auto di vent’anni fa. Controllare un’auto moderna come se fosse una Fiat Punto 176 non ha più molto senso.
L’UE intende cambiare in profondità il sistema delle revisioni auto, con nuove regole pensate per adeguare i controlli tecnici a veicoli sempre più elettronici, connessi e dotati di sistemi di assistenza alla guida. Risultati graditi per sicurezza e trasparenza, ma anche costi e lavoro maggiore a onoere di officine ed automobilisti.
La nuova revisione auto al vaglio del Parlamento europeo
Il Parlamento europeo ha approvato l’avvio dei negoziati col Consiglio sulla revisione delle norme UE in materia di controlli periodici di sicurezza dei veicoli e ispezioni su strada, parte del più ampio roadworthiness package presentato dalla Commissione nel 2025.
La legge non è ancora fatta. La Commissione Trasporti ha approvato una bozza, ossia un testo preliminare. Solo al completamento di tutto l’iter legislativo saranno definite le date di applicazione.
La revisione annuale? Bocciata
Tra le proposte più chiacchierate degli ultimi mesi, c’era quella che avrebbe colpito direttamente i proprietari di auto più vecchie: portare da due anni a uno la frequenza delle revisioni per i veicoli con più di dieci anni di anzianità.
Gli eurodeputati hanno scelto una linea pragmatica: no alla proposta di ridurre da due anni a uno la frequenza dei controlli tecnici per auto e furgoni con più di dieci anni; sì a una maggiore flessibilità per i conducenti, che potranno accedere a un ventaglio più ampio di strutture autorizzate per effettuare le revisioni.
La grande novità: guerra alle frodi sui contachilometri
Uno dei punti più concreti e attesi della riforma riguarda la cosiddetta odometer fraud, cioè la manipolazione del contachilometri — una pratica purtroppo diffusissima nel mercato dell’usato che danneggia ogni anno migliaia di acquirenti ignari.
Gli eurodeputati propongono l’obbligo per le officine di registrare il chilometraggio dei veicoli durante gli interventi di manutenzione, la registrazione automatica dei dati provenienti dai veicoli connessi in un database nazionale, e l’applicazione dell’obbligo solo per riparazioni superiori a un’ora.
Lo scopo è creare una cronologia certificata del chilometraggio. Una misura che potrebbe cambiare radicalmente la fiducia nel mercato dell’usato.
Controlli più sofisticati: ADAS, batterie e sistemi elettronici
Oltre alle frodi sui km, la riforma punta ad aggiornare in profondità la tipologia di controlli effettuati durante la revisione. La Commissione europea ha proposto un aggiornamento complessivo delle direttive su controlli tecnici periodici, controlli su strada e immatricolazione, con l’obiettivo di includere meglio emissioni, veicoli elettrici e sistemi di assistenza alla guida.
La digitalizzazione come filo conduttore
Un tema trasversale dell’intera riforma è la digitalizzazione delle procedure. Il futuro è un sistema in cui i dati della revisione, la storia del chilometraggio e i parametri di funzionamento del veicolo confluiscono in archivi condivisi e verificabili. Meno carta, meno margini per i furbi.
Quanto costerà la revisione?
Sul fronte economico, in Parlamento è in discussione un aumento delle tariffe, che potrebbe portare il costo medio della revisione da 79 a 88 euro dal 2026. L’obiettivo sarebbe adeguare i prezzi ai maggiori standard di sicurezza e qualità, ma la misura non è ancora definitiva.
Circa dieci euro in più all’anno, in cambio di controlli più accurati e strumenti digitali più avanzati. Un trade-off che molti potrebbero accettare, se i risultati in termini di sicurezza saranno dimostrabili.













